Boko Haram

dic 26, 2011 by

Boko Haram

Il clima natalizio ha fatto scivolare su un piano esclusivamente religioso, di contrapposizione fra cristiani e musulmani,  l’ondata di violenza scatenata in Nigeria dai fondamentalisti islamici di Boko Haram. Favorendo così una scorcatoia interpretativa che non solo fa a botte con i fatti ma rischia di essere fuorviante se si vuole comprendere e contrastare l’espansione dell’integralismo in Nigeria e in tutta l’Africa nera.

Giova innanzitutto ricordare che da quando si è costituito, nel 2002, il gruppo Boko Haram ha fatto più morti fra i musulmani che fra i cristiani. E’ vero infatti che si tratta di un gruppo fondamentalista, e perciò anti-occidentale e anti-cristiano, ma è anche e soprattutto un gruppo che si oppone al governo centrale nigeriano, alla sua corruzione e ai suoi metodi brutali. Durante la rivolta scatenata nel luglio 2009 nello stato di Bauchi e poi estesasi negli stati vicini di Kano, Borno e Yobe, vennero non a caso attaccate le moschee oltre alle chiese, assieme a banche e stazioni di polizia. Alla fine ci furono almeno 800 morti, solo fra i Boko Haram. Stesso copione nel novembre di quest’anno, a Maiduguri, che è il feudo del gruppo, con un bilancio di  oltre  150 morti. Nonostante la repressione, i Boko Haram riescono infatti ad avere un discreto seguito nel sotto-proletariato del nord musulmano nigeriano, che soffre da qualche decennio di una progressiva marginalizzazione nella redistribuzione delle risorse e dei proventi petroliferi. C’è anzi chi sospetta che i Boko Haram siano il braccio armato delle élite del nord, pronte a sfruttare la loro strategia della violenza per rovesciare i rapporti di forza in un Paese fortemente polarizzato, dove i musulmani sono il 50% e vivono al Nord, mentre i cristiani sono il 40% e vivono al sud, dove c’è il petrolio. Insomma, come sempre accade – in Africa e non solo – le rivalità religiose come quelle etniche riflettono la lotta per il potere. E a forza di guardare il singolo albero si perde di vista la foresta.

A preoccupare, in realtà, dovrebbe essere la posizione geo-strategica della Nigeria, il cui Nord è contiguo alla zona saheliana in cui opera Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), il gruppo che si è specializzato nel rapimento di ostaggi occidentali (fra cui la nostra Rossella Urru).  C’è il rischio cioè che ci sia una saldatura tra varie formazioni di fondamentalisti islamici, in un’area difficilmente controllabile, in cui banditi, diseredati, terroristi e mujahidin convivono e prosperano, fra mille traffici. Gli Stati Uniti sono da tempo preoccupati, come dimostra questo recente rapporto del Council on Foreign Relations, ricco di informazioni e di link. Ed è ora che il problema venga affrontato nei termini giusti, evtando le inutili e fuorvianti contrapposizioni ideologiche e di civiltà.

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1 Comment

  1. Wilma Brioschi

    Ho vissuto in Nigeria negli anni ’70 con mio marito medico al seguito di una compagnia italiana di costruzioni. Ho vissuto dal vivo gia’ allora le problematiche del popolo nigeriano e mi fa piacere che finalmente qualcuno abbia il coraggio di dire esattamente quale siano le ragioni di alcuni avvenimenti storico-politici. Grazie Amedeo si puo’ sperare ancora nella VERITA’!!!

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