All’ONU serve il Viagra

lug 25, 2012 by

All’ONU serve il Viagra

Quasi quasi mi compro, usata, a fine missione, una di quelle fiammanti 4×4 super accessoriate che stanno utilizzando gli osservatori dell’ONU in Siria. Sarebbe un affare, infatti, perchè in questi tre mesi (più uno di proroga, che scade a fine agosto) quelle auto da sogno non hanno macinato certo molti chilometri. Tutt’altro. Quando stavo a Damasco le vedevo tutte belle allineate nel loro parcheggio all’interno del compound dell’UNRWA, con gli autisti che le lavavano e lucidavano in continuazione. Ma in realtà uscivano ben poco, ogni giorno di meno, perchè anche questa missione ONU – come tante altre – è nata morta. E d’altronde che senso può avrere inviare un manipolo di soli 300 uomini, per di più non armati, a vegliare sul rispetto di un cessate-il-fuoco fra due belligeranti che non hanno alcuna voglia di deporre le armi o che si sentono legittimati a non farlo?                                                      

Non fosse stato per le vittime – e ce n’erano tutti i giorni, a decine se non a centianaia - la situazione era da piscirasi per le risate. Immaginate infatti di chiamare i pompieri e di vederli arrivare, in ritardo, con biro e block-notes ma senza idranti nè acqua, pronti cioè ad annotare tutto ma impossibilitati a fermare l’incendio. Chi li chiama più dei pompieri così?. In più, la scarsità di uomini ha impedito l’allestimento di presidi fissi sul territorio – se non in poche città – il che si è tradotto nell’impossibilità di appurare la dinamica di molti scontri a fuoco e, quindi, le responsabilità. Ben altre erano le risorse e gli uomini da mettere in campo se l’ONU voleva veramente evitare che la crisi politica siriana si avvitasse su se stessa, fino a degenerare in una guerra civile a tutto campo.  L’aveva ben detto padre Paolo Dall’Oglio – che chiedeva 300mila caschi blu, per allestire dei corridoi umanitari – ma le sue parole sono cadute nel vuoto.

Il generale norvegese Robert Mood, che degli Osservatori dell’ONU in Siria è stato il comandante, in questi tre mesi – da oggi è stato sostituito dal senegalese Babacar Gaye -  se ne tornerà perciò a casa con un bel gruzzolo di soldi ma senza alcuna gloria, anzi. Forse gli è andata meglio, rispetto a quel suo collega olandese che a Srebrenica, nel 1995, assistette senza muovere un dito al massacro di oltre 8000 civili bosniaci trucidati dalle milizie serbe. Ma anche lui, Mood, ne avrà di cose su cui rimuginare: a partire da quella riforma dell’ONU e delle operazioni di peacekeepink, di cui si parla da anni ma che non va mai in porto, l’unica in grado di risollevare le sorti di questa istituzione sovra-nazionale che soffre d’impotenza (e fa finta di non accorgersene).

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4 Comments

  1. Non fai nessun affare a comprarti quelle 4×4! Erano già di terza mano!

    • admin

      No, Lorenzo, non tutte. Quando ero giù ne sono arrivate una ventina di nuove, col cellofan che stava ancora sui sedili…

  2. Orlando

    Intervenire in Siria vuol dire molto probabilmente scatenare al terza guerra mondiale peer cui le potenze occidentali non sono (per fortuna) economicamente preparate. Ecco allora l’invio di un po’ di osservatori che prendono appunti oppure le dichiarazioni del Washington Post di ieri che affermava come i servizi segreti americani non sono a conoscenza di quello che succede lì.
    Il tuo simpatico ed interessante articolo mi sembra dello stesso tipo.

    • admin

      Orlando, oggi mi sembri meno furioso del solito. Ma come sempre vuoi farci vedere che la sai lunga…

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