Acque torbide

giu 4, 2012 by

Acque torbide

Che l’industria delle notizie abbia purtroppo finalità diverse dalla ricerca della verità dei fatti è cosa  nota. Così come sono noti i guasti prodotti dai titoli urlati, dal sensazionalismo, dalla morbosità e dalla eccessiva semplificazione, che magari fanno vendere qualche copia in più ed alzano lo share ma non rendono certo un servizio all’opinione pubblica, nè tanto meno ci aiutano a decifrare la realtà, che spesso è opaca, torbida e soprattutto irriducibile ai soliti stereotipi – il Bene e il Male, l’Eroe e il Cattivo  – di cui si nutre la narrazione dei mass media.

Per capire bisogna perciò andare al di là delle apparenze. Non appiattirsi cioè sulla cronaca spicciola e riuscire invece  a ritagliarsi una visuale ampia il piu’ possibile, da cui si possa vedere la realtà  anche in controluce e, soprattutto, in tutte le sue sfumature. E’ quello che fa ad esempio Alesandro Gaeta, storico inviato del TG 1, in un bel libro appena uscito - “Il Capitano e la  Concordia” -  che ha il grande merito di fare finalmente chiarezza su su una vicenda, il naufragio davanti all’isola del Giglio della nave Costa Concordia, il 13 gennaio 2012, che ha sì occupato le prime pagine di giornali e tv per diversi giorni, ma su cui il sistema mediatico era poi andato in corto circuito, scambiando in particolare lucciole per lanterne quanto alle responsabilità di quel disastro (come già avevamo segnalato su questo blog).

Quella di Alessandro Gaeta è un’inchiesta old style, che gli ha richiesto diversi mesi di lavoro e l’ha costretto ad immergersi in un mare di carte processuali, molte delle quali “tecniche”  e quindi assai complicate da studiare. Ne valeva però la pena, perchè i risultati fanno piazza pulita delle tante cialtronerie scritte a caldo sul naufragio della nave Concordia. Una per tutte: non è vero che il famigerato comandante Francesco Schettino si sia comportato da codardo e da incapace, in quei tragici momenti, come quasi tutti hanno proclamato, con titoli a nove colonne; così come non è vero che il suo antagonista di quelle ore, il comandante della capitaneria di Porto di Livorno, Gregorio De Falco, sia stato un Eroe, come i media italiani e non solo l’hanno un po’ troppo frettolosamente presentato. Quel naufragio, secondo Gaeta, è stato in realtà il frutto di un “gigantesco concorso di colpe”, a cui certo il guascone, imprudente e straffotente Schettino non potrà sottrarsi,  ma che lo vedono in buona compagnia: del suo armatore, innanzitutto, la Costa Crociere, che ha fatto di tutto per trasformare Schettino in un perfetto capro espiatorio dietro cui nascondere le proprie responsabilità; e poi del business malato delle navi da crociera – che si prendono gioco delle leggi del mare e del buon senso; per finire con le nostre Capitanerie di Porto, che da troppo tempo tollerano i capricci di queste assurde “astronavi galleggianti”, a cominciare dalla insana passione per gli “inchini” sotto costa.

Insomma, quelle in cui è naufragata la Concordia sono acque torbide.  Alessandro Gaeta ci si è immerso con coraggio, pazienza ed onestà – da cronista di razza qual è. E più di tanti altri si è avvicinato al relitto e alla verità.

 

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