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	<title>Ferri Vecchi</title>
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		<title>Nino l&#8217;argentino</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 05:50:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/PIC_0096-300x225.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="PIC_0096" title="PIC_0096" /></p>Quando ho visto la serranda del suo negozio abbassata non mi sono preoccupato piu&#8217; di tanto. Nino non ha orari, mi son detto, apre e chiude quando gli pare. L&#8217;ha sempre fatto ed eravamo noi, semmai, i suoi clienti, a doverci adeguare alla sua flessibilità anarcoide, per poter far un po&#8217; di spesa e soprattutto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/PIC_0096-300x225.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="PIC_0096" title="PIC_0096" /></p><p>Quando ho visto la serranda del suo negozio abbassata non mi sono preoccupato piu&#8217; di tanto.<strong> Nino</strong> non ha orari, mi son detto, apre e chiude quando gli pare. L&#8217;ha sempre fatto ed eravamo noi, semmai, i suoi clienti, a doverci adeguare alla sua flessibilità anarcoide, per poter far un po&#8217; di spesa e soprattutto per fare quattro chiacchiere con lui, che era informato su tutto quello che succedeva in <strong>Libano</strong>.Dopo due giorni di attesa ho cominciato però a preoccuparmi. E allora ho chiesto lumi al portiere del mio Hotel, il <strong>Cavalier</strong>, che sta lì di fronte. Ha chiuso, mi ha detto, <strong>Nino</strong> ha chiuso per sempre. E con lui si è chiusa un&#8217;epoca, nella storia di <strong>Beirut</strong>.</p>
<p>Lo chiamavano tutti <strong>Nino l&#8217;Argentino</strong>, perchè come molti libanesi se n&#8217;era andato a cercar fortuna fuori dal suo Paese e l&#8217;aveva trovata nella pampa. Fortuna per modo di dire, quanto bastava comunque per rientrare in <strong>Libano</strong> alla fine della guerra civile ed aprire un bugigattolo da pizzicagnolo nel cuore di <strong>Hamra,</strong> il quartiere degli affari. Vendeva di tutto, dagli spaghetti agli accendini, dal formaggio ai profumi. Io ci andavo più che altro per comprare  l<strong>&#8216;arak</strong>, il liquore all&#8217;anice, di cui<strong> Nino </strong>era ben fornito e che se non ricordo male produceva in proprio, nel suo villaggio sulle montagne dello<strong> Chouf</strong>.</p>
<p>Nino detestava <strong>Beirut</strong>. Non sopportava il traffico di <strong>Hamra</strong>, l&#8217;arroganza dei nuovi ricchi, lo strapotere di <strong>Hezbollah</strong>. Adorava invece la pace della vita nello<strong> Chouf</strong>,  l&#8217;aria buona, il pane fatto in casa e le grigliate all&#8217;aperto. Per questo ogni tanto mollava tutto e si eclissava. Per noi giornalisti era una fonte inesauribile di notizie, a patto di avere la pazienza di ascoltarlo nel suo strano idioma, in cui il castigliano si mescolava al francese e all&#8217;inglese, come in un tango impazzito. Mi mancherà. Anzi, la prossima volta che torno a <strong>Beirut</strong>, giuro che vado a trovarlo nel suo buen ritiro al villaggio. Sperando che si ricordi ancora di me. Arrivederci, <strong>Nino</strong>.</p>
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		<title>Adotta un giornalista</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:09:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="224" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/foto-300x224.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="foto" title="foto" /></p>E&#8217; possibile migliorare la credibilita&#8217;, la qualita&#8217; e l&#8217;indipendenza dell&#8217;informazione di casa nostra ai tempi del web 2.0 ? E lo si può fare dal basso, senza aspettare improbabili rivoluzioni del nostro sistema editoriale ma promuovendo in proprio forme di giornalismo sempre più partecipativo, che da un lato coinvolgano l&#8217;opinione pubblica e dall&#8217;altro diano più forza ai giornalisti bravi e onesti, in  particolare ai precari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="224" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/foto-300x224.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="foto" title="foto" /></p><p>E&#8217; possibile migliorare la credibilita&#8217;, la qualita&#8217; e l&#8217;indipendenza dell&#8217;informazione di casa nostra ai tempi del <strong>web 2.0 </strong>? E lo si può fare dal basso, senza aspettare improbabili rivoluzioni del nostro sistema editoriale ma promuovendo in proprio forme di <strong>giornalismo </strong>sempre più <strong></strong><strong>partecipativo</strong>, che da un lato coinvolgano l&#8217;opinione pubblica e dall&#8217;altro diano più forza ai giornalisti bravi e onesti, in  particolare ai precari e ai free-lance? Secondo me sì. E con non pochi vantaggi, sia per il giornalista che per l&#8217;opinione pubblica. Quello che sto per presentarvi più che una proposta è un sogno, fatto però ad occhi ben aperti, che trae spunto dal  mio ultimo <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/siria/" target="_blank">lavoro</a> in <strong>Siria</strong>. Vi invito a seguirmi nel  ragionamento e, se vi va, a rifletterci, perche&#8217;  lo scenario che provo a tratteggiare credo che stia ormai nella realta&#8217; delle  cose  e sia perciò alla portata di tutti.</p>
<p>Faccio una sola premessa. Mi pare che ormai, grazie al boom delle <strong>Reti Sociali</strong>, noi giornalisti abbiamo <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/press.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1851" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/press.jpg" alt="" width="187" height="264" /></a> sia la possibilita&#8217; sia l&#8217;interesse a coinvolgere sempre di più il nostro pubblico &#8211; che siano lettori, radio o telespettatori &#8211; nel lavoro quotidiano che facciamo. E questo sia in fase di reperimento che di trattamento e confezione delle notizie. La<strong> community</strong> cui ognuno di noi attinge, su <strong>Facebook</strong>, <strong>Twitter</strong>, <strong>Youtube</strong> e le altre<strong> Reti</strong> rappresenta da questo punto di vista un punto di forza, che amplia le nostre fonti e consente in tempo reale verifiche e approfondimenti un tempo impensabili. E allora perchè non ri-fondare su basi nuove,adeguate ai tempi, quel patto di fiducia che dovrebbe sempre legare il giornalista ai suoi lettori?</p>
<p>L&#8217;idea e&#8217; di coinvolgere la propria community &#8211; sulla piattaforma che si sceglie: il proprio blog, la pagina FB, un sito in cooperativa o altro, anche una piattaforma gestita dalla FNSI -  offrendole la possibilità di partecipare sia al concepimento che alla realizzazione e alla confezione di un servizio: reportage, inchiesta o documentario. E&#8217; un modo per essere trasparenti e per aprirsi ai contributi esterni, arricchendo la qualita&#8217; del proprio lavoro. In fondo è quello che in tanti già facciamo, sia pur nell&#8217;improvvisazione. Un salto di qualità può venire invece dal mettere a disposizione delle rispettive  community di riferimento tutta una serie di materiali multimediali &#8211; testi, foto e video &#8211; che costituiscano una sorta di valore aggiunto rispetto al lavoro quotidiano che si è chiamati a svolgere. Faccio un esempio, per essere più chiaro: l&#8217;inviato della carta stampata che deve andare in Siria potrebbe<strong> dichiarare </strong> il suo progetto &#8211; ovviamente nei limiti del consentito - lo potrebbe <strong>mettere a punto</strong> anche grazie ai contributi della sua community e in cambio <strong>offrire</strong> dei contributi informativi che siano un extra rispetto agli articoli  che scriverà sul suo giornale. Al momento non mi pare che questo succeda. I blog di molti colleghi sono solo riflessioni a margine, oppure vengono riempiti con articoli non pubblicati, o di colore, senza alcuna strategia comunicativa che punti a migliorare la qualita&#8217; del lavoro, l&#8217;accuratezza o la credibilità. Basta invece poco &#8211; anche solo un diario di viaggio o una carta geografica per la geolocalkizzazione &#8211; per coinvolgere il pubblico e fidelizzarlo. A patto ovviamente di essere poi disposti a subirne il monitoraggio, che è comunque una forma di controllo, ma democratico.</p>
<p>Sarebbero soprattutto i <strong>free-lance</strong> ad avvantaggiarsi da un simile approccio al mestiere. Avere infatti una<strong> community</strong> alle spalle &#8211; da utilizzare non per narcisismo e smania di protagonismo &#8211; ed essere poi in grado di offrire servizi multimediali, anche molto personalizzati, accresce secondo me la propria capacità di contrattazione con le varie testate. Consente inoltre di concepire progetti di<strong> crowdsourcing</strong> e quindi di possibile co-finanziamento con cui ammortizzare i costi del mestiere, se non altro per inchieste e reportage particolarmente costosi e/o complessi. E&#8217; un problema reale, sollevato da tanti free-lance<a href="http://ildottorgonzo.wordpress.com/2012/05/12/i-conti-in-tasca/" target="_blank"> bravi e onesti, </a>che fanno fatica a lavorare per le strettoie che condizionano qui da noi il mestiere del giornalista.</p>
<p>ADOTTA UN GIORNALISTA può essere insomma una chiave per far rinnovare ed arricchire il nostro modo di lavorare, aprendoci ai contributi dell&#8217;opinione pubblica e creando una sorta di cordone sanitario attorno alla nostra onestà intellettuale, alla nostra passione e alla nostra serietà.</p>
<p>P.S. Non so se sono riuscito ad essere chiaro nè se le mie sono banali fantasie. In tal caso chiedo scusa a chi ha avuto la pazienza di leggerle. Se invece c&#8217;è del buono, in tali vaneggiamenti, il dibattito è aperto a tutti.</p>
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		<title>La retrovia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:51:05 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="290" height="174" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/syria-31.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="syria 3" title="syria 3" /></p><p><em><strong>&#8220;Se il prezzo della liberta&#8217; e&#8217;  la morte, siamo tutti pronti a morire&#8221;</strong>.</em> Il cartello  campeggia fra i due letti della prima stanza che visitiamo, occupati da due ragazzi che vengono da <strong>Homs</strong>, il primo con una gamba amputata e il secondo con diverse ferite da arma da fuoco, al braccio e al torace. Difficile che riescano a tornare in <strong>Siria</strong>, almeno per i prossimi mesi. E forse e&#8217; per darsi coraggio che hanno tappezzato le pareti con i vessilli  della loro rivoluzione: gli adesivi dell&#8217;<strong>ESL</strong>, l&#8217;esercito siriano libero, e le vecchie bandiere dei tempi dell&#8217;indipendenza, quella in nero, bianco e verde, con tre stelle al posto delle due utilizzate invece dal regime di <strong>Bashar al Assad</strong>. In effetti, piu&#8217; che in un ospedale sembra di stare nella sede di un partito politico o in club di tifosi di calcio. A far la differenza sono i cartelli, stampati su fogli A4 e presenti in tutte le stanze, anche in quelle occupate dai civili, quasi tutte donne, e non dai combattenti, che comunque sono la magggioranza. <strong>&#8221; Potete distruggere le nostre case ma non la nostra volonta&#8217;&#8221;</strong>, dice uno. E un altro:<strong> &#8220;Allah e&#8217; con noi&#8221;</strong>.                                                                                                                                                                   </p>
<p>L&#8217;ospedale si chiama <strong>Dar Zahra</strong>, la casa dei fiori, e sta sulle colline di<strong> Tripoli,</strong> nel nord del<strong> Libano.</strong> La frontiera siriana <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/syria-1.png"><img class="alignright size-full wp-image-1836" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/syria-1.png" alt="" width="220" height="110" /></a> e&#8217; a una manciata di chilometri, appena dietro le alte montagne che prottegono la citta. E di la&#8217; dal confine, a 30 km, c&#8217;e&#8217; <strong>Homs</strong>, la citta&#8217; divenuta il simbolo della guerra civile siriana, per il lungo assedio cui e&#8217; stata sottoposta dal regime. Tra i soldati che l&#8217;hanno circondata, mesi fa, c&#8217;era anche<strong> Khaled</strong>, 28 anni, faccia seria e una stampella in mano per via di un piede maciullato da una granata .<strong> Khaled</strong> pensava che ci sarebbe stato un dialogo con la popolazione che manifestava nelle strade di Homs; e quando ha visto che i generali davano l&#8217;ordine di sparare sulla folla, alla cieca,<em> &#8220;senza distinguere fra uomini, donne e bambini</em>&#8220;, non ce l&#8217;ha fatta piu&#8217; e ha disertato, passando dalla parte dei rivoltosi. <strong>Mahmoud</strong>, invece,  viene da<strong> Bab Amro</strong>, il quartiere di <strong>Homs</strong> dove la battaglia si e&#8217; protratta per mesi, casa per casa. Appena guariranno le sue ferite<strong>,</strong> Mahmoud tornera&#8217; a combattere, <em>&#8220;fino alla vittoria&#8221;</em> dice, <em>&#8221; che presto o tardi non potra&#8217; non arrivare, a Dio piacendo</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Tripol</strong>i funge da retrovia della guerra civile siriana. Vi arrivano i feriti e vi arrivano le famiglie in fuga: 3000 finora, per un totale di quasi 15mila profughi, sparsi per la citta&#8217;. Con i giornalisti sono gentili ma niente nomi e niente foto o riprese dei loro volti: molti hanno lasciato qualcuno dall&#8217;altra parte della frontiera e sanno percio&#8217; che la repressione del regime li colpirebbe senza pieta&#8217;. In citta&#8217;, d&#8217;altronde, c&#8217;e&#8217; un intero quartiere abitato dagli <strong>alauiti</strong> &#8211; <strong>Jabal Mohsen</strong> &#8211; e la foto del presidente siriano e&#8217; in bella mostra sulla facciata delle case. Motivo in pi&#8217; per mantenere un basso profilo, senza mai abbassare la guardia.  Chi non lo fa sono invece i gruppi<strong> salafiti</strong>, che a Tripoli hanno la loro roccaforte libanese- nel quartiere<strong> Bab El Tabbaneh</strong> &#8211;  e che sono apertamente schierati con i ribelli siriani dell&#8217;<strong>ESL</strong>.  Da una settimana qui in citta&#8217;<strong> alauiti</strong> e <strong>salafiti</strong> &#8211; che abitano due zone limtrofe, separate solo da una strada che, ironia della sorte, sia chiama proprio <em> &#8221;rue de Syrie</em>&#8221; &#8211; si fronteggiano armi alla mano, in nome di una faida che dura da 30 anni ma che e&#8217; stata rinfocolata dagli avvenimenti in corso dall&#8217;altra parte del confine. L&#8217;esercito libanese nei giorni scorsi ha dovuto occupare la<em> green line</em> fra i due quartieri con i carri armati, per evitare che il bilancio degli scontri &#8211; gia&#8217; 9 morti e diverse decine di feriti &#8211; si aggravasse ulteriormente. Stamane abbiano pero&#8217; visto i tank andar via e subito e&#8217; riesplosa la battaglia, coi kalasnhikov e gli RPG. Insomma, per essere solo la retrovia, <strong>Tripoli</strong> oggi ci sembrava molto, troppo <em>calda</em>. </p>
<p><strong>N.B. Le interviste e i video su <a href="http://www.lastoriasiamonoi.it/siria">www.lastoriasiamonoi.it/siria</a> nella VI Puntata del nostro Diario dalla Siria in guerra: SULLA VIA DI DAMASCO</strong></p>
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		<title>Quelli che&#8230;oh, yeah</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 14:54:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="281" height="180" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/sir-3.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="sir 3" title="sir 3" /></p>Ci sono quelli che sanno gia&#8217; tutto, fedeli al partito preso oppure alla loro ideologia, e non hanno quindi bisogno di andare sul posto, per capire quello che sta succedendo. E ci sono quelli che sul posto ci vanno ma si affidano, a volte solo per pigrizia, alle veline e alle dritte dei propri angeli custodi, preferendo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="281" height="180" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/sir-3.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="sir 3" title="sir 3" /></p><p>Ci sono quelli che sanno gia&#8217; tutto, fedeli al partito preso oppure alla loro ideologia, e non hanno quindi bisogno di andare sul posto, per capire quello che sta succedendo. E ci sono quelli che sul posto ci vanno ma si affidano, a volte solo per pigrizia, alle<em> veline</em> e alle<em> dritte</em> dei propri angeli custodi, preferendo la comodita&#8217; dei grandi alberghi e il piacere dello shopping. C&#8217;e&#8217; infine chi va in giro come se fosse morso da una tarantola, fedele al motto che in questo mestiere bisogna consumare la suola delle scarpe, e parla con chiunque gli capiti a tiro, senza pero&#8217; essere in grado di far la tara a quello che gli viene detto e raccattando al massimo qualche battuta di<em> colore</em>. A grandi linea si presenta cosi&#8217; la tribu&#8217; dei giornalisti italiani all&#8217;estero e non c&#8217;e&#8217; percio&#8217; da stupirsi se molti di loro soffrono &#8211; professionalmente parlando &#8211; di seri disturbi della vista:<strong> miopi</strong>, quelli che restando a casa non riescono a vedere al di la&#8217; dei propri occhi;<strong> presbiti</strong>, quelli che pur calandosi negli avvenimenti, restano appiattiti sulla cronaca e non colgono il quadro generale;<strong> ipermetropi</strong> o <strong>astigmatici</strong> quelli che, ovunque siano, fanno fatica a mettere a fuoco gli avvenimenti che dovrebbero raccontare al loro pubblico, creando solo una grande confusione. Nessuno e&#8217; immune da tali difetti, io per primo. Ma non sono molti quelli che vanno dall&#8217;oculista e si decidono a portar gli occhiali. </p>
<p><strong>Lorenzo Trombetta</strong>, collaboratore dell&#8217;<strong>ANSA</strong> e di<strong> Limes</strong> da<strong> Beirut</strong>, la vista l&#8217;ha persa invece per pignoleria. E per onesta&#8217;. Tutte le sere, infatti, <em>-&#8221;dopo aver fatto il bagnetto&#8221; a mio figlio&#8221;</em> - si mette a spulciare fra i suoi ritagli per fare il calcolo esatto di quanti morti ci sono stati quel giorno in<strong> Siria</strong>. Ed e&#8217; cosi&#8217; da 14 mesi a questa parte. <em>&#8220;Se dico o scrivo che e&#8217; morto un bambino voglio darne il nome, magari la foto e il link alle fonti che ho utilizzato</em> &#8211; mi spiega.<em> &#8220;E&#8217; una contabilita&#8217; che puo&#8217; sembrare macabra </em>- aggiunge -<em>ma ritengo che abbia la sua importanza nel mare di propaganda che avvolge la crisi siriana</em>. <em> Con il data base che mi sono creato ho scoperto ad esempio che un manifestante ucciso e&#8217; stato accusato mesi dopo dal governo siriano di essere un terrorista. Se ne scoprono tante, di notizie cosi, in un campo e nell&#8217;altro. &#8221;                                                                                                                                 <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/lorenzo.bmp"><img class="alignright size-full wp-image-1824" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/lorenzo.bmp" alt="" /></a></em></p>
<p><strong>Lorenzo</strong> e&#8217; uno specialista di<strong> Siria</strong> e <strong>Libano</strong>. Frequenta questi paesi da 15 anni e ci vive stabilmente da sette, parla perfettamente l&#8217;arabo ed ha fatto un dottorato di islamistica alla <strong>Sorbona.</strong> Era inevitabile percio&#8217; che le proteste esplose in <strong>Siria</strong> nel marzo 2011 ne facessero il giornalista italiano piu&#8217; competente in materia, oltre che il piu&#8217; assiduo nel seguire giorno dopo giorno quei tragici eventi. La polarizzazione dello scontro fra governo e opposizione armata, cosi&#8217; come la guerra mediatica che si e&#8217; sovrapposta alla guerra vera, gli hanno pero&#8217; creato non pochi problemi, perche&#8217; in questi frangenti sono i <strong>giornalisti-militanti</strong> ad avere piu&#8217; fortuna, mentre l&#8217;onesta&#8217; intellettuale non paga.<em> &#8221;Ho perso diversi amici</em> &#8211; confessa -<em>che hanno preferito tapparsi gli occhi di fronte all&#8217;evidenza. Io invece preferisco perdere il mio tempo a fare il conteggio, vero, dei morti.  Sento che e&#8217; un mio dovere. Umano, oltre che professionale. Alrimenti e&#8217; come se questa gente, uomini donne e bambini, piu&#8217; di 11mila finora, non fossero mai morti&#8221;.</em></p>
<p><strong>La video-intervista sulla Siria a Lorenzo Trombetta e&#8217; disponibile sul sito <a href="http://www.lastoriasiamonoi.it/siria%20o">www.lastoriasiamonoi.it/siria </a>ed e&#8217; la V puntata di SULLA VIA DI DAMASCO.Diario dalla Siria in guerra </strong></p>
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		<title>Padre Coraggio</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 06:06:14 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="259" height="194" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/paolo.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="paolo" title="paolo" /></p><p>Da tempo e&#8217; sulla <em>black-list</em> del regime. E questo gli e&#8217; costato prima un decreto di espulsione, in novembre  - per fortuna non eseguito, grazie alla mobilitazione in Rete &#8211; e poi, in febbraio, un assalto al suo eremo, devastato da un manipolo di <em>bravi,</em> armati e a volto coperto<em>.</em> Ma lui non molla. Forse perche&#8217; e&#8217; un contadino &#8211; come ama ripetere &#8211; cocciuto come un mulo. O forse perche&#8217;, dopo quarant&#8217;anni passati da queste parti, la <strong>Siria</strong> gli e&#8217; entrata nel cuore; e vederla lacerata com&#8217;e&#8217; oggi non gli da&#8217; pace e lo spinge all&#8217;azione.</p>
<p>Lui e&#8217; Padre<strong> Paolo Dall&#8217;Oglio</strong>, il gesuita romano che si e&#8217; innamorato dei ruderi dell&#8217;eremo di <strong>Deir Mar Musa</strong>, nel 1982, e pietra dopo pietra l&#8217;ha rimesso in sesto, installandovi una comunita&#8217; monastica assai popolare fra i siriani, perche&#8217; si dedica   da sempre al dialogo inter-religioso, fra cristiani e musulmani e fra cristiani di confessioni diverse. Le<strong> proteste popolari</strong> iniziate nel marzo del 2011 l&#8217;hanno portato in prima linea, a fianco dei giovani e dei cittadini che chiedevano liberta&#8217; e democrazia, creando non pochi mal di pancia in <strong>Vaticano</strong> e alla <strong>Farnesina</strong>. Eppure, <strong>Padre Dall&#8217;Oglio, </strong>e&#8217; stato fra i primi a paventare il rischio di una guerra civile. Ed ha anche avanzato, con lucidita&#8217; e grande  pragmatismo &#8211; da bravo gesuita, verrebbe da aggiungere - soluzioni politiche che non erano affatto campate in aria, nella complessita&#8217; &#8211; lui preferisce parlare di <em>opacita&#8217;</em> &#8211; del quadro geopolitico, interno ed esterno, che condiziona la crisi siriana. Gli spazi per il dialogo si assotigliano, pero&#8217;, giorno dopo giorno. <em>&#8221; Devo fare uno sforzo</em> &#8211; ci dice -<em> per essere ancora ottimista e lasciare spazio alla speranza</em>.<em> Temo che la deriva cui si e&#8217; arrivati possa essere inarrestabile</em>&#8220;. In realta&#8217;, dietro il suo lucido pessimismo fa sempre capolino l&#8217;ottimismo della volonta&#8217;. Nei giorni scorsi <strong>Padre Paolo</strong> e&#8217; stato chiamato a far da mediatore in una cittadina dilaniata dagli scontri fra cristiani e musulmani. E non si e&#8217; tirato indietro, coinvolgendo i <strong>caschi blu dell&#8217;ONU</strong> nel processo di pacificazione e provando a convincere tutti che l&#8217;unica cosa ragionevole era deporre le armi.</p>
<p><em>&#8220;Ho chiesto per mesi l&#8217;intervento della comunita&#8217; internazionale qui in Siria </em> - racconta &#8211; <em>ed ho invocato un numero biblico di caschi blu, perche&#8217; ne servirebbero 50mila e non 300. Adesso che l&#8217;ONU e&#8217; qui sono contento, perche&#8217; e&#8217; come se si fosse realizzato un sogno. Dico pero&#8217; che non basta. Non bisogna cioe&#8217; fermarsi a meta&#8217; del guado. Il mondo deve scegliere con chiarezza la strada che possa dare un futuro alla <strong>Siria</strong>. Un futuro che non puo&#8217; prescindere dalle legittime aspirazioni alla liberta&#8217; e alla democrazia.&#8221;</em></p>
<p><strong>N.B. La video-intervista a Padre Paolo Dall&#8217;Oglio e&#8217; sul sito <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/siria">www.lastoriasiamonoi.rai.it/siria</a> ed e&#8217; la IV Puntata di SULLA VIA DI DAMASCO. Diario dalla Siria in guerra.    </strong></p>
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		<title>Guerra e pace</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 07:51:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="168" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/Untitled-12-300x168.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Untitled-1" title="Untitled-1" /></p><p><strong></strong> </p>
<p>Quando ci ha visti – in quattro e con un look decisamente da occidentali – l’adrenalina gli e&#8217; salita di botto, perche&#8217; di turisti da queste parti sono mesi che non se ne vedono. Per questo ha sfoderato a mitraglia tutte le lingue che conosce e tutta la simpatia che gli e&#8217; rimasta, malgrado i tempi bui. E pazienza se i turisti in realta erano solo dei giornalisti, che in genere comprano poco e contrattano fino all’ultimo centesimo, perche&#8217; si credono <em>scafati</em>. Per <strong>Rudi</strong>, il palestinese che vende anticaglie damascene nel suq alle spalle della grande moschea degli <strong>Omayyadi</strong>, la giornata e&#8217; stata comunque proficua. E con i soldi che gli ha dato <strong>John</strong>, il collega della <strong>Fox</strong>, potra&#8217; tirare un sospiro di sollievo per qualche settimana. <a href="http://www.amedeoricucci.it/guerra-e-pace-2/untitled-1-3/" rel="attachment wp-att-1800"><img class="alignright size-medium wp-image-1800" title="Untitled-1" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/Untitled-12-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><br />
Certo, non saranno le sanzioni internazionali a piegare il regime di <strong>Damasco</strong>. Perche&#8217; dalla frontiera con il <strong>Libano</strong> e soprattutto dall&#8217;<strong>Iran</strong>, continua ad arrivare di tutto. Armi comprese. Solo il turismo e&#8217; crollato, così come gli investimenti esteri e i rifornimenti strategici, dal gas all’alta tecnologia. Preoccupa poi molto l’aumento dei prezzi e se e&#8217; vero che i ristoranti sono ancora abbastanza pieni, la &#8216;bella vita&#8217; che faceva il vanto di <strong>Damasco</strong> oggi e&#8217; un pallido ricordo. La popolazione e&#8217; stordita, preoccupata dalla brutta piega che stanno prendendo le cose visto il braccio di ferro sempre piu&#8217; spietato che oppone il regime di <strong>Bashar al Assad</strong> ai ribelli siriani in armi. E non sa più gardare al di là dl proprio naso.<br />
Nella capitale il regime mantiene ancora un certo consenso, o forse – come capitava a Tripoli, in Libia, nei mesi precedenti alla caduta di <strong>Gheddafi</strong> – la popolazione preferisce stare alla finestra e aspettare . Ieri c’era poca gente ai funerali di Stato per le vittime dell’<strong>Attentatuni</strong> del 10 maggio: non piu&#8217; di 500 persone di cui una buona meta&#8217; tra forze dell’ordine e servizi segreti. Colpiva inoltre la presenza dei reparti antisommossa, a conferma che la contestazione non risparmia normai niente e nessuno. All’entrata della moschea una donna in lacrime accompagnava la bara del figlio morto. Le hanno messo in testa la bandiera siriana, a mo&#8217; di foulard, e lei ha provato a toglierlo, piuttosto imbarazzata. Poi deve averci ripensato, ha alzato gli occhi al cielo e l’ha rimessa al collo. Meglio sopportare, avra&#8217; pensato.Tanto nessuno potra&#8217; mai restituirle il figlio.</p>
<p>P.S. Si possono vedere video, altre foto e mappa interattiva sul sito <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/Siria">www.lastoriasiamonoi.rai.it/Siria</a></p>
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		<title>Dubito ergo sum</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 20:54:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/PIC_0061-300x225.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="PIC_0061" title="PIC_0061" /></p>Oggi Damasco si è svegliata immersa in un&#8217;insolita nebbia color sabbia, che avvolgeva tutto e tutti, confondendo i sensi e distorcendo la prospettiva delle cose. La stessa nebbia che avvolge l&#8217;attentato di ieri, che continua ad essere utilizzato come una clava politica dal regime di Bashar al Assad ma su cui crescono i dubbi. Li elenco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/PIC_0061-300x225.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="PIC_0061" title="PIC_0061" /></p><p>Oggi Damasco si è svegliata immersa in un&#8217;insolita nebbia color sabbia, che avvolgeva tutto e tutti, confondendo i sensi e distorcendo la prospettiva delle cose. La stessa nebbia che avvolge l&#8217;attentato di ieri, che continua ad essere utilizzato come una clava politica dal regime di<strong> Bashar al Assad</strong> ma su cui crescono i dubbi. Li elenco uno ad uno, limitandomi ai fatti e senza esprimere opinioni, perchè ritengo che un cronista i dubbi li debba sempre coltivare, se non vuole (anche suo malgrado) trasformarsi in un megafono di latta al servizio della propaganda.</p>
<p>1) La scena dell&#8217;attentato, su cui sono ritornato oggi, è stata accuratamente ripulita, al punto che si fa fatica a ricostruire la dinamica dell&#8217;attentato. Quello che è certo è che le due autobombe sono state imbottite come un cannolo, sia con tritolo che con detriti di ferro, in modo da massimizzare i danni. Pur non essendo un esperto di esplosivi, mi pare per che più che la sede delle forze di sicurezza siriane &#8211; il target presunto &#8211; ne hanno pagato le conseguenze i civili: sia i passanti (fra cui diversi bambini che a quell&#8217;ora andavano a scuola) sia gli abitanti della case popolari dall&#8217;altro lato della strada, le cui case sono state devastate dall&#8217;onda d&#8217;urto e si sono sfasciate come castelli di carta. </p>
<p>2) Le testimonianze che si raccolgono sul posto sono monocordi, come un disco incantato: anche chi ha avuto morti e feriti evita di parlar di loro e inveisce contro i terroristi e contro i &#8220;nemici esterni&#8221;, <strong>Arabia saudita e Qatar</strong>, che avrebbero ordito questo scempio. La prova? Le varie <em>fatwe</em> che gli imam del Golfo avrebbe emesso contro il regime di <strong>Assad</strong>, autorizzando così lo sterminio del popolo siriano. Le considerazioni politiche prevalgono insomma su quelle umane, che dovrebbero invece prevalere in queste circostanze, soprattutto fra la povera gente.</p>
<p>3) Non si capisce se ci saranno o no dei funerali di stato per le vittime. Pare &#8211; ma io non c&#8217;ero &#8211; che ai pochi funerali privati che si sono svolti ieri, nel tardo pomeriggio, ci siano stati slogan e proteste contro il regime. E anche oggi le forze dell&#8217;ordine avrebbero sparato sui manifestanti, segno che la versione ufficiale non convince tutti, qui a <strong>Damasco</strong>.</p>
<p>4) Un&#8217;inchiesta ufficiale non c&#8217;è oppure, se c&#8217;è, procede secondo percorsi investigativi alquanto inusuali, secondo gli standard cui siamo abituati noi occidentali. La scena del crimine è stata infatti sterilizzata e non restano nemmeno i  crateri delle esplosioni, asfaltati alla bell&#8217;e meglio. Sulla stampa locale prevalgono inoltre le prove a sostegno dell&#8217;ipotesi terroristica- fra cui una dichiarazione sibillina del segretario di stato USA<strong> Leon Panetta</strong> - ma nessun dettaglio riguardante gli autori materiali di questo attentato:c&#8217;erano o no dei kamikaze? E se c&#8217;erano, sono stati identificati? C&#8217;è un elenco ufficiale delle vittime? E comprende quanti militari e quanti civili?<a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/PIC_00622.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1779" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/PIC_00622-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Noi italiani abbiamo putroppo una lunga familiarità con le stragi. E sappiamo che non sempre la verità è quella che ci viene contrabbandata come tale. A volte servono anni, per scoprirla. A volte invece resta sepolta sotto le macerie.</p>
<p>P.S. Si possono vedere video, altre foto e mappa interattiva sul sito <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/Siria">www.lastoriasiamonoi.rai.it/Siria</a></p>
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		<title>L&#8217;attentatuni</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:02:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="190" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/AttentatoDamasco1205101-300x190.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Il cratere" title="Il cratere" /></p>Fumo, lamiere contorte e corpi bruciacchiati estratti dalle carcasse delle auto con l’aiuto delle seghe elettriche. A un italiano la scena non può che ricordare la strage di Capaci e, ancor di più, quella di via d’Amelio. Una scena da brivido. Perché l’attentato è avvenuto in un’area popolata, piombata all’improvviso nell’incubo di un film dell’orrore. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="190" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/AttentatoDamasco1205101-300x190.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Il cratere" title="Il cratere" /></p><p>Fumo, lamiere contorte e corpi bruciacchiati estratti dalle carcasse delle auto con l’aiuto delle seghe elettriche. A un italiano la scena non può che ricordare la <strong>strage di Capaci</strong> e, ancor di più, quella di <strong>via d’Amelio</strong>. Una scena da brivido. Perché l’attentato è avvenuto in un’area popolata, piombata all’improvviso nell’incubo di un film dell’orrore. 56 morti, 372 feriti, 200 case distrutte e 80 auto sventrate. Un <strong>Attentatuni</strong> e non un semplice attentato dinamitardo, che segna un preoccupante salto di qualità nella strategia del terrore e rischia di spingere la guerra civile che infiamma oggi la Siria verso un punto di non ritorno. <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/AttentatoDamasco1205101.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1765" title="Il cratere" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/AttentatoDamasco1205101-300x190.jpg" alt="Il cratere" width="300" height="190" /></a><br />
A chi giova? E’ la domanda d’obbligo in questi casi, ma il solito balletto di accuse e smentite non fornisce per ora nessuna certezza. Il <strong>Governo siriano</strong> accusa infatti i soliti “terroristi” manovrati dall’estero, con la speranza di infangare l’opposizione che da 14 mesi si batte nelle piazze e con le armi per un cambio di regime. L’opposizione accusa invece il regime, specialista in trame occulte e capace di tutto pur di restare in sella, abbarbicato al potere. Sembra di essere tornati alle stragi del “mercato del pane” nella <strong>Sarajevo</strong> assediata degli anni 1993-95, quando serbi e musulmani si fronteggiavano a suon di stragi di cui poi accusarsi a vicenda, nel tentativo perverso di screditare il nemico e guadagnarsi così il consenso dell’opinione pubblica internazionale. A pagarne le conseguenze, ieri come oggi, i cittadini inermi, vittime di una guerra mediatica che fa morti come e forse più della guerra vera.<br />
Non c’era momento peggiore per sbarcare qui in Siria. Perché prima l’arrivo degli <strong>Osservatori dell’ONU</strong>, poi le elezioni del 7 maggio hanno riportato questo Paese sul proscenio internazionale, riaccendendo il <strong>Great Game</strong> con cui da diversi mesi gli amici e i nemici della Siria cercano di condizionare la sollevazione popolare che va avanti dal marzo 2011. Difficile dire chi vincerà. Di certo il numero dei morti – che secondo l’<strong>ONU</strong> supera già i 10.000 – è destinato a salire. E <strong>l’Attentatuni</strong> di ieri è un triste presagio.</p>
<p>P.S. Si possono vedere video, altre foto e mappa interattiva sul sito  <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/Siria">www.lastoriasiamonoi.rai.it/siria</a>.</p>
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		<title>Alla corte di Madame Paulo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 13:49:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[7 rue Richard Lenoir]]></category>
		<category><![CDATA[Antonello Savoca]]></category>
		<category><![CDATA[Le Petit Bar]]></category>
		<category><![CDATA[Madame Paulo]]></category>
		<category><![CDATA[Paris]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="204" height="300" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/m.me-poulot-204x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="m.me poulot" title="m.me poulot" /></p>Entri e per via dell&#8217;illuminazione scarsa non vedi quasi nulla, a parte un vecchio bancone stracarico di bottiglie, ninnoli e cianfrusaglia varia. Mentre gli occhi si riposano, il tuo naso viene però investito, subito, da una serie di folate micidiali che proprio non ti aspetti, almeno a Parigi, e a due passi dalla Bastiglia: odori animali, soprattutto, ma anche odore di stantìo, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="204" height="300" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/m.me-poulot-204x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="m.me poulot" title="m.me poulot" /></p><p>Entri e per via dell&#8217;illuminazione scarsa non vedi quasi nulla, a parte un vecchio bancone stracarico di bottiglie, ninnoli e cianfrusaglia varia. Mentre gli occhi si riposano, il tuo naso viene però investito, subito, da una serie di folate micidiali che proprio non ti aspetti, almeno a <strong>Parigi</strong>, e a due passi dalla <strong>Bastiglia</strong>: odori animali, soprattutto, ma anche odore di stantìo, di vecchio e un po&#8217; di rancido. Uno choc, la prima volta. Ma, se sei stoico, riesci a farci l&#8217;abitudine. E se inoltre sei un tipo così accorto da andarci solo quando sei di buon umore, riesci pure a divertirti e tanto. </p>
<p>Il locale si chiama <strong>&#8220;Le petit bar&#8221;</strong> e sta al civico <strong>7</strong> di via <strong>Richard Lenoir</strong>, nell&#8217;<strong>XIème</strong>. <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/Paulo_21.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1741" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/Paulo_21-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>E&#8217; gestito da un&#8217;anziana signora che si fa chiamare <strong>Madame Paulo</strong> &#8211; dal nome del marito, deceduto, con cui prima gestiva una libreria -  e posso dire senza timore di essere smentito che il suo bar non ha uguali al mondo, in quanto ad<em> &#8220;ambiance&#8221;. </em>Originale, è il minimo che si possa dire; e forse ai limiti della decenza, come aggiungerebbe un ispettore dei <strong>Nas</strong>.  In uno spazio che  supera a mala pena i 20 metri quadrati, i suoi clienti &#8211; quasi tutti degli <em>habitué</em>, giovani e meno giovani - devono infatti farsi largo in una sorta di percorso ad ostacoli, fra mucchi di oggetti inutili che farebbero felice un ferrivecchi ma manderebbe in manicomio una qualsiasi casalinga ordinata, attenti poi a non disturbare la fattoria degli animali di cui <strong>Madame Polo</strong> si <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/Paulo_Une_Ter.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1738" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/Paulo_Une_Ter-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></a>circonda e di cui non può assolutamente fare a meno: il suo vecchio gatto nero, <strong>Ouaou</strong>,  diverse gabbie di canarini che scagazzano allegramente sul pavimento, un paio di piccioni che spargono piume a casaccio e qualche pappagallo un po&#8217; spennacchiato che saltella di qua e di là.</p>
<p>Dov&#8217;è il gusto? si chiederà qualcuno. Beh, innanzitutto nell&#8217;arredamento, rispondo io. Perchè nel suo essere fuori moda, un po&#8217; da rigattiere, racconta tutta una vita, all&#8217;insegna della precarietà. E a differenza del design di oggi, quasi sempre freddo, stereotipato e in stile <em>vorreimanonposso, </em>emana calore e restituisce il senso dell&#8217;utilità. Fuori moda, d&#8217;altronde &#8211; ma sarebbe meglio dire &#8220;fuori dal tempo&#8221; &#8211; sono <strong>Madame Paulo</strong> e suoi pochi clienti: tutta gente che ha ancora voglia e trova tempo per chiaccherare, in scioltezza, davanti a una birra oppure a un <em>pastis</em>, senza dover essere per forza   <em>performante, </em>come succede invece nei locali alla moda. Da brava ex-libraia, infine, <strong>Madame Paulo</strong> discute di tutto: letteratura, poesia, storia e filosofia. L&#8217;unico problema è che con gli anni si è fatta più taciturna e un pò guardinga. L&#8217;ultima volta che ci sono stato si era convinta che il mio amico <strong>Antonello Savoca </strong>- a cui devo la scoperta di questo <strong>Petit Bar</strong> &#8211; volesse rifilargli una banconota da venti euro falsa. E non c&#8217;è stato verso di convincerla del contrario. A lei che fa l&#8217;oste infatti, nessuno la dà a bere. Mai.</p>
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		<title>Otto per mille: Verità e Bugie</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 10:29:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismo e dintorni]]></category>
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		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica e Otto per Mille]]></category>
		<category><![CDATA[Chiese Metodiste e Valdesi]]></category>
		<category><![CDATA[Il manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[informazione e pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Kocci]]></category>
		<category><![CDATA[Otto per Mille]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità ingannevole]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="262" height="192" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/otto.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="otto" title="otto" /></p>Martellante e suggestiva è la pubblicità con con cui la Chiesa Cattolica chiede quest&#8217;anno il contributo dei cittadini italiani attraverso l&#8217;Otto per Mille da trattenere sull&#8217;Irpef che emerge dalla dichiarazione dei Redditi. &#8220;Chiedilo a loro&#8221;, recita lo slogan, più volte ripetuto, a cui seguono alcuni brevi ritratti, in voce e in video, dei destinatari dei tanti progetti sociali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="262" height="192" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/otto.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="otto" title="otto" /></p><p>Martellante e suggestiva è la pubblicità con con cui la <strong>Chiesa Cattolica</strong> chiede quest&#8217;anno il contributo dei cittadini italiani attraverso <strong>l&#8217;Otto per Mille</strong> da trattenere sull&#8217;<strong>Irpef</strong> che emerge dalla dichiarazione dei Redditi. <em><strong>&#8220;Chiedilo a loro&#8221;</strong></em>, recita lo slogan, più volte ripetuto, a cui seguono alcuni brevi ritratti, in voce e in video, dei destinatari dei tanti progetti sociali cui il contributo è stato devoluto. Sono tutte persone per bene e ci ricordano che scegliendo la Chiesa di Roma <em><strong>&#8220;continui a fare tanto, per molti&#8221;</strong></em>. Peccato però che non sia vero, come dimostra, dati alla mano, un articolo di <a href="http://lucakocci.wordpress.com/" target="_blank">Luca Kocci </a>su <strong>Il Manifesto</strong> di oggi, che provo a sintetizzare perchè non è al momento disponibile in <strong>Rete</strong>. <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/otto-22.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1730" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/otto-22-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Non sapevo, ad esempio, che solo il <strong>44%</strong> degli italiani sceglie la destinazione dell&#8217;<strong>Otto per mille</strong>. Il restante <strong>56%</strong> lascia invece la casella in bianco; ma il contributo gli viene trattenuto comunque e redistribuito dallo Stato in proporzione alle scelte fatte da chi la casella l&#8217;ha barrata. Non è quindi vero che nove contribuenti su dieci scelgano la <strong>Chiesa Cattolica</strong> &#8211; come dice la pubblicità. La percentuale reale è di 4 su dieci, che è tutta una&#8217;ltra cosa, direi, no?</p>
<p>A scorrere poi gli ultimi dati disponibili, relativi al 2011, si scopre che la <strong>Chiesa Cattolica </strong>destina il <strong>42%</strong> dei fondi raccolti attraverso l&#8217;<strong>Otto per Mille </strong><em>&#8220;ad esigenze di culto e pastorale&#8221;,</em> il <strong>32%</strong>  &#8221;<em>al sostentamento del Clero</em>&#8221; e solo il <strong>21% </strong>a  quegli <em>&#8220;interventi di assistenza e solidarietà sociale&#8221;</em>  di cui si fa vanto la pubblicità della <strong>CEI</strong>.  Diverse sono le scelte fatte dalle <strong>Chiese Metodiste e Valdesi, </strong>che<strong> </strong> non destinano un euro per le esigenze di pastorale e culto, spendono un&#8217;inezia per gli stipendi e la gestione &#8211; poco più dell&#8217;<strong>1%</strong> &#8211; e impiegano invece oltre il <strong>90%</strong> del contributo per programmi sociali, sanitari e culturali, in Italia e all&#8217;estero.  C&#8217;è una bella differenza, no? Fanno meglio della Chiesa cattolica anche le <strong>Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno &#8211; </strong>che destinano il <strong>90%</strong> del contributo al loro accordato in &#8220;<em>progetti sociali, formativi,e ducativi e culturali&#8221;</em> -mentre la <strong>Chiesa Luterana</strong>  destina meno del <strong>20%</strong> ad opere sociali e cultura, spendendo il grosso del contributo in opere di evangelizzazione. Poco si sa invece dell&#8217;utilizzo dell&#8221;<strong>Otto per Mille  </strong>da parte sia delle <strong>Assemblee di Dio</strong> che dall&#8217;<strong>Unione delle Comunità Ebraiche</strong>:le rendicontazioni sembrano infatti piuttosto generiche e per nulla illuminanti.</p>
<p><a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/otto-31.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1732" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/otto-31-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Io non sono credente ma siccome l&#8217;<strong>Otto per Mille</strong> mi viene comunque sottratto dallo Stato lo destino da sempre alla <strong>Chiesa Valdese</strong>, di cui rispetto l&#8217;impegno e l&#8217;integrità. Questi dati mi confortano nella mia scelta. Non mi conforta per niente, invece, il silenzio con cui i media <strong>mainstream</strong> trattano questi dati, che pure mi paiono di una certa rilevanza giornalistica. Non è forse così? E non sarebbe il caso che i cittadini italiani ne venissero informati?</p>
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