Guerra di Libia: Vero e Falso in Rete

set 4, 2011 by

Sono stato uno dei primi a denunciare le bugie di guerra sulla Libia finite sui mass media mainstream: dalle presunte fosse comuni scoperte a Tripoli ai bombardamenti a tappeto ordinati da Gheddafi e mai provati (http://youtu.be/ISDFhdu3d6k). E già in aprile, su La Storia siamo noi,abbiamo messo in piedi con il mio direttore, Giovanni Minoli, un’intera puntata su Guerra, Bugie e TV (http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo.aspx?id=2353), cercando di spiegare come l’intervento della Nato in Libia fosse nato da una errata (e interessata) percezione degli avvenimenti in corso, ingenerata dalla propaganda dei ribelli di Bengasi e sostenuta ciecamente dalle tv panarabiste, Al Jazeera in testa. Nulla di nuovo, rispetto a quanto successo in Kosovo, nel 1999, e in tutte le altre guerre moderne. L’unica, vera differenza sta nel fatto che oggi le bugie di guerra viaggiano in Rete e hanno le gambe più lunghe, perchè filtri non ce ne sono – è la democrazia, bellezza! – e disinformatori, mestatori di professione e provocatori possono disporre di sofisticate attrezzature per produrre foto e filmati falsi o di propaganda.

Anche Gheddafi si è reso conto che stava perdendo la guerra della propaganda. Ed è corso ai ripari. Assoldando giornalisti, spin doctor e testimonial di ogni risma cui affidare la propria verità sugli avvenimenti in corso. In questa disperata guerra contro il tempo (e contro la Storia) ha avuto l’appoggio di alcune nazioni amiche (soprattutto Russia e Venezuela)  ma anche di giornali, gruppi ed associazioni, sia di destra che di sinistra, che per motivi politici e ideologici, in nome spesso dell’anti-imperialismo e dell’anti-americanismo, si sono prontamente schierati dalla sua parte. Si è venuta così a creare una strana compagnia di giro, che vede mano nella mano Thierry Meyssan e il suo Reseau Voltaire, la tv russa all-news RT, Giulietto Chiesa e i suoi boys di Megachip, la passionaria italiana di Tripoli Tiziana Gamannossi, le veline-gheddafine dell’agenzia HostessWeb e un drappello sparuto di giornalisti pacifisti come Marinella Correggia e Fulvio Grimaldi, che a Tripoli si sono lasciati ingannare come pivelli, accontentandosi di vedere solo quello che faceva comodo al regime.

Intendiamoci. Ognuno è libero di pensarla come vuole, su questa sporca guerra in Libia. Ma rispondere alla propaganda con la propaganda è stupido e basta. Si può essere infatti contro l’intervento della Nato, denunciarne la logica neo-coloniale o i tragici effetti collaterali, e non per questo bisogna bersi come oro colato le menzogne di Gheddafi e la propaganda dei suoi scagnozzi.  A Tripoli e a Bengasi, vi assicuro, circolavano decine e decine di video, nonchè migliaia di foto, che venivano proposti a noi giornalisti: non c’era però verso di appurarne l’autenticità, nè di poterli contestualizzarne, com’è d’obbligo in questi casi; e infatti pochissimi sono stati ripresi dalle grandi testate mainstream. Nelle ultime settimane, poi, la succitata compagnia di giro ha dato il meglio, occupando militarmente la Rete con la sua versione degli avvenimenti in corso, suffragata da falsi video e false foto. Addirittura si è messo in dubbio la conquista di Tripoli da parte dei ribelli, si è parlato di set cinematografici allestiti da Al Jazeera in Qatar, si è scritto e veicolato un mare di sciocchezze, a dispetto di tutte le testimonianze di tutti i giornalisti che erano sul posto, al solo scopo di dare una mano al regime di Gheddafi e ai suoi ultimi, disperati tentativi di restare in sella.

Per una disamina più approfondita e corredata di utili link sull’argomento rimando a questo blog (http://mazzetta.splinder.com/post/25473331/quei-rossobruni-che-difendono-gheddafi), ricco di link che io, giornalista vecchia maniera, non sono riuscito ad inserire in questo post. Quello che chiedo a tutti è di vigilare, perchè la Rete non sia ricettacolo passivo della propaganda degli uni e degli altri.

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