“E’ per pisciare”

ott 23, 2011 by

“E’ per pisciare”

Amava il sonno, il torpore da hascisc e il dolce far niente. Detestava sia lavorare che quella brutta copia della realtà che si chiama dover essere. Era visionario, elegante, ironico e, soprattutto, caustico. E all’incauto intervistatore di una prestigiosa rivista letteraria che una volta gli chiese cosa lo spingesse ancora ad alzarsi dal letto tutte le mattina, pare che abbia risposto, senza alcuna esitazione: “E’ per pisciare”.

 

Ecco, sta tutto qui  Albert Cossery, forse il più grande degli scrittori egiziani del ‘900, anche se in realtà lui scriveva in francese e nei Paesi arabi lo conoscono in pochi, al punto che non tutti i suoi 10 libri sono stati tradotti. A me francamente piace più di Nagib Mahfuz – che pure apprezzo – perché in Cossery non c’è alcuna concessione al folklore e al facile’esotismo. Forse c’è meno realismo, si potrebbe obiettare, ma secondo me l’umanità derelitta che popola i romanzi e i racconti di Cossery è  più vera, anche se stilizzata, perché sempre identica a sé stessa, tragi-comica e senza futuro. Senza Storia, come lo sono i Dannati della Terra. Come i protagonisti dei cinque racconti inseriti in Gli uomini dimenticati da Dio, che assieme a Mendicanti e OrgogliosiLa violenza e il riso, e Le ambizioni del deserto è uno dei tre libri di Cossery tradotti in italiano. In francese ci sono invece le Opere Complete, ma riempiono appena due volumi scarni. Sì,  perchè Cossery non ha scritto molto, anzi. E se ne vantava: “Non più di qualche frase al giorno”, pare che dicesse, ed era già uno sforzo per lui che preferiva l’ozio. 

E poi c’è il personaggio Cossery, lui in carne ed ossa, così notevole da aver lasciato una scia leggendaria di battute, aneddoti e curiosità che continuano ad alimentarne il mito,fino a confonderne vita ed opere. Era un dandy, tanto per cominciare, di quelli doc, trasferitosi dal Cairo a Parigi nel secondo dopoguerra. E lì aveva affittato una camera in un modesto albergo di Saint Germain de Près, dove nessuno poteva disturbarlo prima di mezzogiorno e dove è morto, nel 2008. Faceva la vita degli artisti, nella Parigi della Brasserie Lipp e del Café Flore, assieme ad Henry Miller, Jean Genet, Raymond Queneau, Albert Camus. Si vantava di aver avuto tremila donne. E a chi gli chiedeva perchè scriveva lui rispondeva, imperterrito: “Perchè spero che chi mi legge, il giorno dopo  non vada a lavorare”.

{lang: 'it'}

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>