Giornalismo, plagi e marchette

set 5, 2012 by

Giornalismo, plagi e marchette

Devo dire che da giornalista – così come, ovviamente, da cittadino – non mi sento affatto rassicurato dalle dichiarazioni altisonanti che pure sono state rilasciate dai massimi vertici del nostro Ordine, sia a livello nazionale che regionale, sulla compra-vendita delle interviste ed altre “comparsate” da parte dei politici di tutti gli schieramenti in diverse radio e tv dell’Emilia-Romagna. E questo per il semplice motivo che la nostra categoria ha già dimostrato, in più occasioni, di essere piuttosto tollerante in fatto di deontologia; e sa chiudersi a riccio  con atteggiamenti al limitè dell’omertà e senza curarsi dei doveri che ha nei confronti dell’opinione pubblica. Il che contribuisce non poco al calo di credibilità che il giornalismo nostrano. categoria.

E’ passata ad esempio sotto silenzio la scandalosa vicenda che ha coinvolto due volti noti del TG1, Attilio Romiti e Franco Di Mare, distintisi per aver prestato, dietro compenso, l’uno il volto e l’altro anche la presenza alla convention di un’azienda produttrice di pannolini.  Sì, avete letto bene, pannolini: fu una marchetta bella e buona, di cui Marco Travaglioilfattoquotidiano.it segnalarono prontamente la gravità, ma che ai due colleghi è costata solo una generica “censura” e nemmeno una “sospensione“ - l’unico provvedimento che ha qualche effetto pratico, per un giornalista, oltre alla radiazione –  da parte dell’Ordine Regionale dei Giornalisti del Lazio. Il colmo inoltre è che Franco Di Mare, che aveva presentato ricorso al Consiglio nazionale dell’Ordine, si è visto annullare anche la “censura”, come se nulla fosse successo. In tutta questa vicenda, poi, nè il TG1 nè la RAI nè l’USIGRAI, che è il sindacato interno dei giornalisti, si sono sentiti in dovere non dico di prendere dei provvedimenti ma anche solo di spendere una sola parola, se non altro di difesa dei tele-spettatori, che continuano a credere nel servizio pubblico e pagano il canone.                                                                          

Temo non rischi nulla nemmeno Giampaolo Visetti, corrispondente dalla Cina di Repubblica, che è stato scoperto a copiare gli articoli di un giovane free-lance, Antonio Talia, che collabora da Pechino con l’AGI. Le accuse del povero Talia paiono ben argomentate, caso per caso, tant’è che Il Foglio non ha esitato a sparare sul giornale rivale ed a ricordare al suo direttore che per molto meno Fareed Zakaria, commentatore assai noto al pubblico americano, è stato sospeso dal Time. In Italia no, questo rischio non lo corre nessuno. Si possono copiare gli articoli dei colleghi e ci si può esibire nelle marchette più spudorate senza rischiare nulla o quasi. Al massimo c’è qualcuno che fa finta di indignarsi, all’Ordine, ma poi tutto si aggiusta. Perchè in fondo siamo tutti giornalisti, o no? E si sa, cane non morde cane.

 

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2 Comments

  1. Orlando

    Il fatto che un giornalista presti il volto ad una ditta produttrice di pannolini (o di carta igienica),mi sembra esteticamente corretto.

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  1. Uomo in mare | Dr. Gonzo alias Cristiano Tinazzi - [...] vicenda che ha coinvolto Franco di Mare è squallida. E non si capisce se è più squallido lui o ...

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