Destra e sinistra in giallo
Credetemi: non è una questione di lana caprina. Da un bel pò di tempo i più famosi scrittori di thriller – e soprattutto le loro creature: poliziotti, commissari e investigatori vari - sono tutti di sinistra. Politicamente, intendo. C’è chi lo è in maniera dichiarata e appassionata – come Pepe Carvalho (Montalban), Montale (Izzo) o la coppia Blomkvist & Salander (Larsson); chi in maniera più larvata e antropologica – vedi Montalbano (Camilleri), Adamsberg (Vargas), Charitos (Markaris) - tanto per fermarsi ai nomi più illustri. Sono tutti puri (ma non duri), integgerrimi, simpatici, colti, e soprattutto armati di buoni sentimenti. E’ come se, crollato il muro e finiti i tempi dell’ideologia, la sinistra abbia improvvisamente deciso di frequentare anche i piani più bassi del grande edificio della Cultura, riuscendo a colonizzare in breve tempo un genere che tradizionalmente era appannaggio della destra, spesso nella sua versione più rozza, violenta e maschilista.
C’è chi sostiene che il fenomeno sia legato al senso di colpa. Può darsi, ma francamente non mi interessa. Resto fedele a Giorgio Gaber quando cantava: “Tutti noi ce la prendiamo con la storia, ma io dico che la colpa è nostra, è evidente che la gente è poco seria, quando parla di sinistra o destra”. Ne approfitto però per spezzare una lancia in favore di due giallisti di destra, che adoro e che sono passati nel dimenticatoio della storia (il primo, soprattutto) oppure impietosamente snobbati (il secondo). Si tratta di Mickey Spillane e Gerard de Villiers, creatori rispettivamente del detective Mick Hammer e della spia della Cia Malko Linge.
Mike Hammer è un po’ il fratello maggiore sia di Sam Spade (Dashiel Hammet) che di Philip Marlowe (Chandler). A differenza dei due, però, non è romantico, nè si atteggia a duro e cinico. Molto più banalmente, Hammer è violento, misogino misantropo. Le sue avventure trasmettono – a chi ha voglia di inalarla – adrenalina pura. E sono condite di patriottismo e anti-comunismo, come nella migliore tardizione maccartista. Ma sono dettagli che non inficiano la qualità della scrittore, a mio avviso notevole.
Più banale, di certo, ma con una ricchezza geopolitica che lo rende unico è invece il personaggio di Gerard de
Villiers, Malko Linge. Si tratta di un nobile austriaco, Sua Alezza Serenissima Malko Linge, che per poter restaurare il suo castello in Austria lavora come spia a cottimo per la Cia, muovendosi di volta in volta sugli scacchieri internazionali più caldi: dalla Colombia del narco-traffico all’Afpak di Al Qaeda, dalla Cecenia in guerra al Libano di Hezbollah. Le uscite in edicola (collana Segretissimo ) sono scadenzate dalla cronaca e dai personaggi dei giorni nostri; il ritmo è scandito a suon di sesso e di violenza. L’ideale, per ripassare la geografia. Meglio di tante guide turistiche.
P.S. Ah, dimenticavo. Io sono di sinistra










Che il giallo italiano da una decina d’anni sia di sinistra non mi sembra imputabile al senso di colpa, ma piuttosto ad un lavoro che molti giallisti italiani stanno facendo. A mio avviso con grande senso di responsabilità… Ovvero quello di denunciare attraverso la letteratura (bassa? ma sono ancora in voga queste classificazioni?) i mancati responsabili di tanti “misteri d’Italia”…quello che la giustizia non ha potuto scrivere nero su bianco, a causa di omissis, pressioni, complicità, molti giallisti lo fanno utilizzando lo strumento della letteratura, che non può dare adito a denunce o attacchi di sorta da parte del potere…ma per certi versi è un modo di far circolare, utilizzando lo strumento della “fiction”, e in questo caso, data la materia, del mistery, le verità negate della nostra storia…
Spillane? Ineguagliato!