Fate largo all’avanguardia

mag 16, 2013 by

Fate largo all’avanguardia

Autore: ANDREA RUGGERI      (Sì, sempre lui, il solito. Ma purtroppo è un mio amico…)

(Come direbbe Repubblica: Riceviamo e volentieri pubblichiamo):

“Grazie per l’ospitalità, dunque quel che segue è qui dentro forse fuori posto, qui si parla di inviati malpagati e guerre sporche, ong tonte e giornalismo fetuso, popoli oppressi e oppressori
resistenti fino alla prossima guerra termonucleare. C’è da sbizzarrirsi. 

Io, tanto per alleggerire lo spasmo, non vorrei parlarvi di ennesimi drammi ma di drammaturgie spicciole. Dopo queste ultime avventure siriane ci siamo accorti che nella nostra città abbiamo comunque dei doveri riguardo al pregiato materiale umano da noi manufatto con precisione. Dovete sapere che la nostra città fabbrica avanguardie dalla notte dei tempi, e abbiamo delle responsabilità nell’aver generato dei mostri come Ricucci. Lui non è il solo, ne abbiamo prodotti a frotte e non per forza giornalisti, diciamo un po’ di tutto, come si conviene a chi si diletta a riprodurre eterogeneo materiale umano più o meno eroico. Comunque la storia inizia così: c’è una città dove essere all’avanguardia è sempre stata
un’ossessione per la cittadinanza, un’attività comune e artigiana, persino nei bambini veniva un tempo incoraggiato il senso della prima linea, bisognava essere tutti punte, e le rotondità venivano considerate falle nel dna autoctono. In questa città l’avanguardia si è riprodotta in totale assenza di aiuti esterni, anzi era dall’esterno che ci si precipitava per imparare qui a diventare avanguardia, non senza qualche caso di sovraffollamento (vedi Ricucci).                             

Questa città per lungo tempo ha irradiato un fulgido modello di sé, granitico e insieme amorevole, compatto e caleidoscopico, in sintesi: il meglio in una civis che trasforma tutti in avanguardia anche se non ci capisce niente di nessuno. Del resto il segreto di una città d’avanguardia è l’inconsapevolezza del suo ruolo naturale. Il link a fondo pagina vuole dimostrarvelo e insieme mostrarvi la tenuta strenua e
insieme la resa della città che era d’avanguardia. Resa della città non intesa come risultato ma come disfatta, questo è in fondo il motivo per cui Ricucci è stato da noi rispedito a Roma e non richiamato come una Toyota con la centralina in tilt. Ricucci ci è venuto bene, è lui che non ci vuole più bene, ma questo lo capiamo, è una calabrese testardo che si alimenta con il napalm, non possiamo far molto per la sua zucca e ancor meno
per la sua dieta. Ma nulla impedisce di strumentalizzarlo nel link che narra dell’avanguardia in rotta e tutta disfatta. Vi troverete poche e chiare cose su Ricucci.

Voi che vi siete strappate le vesti perché ve lo hanno rapito, (che poi è tutta una balla perché abbiamo organizzato tutto noi della città d’avanguardia al solo scopo di alzargli il prezzo sul mercato) , ora dovete custodircelo come un prototipo stealth. Ricucci è stato l’ultimo escamotage prima di disfarci e arrenderci, se vi piace, estinguerci. Perché fare un Ricucci costa più di quanto rende, e noi siamo rimasti senza uno straccio di mercato. E’ la crisi ragazzi.

Sì, ci siamo arresi, inizia tutto da qui, non se ne poteva più, mica si può far finta di niente, c’è stanchezza. Insomma è una gran fatica fabbricare avanguardia, non importa se umanistica o meccanica o giornalistica o musicale, dopo un po’ di anni ci si sfianca, vengono meno le motivazioni, ci vuole tempo da investire e anche l’età dopo un po’ ha il suo peso, non è, come avrete intuito, puro taylorismo. Dunque, come ultima
spiaggia, si è deciso di fare una specie di demo, forse una brochurina, meglio un album: abbiamo estratto a sorte sedici avanguardisti da noi prodotti (tra cui il pregiato Ricucci), essi coprono tre generazioni di cittadini strettamente in linea coi tempi, poi abbiamo chiesto loro perché vogliono tornare alla più normale normalità, abbandonando le posizioni acuminate e le trasgressioni che avevano reso vivace la nostra città. Qui c’è stato un intoppo, ma quel che conta è che siamo in piena testimonianza, è chiaro,
bisogna lasciare un segno alle generazioni future, semmai si prendessero la briga di ravvivare la tradizione avanguardista. E’ toccato a me fare il riassuntino, ma poteva essere qualcun altro. Ecco come ho proceduto: prima di tutto ho fotografato i sedici uno ad uno in sfondi diversi, che potrebbero essere di qualunque città europea . Ciascuno di loro ha deciso di portare con se un trofeo o un’altra immagine significativa, questo per essere meno soli davanti all’obiettivo e anche per avere un alibi con gli altri avanguardisti invidiosi in quanto non sorteggiati. Poi ho chiesto a ciascuno di loro di guardare la foto e di scriverci di fianco una breve storia personale, non importa se attendibile, inventata, tanto nessuno in questa città è in grado di distinguere il vero dal falso, e qui sono iniziati i problemi. L’avanguardia si
dimostra per quello che è, una banda di sfrenati individualisti che si litiga per un avvenimento o una performance, per aver fatto quello o quell’altro, attribuendosi di volta in volta il merito del collega e viceversa. Dinnanzi a questo fuoco incrociato di credits ho preso una decisione che ha messo d’accordo tutti e sedici: il fotografo avrebbe anche preso carta e penna e scritto per ciascuno la biografia che più gli pareva consona. Quello che ne è venuto fuori è un album, e come tutti gli album ha le figure e le parole,
ciascuno ha letto la storia che gli ho attribuito, ha storto il naso e poi ha detto più o meno cose riassumibili in “il contesto c’è ma tutto fuori di testa”  (Ricucci ha detto altre porcherie). Comunque li ho presi per complimenti. La storia s’intitola La rivoluzione è finita, abbiamo vinto. E’ l’album dell’avanguardia che, esaurito il suo compito, è evaporata al cielo senza dar vita nemmeno a una nuvoletta. Estinta. Non fatevi idee strane, è solo un album con Ricucci dentro. “

 www.therevolutionisover.com

 

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1 Comment

  1. Ho semplicemente aggiunto il tuo feed all’RSS Reader… continuo a seguirvi, Grazie!

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