Appunti libici da insonnia

feb 14, 2012 by

Appunti libici da insonnia

Sbornia Continua. Capisco che la caduta di un regime liberticida al potere da 42 anni sia un avvenimento da festeggiare, ma i libici forse stanno un po’ esagerando. Nel senso che le celebrazioni si protraggono ormai da quattro mesi e ogni scusa è buona:  il 17 ad esempio ricorre l’inizio della rivolta e ci sono già lunghi e chiassosi cortei di miliziani che percorrono le strade del centro, almeno qui a Bengasi, esibendo per l’ennesima volta le loro armi e la loro felicità. Come il 21 ottobre, dopo la morte di Gheddafi, e poi qualche giorno dopo, per la fine della guerra, e ancora il 24 dicembre, per l’anniversario dell’indipendenza. Il Paese invece è bloccato: la ricostruzione non è ancora partita, l’economia è in ginocchio e le nuove istituzioni appaiono troppo fragili per poter sostenere una vera svolta democratica. Il mio amico Hathim dice che ai tempi di Gheddafi le feste comandate – come ad esempio gli anniversari della rivoluzione del ’69 – erano uno spettacolo triste e per i libici rappresentavano solo un giorno di vacanza in più. Le celebrazioni di questi mesi sarebbero invece assai sentite e costituirebbero un modo per riaffermare l’identità di un popolo finalmente libero. Sarà pure così, ma l’impressione è che i libici non credono ancora ai loro occhi: come se cioè la caduta di Gheddafi si sia consumata troppo in fretta e fosse anzi inattesa, al punto che occorre metabolizzarla un po’ alla volta, per riprendersi dallo choc e abituarsi alla nuova situazione. Ma è vero anche che se la sbornia continua c’è il rischio di risvegliarsi con un gran mal di testa. Come è già capitato nei Paesi dell’Est dell’ex blocco comunista.

Soldi in fuga. La nuova Libia sarà pure libera ma i soldi dei libici volano all’estero, alla faccia del patriottismo. E gli unici a fare affari di questi tempi sono i trafficanti di valuta. Ieri nel bugigattolo dove ho cambiato al nero hanno portato nel giro di 10 minuti non sono quanti sacchi di dinari, freschi di stampa. E il via vai di questi portavalori sacchi in spalla è continuo. La gente infatti vuole dollari oppure euro e davanti alle banche c’è la fila di chi ritira il massimo consentito – 2000 dinari al mese, quasi 1400 euro – per poter investire in valuta, da esportare. Le nuove autorità sono corse ai ripari ritirando dalla circolazione le banconote da 50 dinari – in modo da rastrellare denaro fresco – ed hanno già annunciato che a breve ritireranno le banconote da 20 dinari. Di questo passo però bisognerà circolare con le carriole per poter pagare un caffè al bar. E poi, se i libici non scommettono un dinaro sul futuro del loro Paese, chi mai dovrà farlo? E’ un paradosso che si può forse spiegare con il fatto che l’economia libica è stata per quarantadue anni un’economia assistita: grazie ai proventi del petrolio Gheddafi aveva infatti garantito a tutti un minimo di benessere, in cambio della sudditanza. Alimentando la pigrizia.  Oggi che invece i libici devono riappropriarsi del loro destino denotano uno scarso senso dello stato e fanno fatica ad assumersi le loro responsabilità. Vedremo come andrà a finire.

 

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1 Comment

  1. fabrizio

    purtroppo sono selvaggi!!! a certa gente servono i dittatori!!! forse molti di loro non hanno colpe perchè ci si sono trovati e non hanno mai visto una democrazia. Come dici tu staremo a vedere. Ciao Amed!

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