Cosa vado a fare in Siria

ott 2, 2012 by

Cosa vado a fare in Siria

Sul perchè i giornalisti vanno in guerra ho già provato a dire la mia. Adesso, invece, visto che mancano pochi giorni alla partenza per la Siria, provo a spiegare cosa ci vado a fare. Il che non è scontato, per nulla, visto che le news dall’estero si possono ormai “coprire”, con altrettanta ricchezza, senza bisogno dell’inviato sul posto. C’è anzi una sovrabbondanza di materiali, per tutti i gusti. E allora? Qual è il valore aggiunto che l’occhio del giornalista può dare rispetto alle notizie che già arrivano sugli avvenimenti in corso ? E poi, cos’altro si può raccontare da laggiù che non inneschi l’effetto di saturazione con cui i media devono fare i conti?

La Storia siamo noi, che è la  trasmissione RAI in cui lavoro, vuole molto semplicemente accendere i riflettori su una tragedia che è stata finora raccontata a sprazzi, nelle sue implicazioni geo-politiche più che dal basso e correndo troppo spesso dietro le notizie eclatanti – di stragi, attentati e offensive militari in grande stile – senza mai approfondirle, come sarebbe doveroso. Eppure, in Siria ormai da mesi la guerra è una tragedia quotidiana, con centinaia di morti al giorno, migliaia di feriti e decine di migliaia di sfollati e profughi. Ci sono poi morti che non si possono seppellire, feriti che non si possono evacuare nè curare, comunità isolate e ridotte allo stremo. E ci sono crimini di guerra, regolamenti di conti e faide inter-etniche o inter-confesionali. Forse solo la presenza della stampa internazionale può rendere  questa guerra meno sporca e meno inutile. Questa è la speranza che ci anima.  

Noi vogliamo provare a dare continuità al racconto dal basso della guerra in Siria. Dando voce cioè a chi non ha più lacrime per piangere nè santi a cui votarsi. Lo vogliamo fare attraverso un “web-evento” – mi piace chiamarlo così – che duri 10-15 giorni e che metta a disposizione dei lettori, tutti i giorni, diversi contenuti informativi: gli articoli, i video e le foto che spedirò io da laggiù, ma anche gli approfondimenti che ogni giorno Lorenzo Declich scriverà da qui, sotto forma di articoli e schede, ricche di link, con cui fornire le giuste chiavi di lettura per decifrare gli eventi in corso. Potrete seguire questo web-evento sul sito www.lastoriasiamonoi.it  oppure su www.repubblica.it e naturalmente su questo blog, a partire da mercoledì 10 ottobre.

Il progetto, che si chiama  SIRIA 2.0, prevede anche una sua variante televisiva, con tempi ovviamente più lunghi. E non sarà il solito reportage di guerra. Vogliamo infatti raccontare la guerra di chi ha avuto il coraggio di rivoltarsi contro una dittatura dura da 42 anni ima anche come si fa oggi informazione in zone di guerra, nell’era delle tecnologie digitali. E’ un reportage che includerà i filmati del web-evento e non solo, a cui sto lavorando con Stefano Varanelli ed a cui vorrei associare i miei compagni di viaggio Cristiano Tinazzi ed Elio Colavolpe. Non aggiungo altro, per ora. Come diceva Papa Hemingway c’è un tempo per scrivere e un tempo per agire. E io adesso devo partire.

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1 Comment

  1. Orlando

    Poveri Siriani..hanno già tanti problemi perché anche un giornalista Rai? E’ disumano.

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