Fatti & Opinioni

dic 28, 2012 by

Fatti & Opinioni

Non è facile separare i fatti dalle opinioni. Soprattutto quando, non avendo il dono dell’ubiquità, ci si deve affidare al racconto di altri. In questi casi si rischia infatti di accreditare quelle che, in realtà, potrebbero essere solo impressioni oppure rumors. Capita, e non di rado. E allora, c’è il modo per essere dei giornalisti corretti anche in circostanze del genere?  Direi proprio di sì. Basta, ad esempio, seguire le indicazioni che ci danno i due ragazzi gemelli protagonisti del romanzo di Agota Kristof “Trilogia della città di K”. I quali, nella scrittura dei loro temi, si erano dati una regola molto semplice:

“Il tema deve essere vero. Dobbiamo descrivere ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo. Ad esempio, è proibito scrivere “Nonna somiglia a una strega” ma è permesso scrivere “La gente chiama Nonna la Strega”. E’ proibito scrivere “La Piccola Città è bella”, perché la Piccola Città può essere bella per noi e brutta per qualcun altro. Allo stesso modo, se scriviamo “L’attendente è gentile”, non è una verità, perché l’attendente può essere capace di cattiverie che noi ignoriamo. Quindi scriveremo semplicemente “L’attendente ci regala delle coperte”.  

Scriveremo “Noi mangiamo molte noci” e non “Amiamo le noci”, perché il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività. “Amare le noci” e “amare nostra Madre” non può voler dire la stessa cosa. La prima formula designa un gusto gradevole in bocca, e la seconda un sentimento. Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti” (A.Kristof, Trilogia della città di K”, pgg. 26-27) 

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