Danger Top Ten 2012
Stilare classifiche è una moda, d’accordo, a cui temo non ci sia verso di sottrarsi. Abituarcisi però costa fatica; e non solo perchè troppo spesso non se ne vede l’utilità. E’ che prevale un uso approssimativo, poco ragionato e soprattutto frivolo dei dati, con l’intento più o meno esplicito di stupire più che di analizzare un fenomeno. Insomma, è più facile spararla grossa. E pazienza se, a furia di voler catturare l’attenzione a tutti i costi, si perde l’occasione per fare informazione di qualità. Quella, si sa, non attira la pubblicità e non produce perciò profitti.
Prendiamo ad esempio le classifiche sulle città più pericolose del mondo. E’ una sorta di evergreen – come le città più sicure, le città più care, ecc… – che torna ogni anno e fa sempre felici i curatori delle notizie brevi, anche perchè permette di utilizzare a corredo un mucchio di foto che rischiano di fare la muffa in archivio. Per il 2012 sembra che vadano per la maggiore la classifica stilata da Top Ten Things e quella di Urban Titan. Secondo il primo sito, la top ten del pericolo sarebbe la seguente: Ciudad Juarez, Mogadiscio, Lagos, Bogotà, Mosca, Saint Louis, Città del Capo, Grozny, New Orleans e per ultima, Beirut. Secondo Urban Titan, invece, la classifica sarebbe questa: Città del Capo, Karachi, Detroit, Baghdad, Grozny, Mogadiscio, Ciudad Juarez, Caracas, New Orleans e per decima Rio de Janeiro.
Su alcuni di questi nomi è abbastanza facile concordare, su altri un po’ meno (Beirut, ad esempio, e direi anche Grozny). Ma il vero problema è che per valutare l’attendibilità di simili statistiche bisognerebbe entrare nel merito dei criteri che sono stati adottati per compilarle. Top Ten Things non ne menziona alcuno, mentre Urban Titan si limita a parlare di diffusione sul territorio della criminalità, terrorismo e guerre. Un po’ poco, insomma; tant’è che non compaiono in classifica città come Fukushima, dove penso che nessuno metterebbe oggi piedi, per motivi che non serve spiegare. Ed è poi difficile sostenere che Detroit oppure Saint Louis - pur in presenza di un’alta microcriminalità – siano più pericolose di città come Baghdad o la stessa Kabul.
Più serio e più complesso mi pare l’approccio adottato dall’equipe internazionale che ogni anno pubblica
il Global Peace Index, in sostanza lo stato di pacificità dei vari Paesi del mondo. Se non altro perchè questo Indice tiene conto di più variabili, che pesano molto nella sicurezza percepita. Si va dall’instabilità politica all’accesso alle armi, passando per il tasso degli omicidi agli effettivi delle forze dell’ordine. La classifica che ne risulta mi pare assai più veritiera ed è la seguente: Somalia, Afghanistan, Sudan, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, Russia, Corea del Nord, Repubblica Centro-Africana, Palestina-Israele, Pakistan. Bene ha fatto il Guardian a pubblicare il rapporto per intero e ad integrarlo con varie notizie di approfondimento. E’ questo il vero giornalismo dei dati. E i fatti, come ribadiusce il Guardian, sono sacri.











Quello che mi scrivono gli altri e le mie repliche: