Cane morde cane

feb 23, 2012 by

Cane morde cane

Premesso che trovo anch’io devastante , sproporzionata e intimidatoria la sentenza sul caso FIAT versus FORMIGLI, premesso altresì che mi trovo d’accordo con le perplessità espresse da Milena Gabanelli sul collegio giudicante, premesso infine che trovo assai pertinenti le osservazioni espresse da Enrico Mentana sul rapporto sui generis che la FIAT ama avere con i giornalisti -  blandendoli con omaggi di vario tipo, pur di avere una stampa faverovele – invito tutti a rivedere il servizio di ANNO ZERO  incriminato e magari a riflettere sul GIORNALISMO A TESI, che è poi quello praticato da Michele Santoro e dai suoi collaboratori,  in primis Corrado Formigli, anche in questa occasione.   

Si tratta infatti di un giornalismo che non rincorre i fatti ma le idee. E che perciò tende ad organizzare il racconto della realtà, lo storytellig di un servizio o di un reportage,  sulla base di alcune ipotesi di lavoro che non è detto trovino poi  una rispondenza nei fatti. E allora si corre ai ripari, lavorando in sede di montaggio, scegliendo cioè le inquadrature giuste e buttando via le altre. Non sono in primo a dirlo e non sarò certo l’ultimo. Ma è un modo di lavorare che non mi appartiene, perchè ritengo che un reporter – quando va sul campo – debba avere il coraggio e l’onestà di mettersi sempre in discussione e di raccontare perciò quello che vede e non quello che pensa a priori. Conosco di persona Corrado Formigli e lo reputo un bravo collega. Ricordo però diversi episodi in cui  ha voluto a tutti i costi forzare la realtà, per dimostrare una tesi che aveva in testa: ad esempio a Gaza, subito dopo l’11 settembre, quando si è accanito su una bandiera americana che era stata bruciata dai (pochi) dimostranti palestinesi, allo scopo di dimostrare che stavano dalla parte diBin Laden e di Al Qaeda. L’obiettivo? Dare gambe – non importa se abbastanza solide, tanto le immagini bucano il video -alle tesi pre-costituite con cui si era preso l’aereo, fare lo scoop (presunto), e creare ammuina. Nelle trasmissioni di Michele Santoro  è un modus operandi assai diffuso. Serve a polarizzare il dibattito, infatti, e a drammatizzarlo al meglio. Ed è anche piuttosto efficace nello stimolare il dibattito (e le risse). Secondo il mio modesto parere è però scorretto, sul piano giornalistico, e paga un dazio esagerato alle leggi dell’infotainment. Se diventassi prassi, sarebbe devastante.  E purtroppo è una moda sempre più diffusa, che contagia un sacco di trasmissioni televisive, anche rinomate.                 

Dico questo perchè la prassi del “cane non morde cane”,  tanto in auge nel mondo giornalistico, a me non piace. E trovo che la replica di Corrado alla sentenza che lo ha colpito non sia completa, anzi, per alcuni versi sia da “paraculi“, come si dice a Roma. Avrei preferito un atteggiamento più onesto intellettualmente. E non l’accettazione compiaciuta dei tanti doverosi attestati di solidarietà.

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