Ci salverà una valanga?

dic 22, 2012 by

Ci salverà una valanga?

Non mi convince, Mattia Ferraresi, quando scrive sul Foglio di oggi che “Snow Fall”,  la mega inchiesta multimediale che il New York Times ha messo online il 20 dicembre e che vi invito a leggere –  è solo ” un abito da sera che si mette una volta ogni tanto,  un gioiello da sfoggiare nelle grandi occasioni”.  Trovo invece che questo mega progetto – che ha visti impegnati per sei mesi ben 17 fra giornalisti, registi, cameraman, grafici, fotografi e web manager – segni un nuovo e affascinante passo in avanti sul piano della narrazione multimediale ed offra quindi diversi stimoli per provare ad immaginare quale sarà, o quale potrebbe essere, il futuro del giornalismo  negli anni a venire.

Partiamo dal progetto. Snow Fall  è la storia di un gruppo di sciatori e snowboarder che nel mese di febbraio di quest’anno restano intrappolati da una valanga sulle Cascade Mountains, nello stato di Washington.  Un fatto di cronaca, dunque, di cui il New York Times ha deciso di raccontare tutto quello che era possibile trovare, indagando a fondo sulla vicenda. Lo fa però attraverso un flusso narrativo che per la prima volta unisce testi, foto, video, mappe e grafici interattivi, lasciando al lettore la libertà di seguire questo o quell’aspetto, a seconda del tempo a disposizione e  dei gusti personali. Il risultato è straordinario, un grande “romanzo giornalistico” – come riconosce lo stesso Ferraresi – che alle soluzioni narrative già sperimentate in video da qualche anno con il web-documentary  unisce il fascino della parola scritta e l’accuratezza della cronaca. Non credo perciò di esagerare se dico che Snow Fall sta al giornalismo di oggi un po’ come “A Sangue Freddo”  di Truman Capote stava a quello degli anni ’60.  

Sarà questa la strada del giornalismo di domani? Ovviamente no, perché operazioni di questo tipo – per il numero di professionisti coinvolti e di risorse investite – non sono replicabili su larga scala. E’ però la conferma che ci sono editori che al giornalismo di qualità credono ancora, che investono e sperimentano pur di riuscire a trovare un nuovo modello di business che consenta loro di uscire dalla crisi. Ed è anche la prova che il giornalismo di qualità costa (e va  pagato), che la sfida della multimedialità va gestita al rialzo (e non al ribasso, sacrificando le varie professionalità che ne fanno l’ossatura), che le short news non sono l’unica strada percorribile, anzi – come rileva giustamente Pierluca Santoro – nello storytelling che si sta affermando online c’è spazio anche per il long form journalism, purché di qualità.

 

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