Donne con la clava

mar 20, 2012 by

Donne con la clava

A voler essere precisi non è una clava bensì una kluska, che è il nome russo per il bastone utilizzato nell’hockey su prato. E le donne sono più che altro giovani ragazze, di Barnaul, nella regione dei monti Altai, in Siberia.  La loro è comunque una storia straordinaria, d’altri tempi. E merita d’esser raccontata, perchè rappresenta la quintessenza di quello che era lo sport ai tempi del comunismo. 

Tutto inizia con le Olimpiadi di Mosca del 1980, l’anno in cui l’hockey su prato fa il suo debutto fra le discipline sportive ammesse ai Giochi. Per incentivarne la pratica il Comitato Centrale del partito Comunista dell’URSS aveva diramato qualche anno prima una vera e propria “circolare” in cui si promettevano vantaggiose facilitazioni alle città e ai gruppi sportivi che si sarebbero impegnate nella diffusione di questo nuovo sport. Partecipare, infatti, alla Patria non bastava; bisognava – come sempre – vincere, per dimostrare la superiorità del mondo comunista sul mondo capitalista. E per far questo anche l’hockey su prato femminile doveva essere trasformato in una disciplina di massa, da pianificare ai massimi livelli politici, per farne un’altra macchina da guerra.  

Aderisce alla campagna pubblicitaria anche un piccolo gruppo sportivo di Barnaul, città siberiana dove tutti – per ovvi motivi – praticano l’hockey su ghiaccio ma dove i prati verdi scarseggiano come l’acqua nel deserto. Ma tant’è. Mosca non può certo arretrare davanti a un’inezia simile. E così viene spedito a Barnaul un comodo prato verde artificiale, con cui iniziare gli allenamenti. Alla squadra viene dato il nome di “Communashchik” – che significa: squadra dei lavoratori dei servizi municipali – e la passione è tale che le ragazze di Barnaul nel giro di pochi anni si ritrovano catapultate nel massimo campionato sovietico. Con buoni risultati, peraltro, anche se le distanze siderali non possono non penalizzarle. In una sola stagione, infatti, sono costrette a percorrere mediamente 18500 chilometri: in aereo, in treno e in pulman. Capita a volte che lascino la Siberia al venerdì per rientrare a casa solo martedì, o mercoledì, senza cioè avere più il tempo di allenarsi. Insomma, una gran fatica. Eppure, nel 1997 il Communalshchik è arrivato quarto nel campionato russo e nel 1998 ha partecipato addirittura alla Coppa dei Campioni europea.  Non so se la squadra c’è ancora, spero proprio di sì.

E’ una storia che ho scoperto per caso, curiosando in Rete, e non ho resistito all’idea di poterla raccontare in televisione. Per questo sono partito assieme a Maurizio Carta, della Road Television, alla volta di Barnaul e dei monti Altai. Un’esperienza unica,  di cui conservo un bellissimo ricordo. E un doc da 30 minuti – “Donne di Siberia” – che mi rallegra tutte le volte che lo rivedo. Prometto che nel giro di qualche giorno lo linko qui, così potrete divertirvi anche voi.

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1 Comment

  1. aspettiamo il link per visionare questa storia unica e che denota una passione sportiva d’altri tempi.

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