All-news di guerra (e di propaganda)
Forse perchè troppo impegnati nello stigmatizzare la linea editoriale strabica e le scelte di campo faziose di Al Jazeera, pochi analisti occidentali si sono soffermati sul ruolo altrettanto decisivo che, in quasi tutte le rivolte arabe dell’ultimo anno, ha svolto la tv satellitare russa RT. La quale, ormai da qualche anno, non è più solo un semplice e scontato megafono di Putin – come all’inizio, nel 2005, quando si proponeva solo di “migliorare” l’immagine della Russia nel mondo - ma è diventata una piattaforma articolata – che diffonde via cavo, via satellite e via Internet, in russo, inglese, arabo e spagnolo – e su cui si sono via via coagulate strategie narrative, posizioni, gruppi e interessi sempre più radicalmente antagonisti rispetto alla narrazione politica prevalente nei mass media di casa nostra. In tal modo RT è riuscita ad ampliare notevolmente sia l’audience che la propria influenza politica, al punto che oggi se la gioca più o meno alla pari con tutti i grandi network dell’all-news e, soprattutto, conribuisce all’elaborazione di una vera e propria contro-narrazione globale, ovviamente in chiave anti-americana e anti-occidentale, che sa di Guerra Fredda, trasuda retorica quanto quella mainstream, ma ha indubbiamente un suo pubblico, folto e combattivo. 
Per avere un’idea di come funziona il modello-RT basta passare in rassegna gli ultimi successi di questa tv, che all’inizio si chiamava Russia Today ed oggi preferisce invece utilizzare l’acronimo, celando così il proprio marchio di fabbrica, in modo da avere una maggiore presa. L’ultimo suo exploit è del 17 aprile scorso, quando Rt è stato il primo grande network a mandare in onda Il Mondo di domani, un programma prodotto da Wikileaks e condotto da Julian Assange, che alla sua prima puntata ha esibito come special guest lo sceicco Nasrallah, il leader libanese di Hezbollah, uno che le interviste le dispensa con il contagocce. La platea di RT era però di tutto rispetto: 430 milioni di telespettatori, secondo canale estero più seguito negli USA dopo la BBC – va meglio di al Jazeera – e una linea editoriale che da sempre privilegia le tinte “forti”, pronta a sposare qualsiasi tesi “complottista” che possa scalfire, sia pure per un attimo, le (poche) certezze dell’Occidente. Non a caso la sua campagna pubblicitaria negli Stati Uniti è stata fatta con tanto di cartelloni in cui campeggiava un foto-montaggio con Obama e Ahmadi-Nejad sovrapposti l’uno all’altro, mentre la scritta recitava: “Chi rappresenta la minaccia nucleare più grande?”.
La cosiddetta “contro-informazione” d’altronde è sempre stata il piatto forte di RT, come dimostra la copertura oggi degli avvenimenti in Siria e ieri di quelli in Libia. E’ stata proprio la tv russa a denunciare con più forza i ”falsi” più clamorosi della propaganda made in Bengasi – dalle fosse comuni di Tripoli al genocidio ordito da Gheddafi ai danni del suo popolo – grazie ai quali è stato possibile chiedere e preparare, o per meglio dire precipitare, l’intervento armato della Nato in Libia, col pretesto dell’interesse “umanitario”. Quella denuncia di RT non cambiò certo le sorti della guerra; ma colpì nel segno, riuscendo a “macchiare” la rivoluzione libica e a farle perdere ogni residuo di innocenza e spontaneità. Uno schema analogo è stato perciò applicato alla Siria, qualche mese dopo l’inizio della rivolta, allo scopo stavolta di prevenire qualsiasi ingerenza esterne in quello che da sempre è un “feudo” di Mosca. Diversi consiglieri russi sono così arrivati a Damasco e ad RT è stata affidata la regia ”internazionale” della macchina propagandistica di regime, grazie ad una copertura costante ed attenta degli avvenimenti in corso, con i suoi inviati in loco e le tv sirianei a far loro da cassa di risonanza. 
In parole povere l’idea è stata questa: se hanno bluffato i ribelli libici – e ormai lo sanno tutti – perchè non provare a far credere che bluffano anche quelli siriani? E se la guerra in Libia è stata una mossa premeditata delle potenze redatorie occidentali, perchè non provare a far credere che la Siria è l’ultimo baluardo da difendere, contro un complotto esterno che serve gli interessi degli Stati Uniti e diIsraele? L’operazione è stata condotta con grande abilità e va riconosciuto che, a differenza di Gheddafi – che si mosse tardi e male – Bashar al Assad è stato in grado di mettere in scena una sua “contro-narrazione” abbastanza plausibile anche se falsa, riuscendo a sfruttare abilmente le imprecisioni, le esagerazioni e le piccole bugie con cui il popolo siriano in rivolta ha cercato, disperatamente, di trovare ascolto nei circoli diplomatici e nell”opinione pubblica internazionale. E’ stata una battaglia all’ultimo frame, con gli inviati di RT e le tv siriane – in particolare Addounia TV - che hanno lavorato e lavorano da mesi, foto dopo foto, video dopo video, a caccia di ogni piccolo indizio che possa instillare il pur minimo dubbio nell’opinione pubblica interna e internazionale sulla carneficina in atto. Ed è una battaglia in cui solo pochi, scrupolosi professionisti riescono a districarsi, mentre il grande pubblico si lascia facilmente suggestionare, perchè non ha le conoscenze nè gli strumenti per una decrittazione puntuale e accurata del materiale pubblicato dai media e sui social network. La disinformazione d’altronde – soprattutto quando è mascherata da “contro-informazione” – è un’arte assai sottile: e come dice un proverbio, a furia di diffamare qualcosa finisce sempre per restare.
D’altra parte, RT è maestra nel genere. Il che non deve stupire, visto che questa tv governativa, fortemente voluta da Vladimir Putin, è figlia della disinformatija di stampo sovietico. La sua prova del fuoco l’ha avuta in occasione della guerra con la Georgia, nell’agosto del 2008, quando RT riuscì nel giro di qualche settimana a ribaltare l’idea che fosse stata la Russia ad aggredire l’ex repubblica caucasica. grazie ad una copertura che in molti definirono “oscena” e sfacciatamente di parte. Anche in quel caso, così come nel caso delle primavere arabe, RT seppe sfruttare i punti deboli del nemico, con grande abilità, utilizzandone lo stesso linguaggio e le stesse tecniche, ma invertendo il senso (e quindi il messaggio). Come da manuale, di disinformatija appunto.











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