Buon compleanno, Libia

feb 13, 2012 by

Buon compleanno, Libia

E’ iniziato il conto alla rovescia per i festeggiamenti del primo compleanno della nuova Libia  – il 17 febbraio, inizio della sollevazione popolare contro Muammar Gheddafi – e qui a Tripoli è già tutto uno sventolìo di bandiere, con pochi vigili in gran spolvero che cercano di regolare il traffico del centro e qualche squadra di volontari che cerca di ripulire la città, sporca ormai da far paura. E che ai prossimi festeggiamenti le nuove autorità ci tengano molto lo dimostra  il numero crescente di check-point dei miliziani , nonchè il richiamo alle armi per tutti gli ex combattenti della Brigata Tripoli, pronti ad affiancare esercito e polizia, che restano spaventosamente sotto organico. C’è insomma lo stato di allerta, a Tripoli come nel resto della Libia, per evitare brutte sorprese che possano guastare la festa e screditare il Consiglio Nazionale di Transizione. 

I pericoli, in realtà, sono remoti. E forse stanno più nei retropensieri dei libici che nella realtà. E’ vero infatti che ci sono ancora delle zone dove le nuove autorità fanno fatica ad affermarsi ed i cosiddetti “lealisti“, fedeli cioè a Gheddafi ed al suo clan, sono ancora in grado di oppore una certa resistenza passiva. Tanto per far dei nomi: 1) la zona di Bani Walid, dove le frizioni con i Warfalla sono continue; 2) il “triangolo nero” compreso fra Rigdalin, Jumael e Al Ajealat, al confine con la Tunisia; e 3) le città che hanno pagato pesantemente il prezzo delle vendette, a fine conflitto, come ad esempio Tawarga, ridotta ormai a città-fantasma, con i superstiti delle spedizioni punitive orchestrate dai clan di Misurata ammassati come profughi in una zona periferica di Tripoli.  

Non esiste però una “resistenza verde”, come pretende Saadi Gheddafi – che lancia proclami dal suo esilio dorato in Niger – e come si farnetica su alcuni siti online,. Nè ci sono azioni organizzate contro le nuove autorità libiche da gruppi e clan che vorrebbero restaurare il potere della famiglia Gheddafi  e della loro corte disciolta. Piuttosto, ci sono fiammate di violenza tribale, frutto dell’instabilità che persiste, e un sacco di regolamenti di conti, di personale o familiari, inevitabili dopo una guerra fratricida come quella appena finita. Il tutto in un quadro in rapida evoluzione, che vede il CNT sempre più in difficoltà sul piano politico, incapace di tener fede alle promesse e alle speranze suscitate dalla Rivoluzione.

Quello dei lealisti che potrebbero turbare i festeggiamenti del 17 febbraio è perciò un fantasma più che una paura reale.  E’ il fantasma di un clan, di una famiglia, di un regime che, avendo fatto il bello e il cattivo tempo per 42 anni, potrebbero oggi, con un ultimo colpo di coda, sporcare l’immagine della nuova Libia agli occhi del mondo. Ma si mettano l’animo in pace i lealisti e i sostenitori occidentali del Gheddafi: il passato non ritorna.

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