Ah, le trattorie di una volta…

mar 4, 2012 by

Ah, le trattorie di una volta…

Oggi la signora col cappotto elegante e col cane ha scelto la sala interna, che è un po’ più riservata. Non l’aveva mai fatto, prima. E però, come sempre, ha ordinato pesce, verdura e un quarto di vino bianco, che ha consumato con molta calma, leggendo tutta assorta il Messaggero. Da giovane dev’essere stata una bella donna,mi dico, di quelle però un po’ sostenute – forse un preside di scuola, o forse un dirigente statale?, chissà -  e di sicuro gode di una discreta pensione, visto che me la ritrovo in trattoria, tutte le domeniche, alla solita ora. E il fatto che sia sempre da sola me la rende simpatica assai,  sodale. Anche se lei non lo saprai mai.

Ho sempre adorato le trattorie romane. Perchè sono il ritrovo di un’umanità fuori dal tempo che, fuori, in mezzo alla folla, fai fatica a distingere e che invece, dentro, al tavolo – che è quasi sempre lo stesso, perchè una vera trattoria è fatta di rituali – ti si rivela in tutta la sua ricchezza, spesso commovente.  E’ tutta gente che non frequenta i locali trendy, che non sopporta il caos e le ordinazioni computerizzate, che richiede attenzioni e una certa familiarità, come succedeva una volta e come non succede più. E’ gente che vuole mangiar bene e e non sentirsi solo, anche se lo è . Un po’ come me.                                                                        

Io non c i vedo nessun inconveniente nel mangiar da solo. Anzi, mi piace da morire. E’ un’abitudine che coltivo da tempo e che mi permette di coltivare la mia passione – l’essere umano, nelle sue molteolici epressioni -  e  mi lascia inoltre il tempo di fare più cose allo stesso tempo,  meglio che a casa: mangiare, riflettere, leggere, oziare e di sicuro qualcos’altro che adesso non mi viene in mente. Purtroppo, a Roma e non solo, ci sono sempre meno trattorie che me lo permettono. Perchè i single valgono poco, nel business della ristorazione,meno di uno, e perchè le mode esigono ormai che il rito del cibo si accompagni con una valanga di stupidi optional, come la folla vociante,le lampade soft,  il contatto ridotto al  minimo, la musica a palla o i maxi schermi per la Tv o le partite. Un giorno o l’altro ne spaccherò qualcuno. Ma solo perchè sto diventando anziano.

P.S. La trattoria dove vado di domenica è AL DUCA DEGLI ABBRUZZI, in via Veio, zona San Giovanni. Io trovo che sia deliziosa, anche se gli arredi sanno un po’ da ospedale. Se ci fate un salto di domenica, sappiate che non c’è bsogno di salutarmi.

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1 Comment

  1. ne esisteva una cosi’ a Campo Calabro, con vista sullo Stretto di Messina, si chiamava “Il Bonzo”

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