Armeni: fu massacro o genocidio?

dic 24, 2011 by

Armeni: fu massacro o genocidio?

Già il fatto che serva una legge, per “blindare” una visione della storia, mi pare discutibile. E se a questo si aggiunge che la legge è stata varata (anche) per motivi elettorali, beh, i miei dubbi non possono che crescere. Di certo saranno contenti i 600mila armeni francesi, perchè da fine febbraio in Francia chi si ostinerà a negare il genocidio degli armeni verrà severamente punito, con la reclusione fino ad un anno di carcere e 45mila euro di multa. E’ una decisione storica, che fa seguito al riconoscimento ufficiale del genocidio armeno, nel 2001: il secondo definito come tale da Parigi dopo l’Olocausto, per il quale esisteva da tempo il reato di negazionismo. Nel caso degli armeni, però, la questione appare storicamente più controversa. E non sarà certo una legge a dirimerla una volta per tutte.

Per fornire qualche elemento in più pubblico qui di seguito un ampio estratto della recensione di Guido Rampoldi, all’epoca editorialista e inviato di Repubblica, ad un bel libro di Antonia Arslan, che della memoria degli armeni è un po’ la custode, in Italia.

“È indiscutibile che in Anatolia la minoranza armena, soggetta per tutto l’Ottocento a violenze e soprusi, fu aggredita con la partecipazione attiva delle autorità, e che gli irregolari curdi esecutori materiali dei massacri furono di fatto autorizzati. Non per questo risulta più credibile la tesi della storiografia nazionalista armena, ostinata nell’ attribuire le stragi ad un piano di sterminio sistematico, paragonabile alla “soluzione finale” applicata dal Terzo Reich agli ebrei.
Tra i non pochi storici occidentali che rigettano questa lettura c’è Guenter Lewy, autore di un saggio dal sottotitolo dubbioso, Un genocidio controverso (Einaudi). Secondo Lewy il regime ottomano voleva certo espellere dall’Anatolia la popolazione armena, temendo che agisse da quinta colonna della Russia, le cui truppe erano entrate in profondità nella regione di Van; ma i massacri che costellarono la deportazione non furono preordinati, e andrebbero semmai spiegati con il caos in cui si dissolveva la statualità imperiale. Inoltre i timori ottomani non erano peregrini, giacché l’indipendentismo armeno combatteva effettivamente al fianco delle truppe russe e con metodi che includevano la strage di intere comunità musulmane.
Infine, l’avanzata dei russi e degli indipendentisti in Anatolia occidentale aveva costretto all’esodo decine di migliaia di contadini turchi, che riparati in Anatolia orientale pensarono di vendicare i lutti e di recuperare le proprietà perse rifacendosi sugli armeni. Riletto in questo contesto, il massacro di quel milione di cristiani perde la sua esclusività turca e diventa una spaventosa “pulizia etnica”, affine alle “pulizie etniche” che dalla fine dell’Ottocento, e nel corso di un secolo, le popolazioni cristiane ribellatesi alla Sublime Porta abbatterono sulle minoranze musulmane nei Balcani.
Appartiene a questa sequenza criminale anche l’incendio di Smirne, i cui bagliori chiudono il romanzo della Arslan? Secondo un’opinione consolidata in Occidente, i vincitori turchi vollero cancellare la presenza greca e armena. La storiografia turca obietta, citando testimoni occidentali, che ad appiccare il fuoco sarebbero stati imprevidenti greci, per impedire che i magazzini abbandonati dall’ esercito ellenico in fuga cadessero nelle mani delle truppe di Ataturk. Debole o no che sia questa versione, è bizzarro che non si riesca a trovare una versione grossomodo condivisa di vicende occorse un secolo fa…” (GUIDO RAMPOLDI, Repubblica del 18-02-2009).

A questo link trovate invece l’articolo della Arslan apparso oggi su Repubblica, a commento della legge approvata in questi giorni dai parlamentari francesi. Qui invece la voce di Wikipedia, abbastanza equilibrata e ricca di informazioni utili, anche a livello bibliografico. Per me la questione resta aperta.

 

 

 

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