I bavagli della Farnesina

ott 4, 2011 by

I bavagli della Farnesina

L’assurda vicenda che ha coinvolto in Libia l’inviato della Stampa Mimmo Càndito – escluso per punizione ( e riammesso solo all’ultimo momento) da un aereo di stato che avrebbe dovuto riportarlo a casa, per via di una domanda scomoda rivolta al ministro Frattini – è la spia di una mutazione profonda intervenuta nell’ultimo decennio nei rapporti fra politica e giornalismo. Non è solo un problema italiano, ma è innegabile che nel nostro Paese tale rapporto è ormai degenerato più che altrove. Qualcuno si ricorderà delle vessazioni inflitte per anni dal nostro Presidente del Consiglio a Mariella Venditti del TG3 e a diversi giornalisti di Repubblica, colpevoli solo di non fare domande gradite in occasione delle sue conferenze stampa. E non è un caso che Berlusconi abbia sempre preferito la comunicazione unilaterale, con tanto di cassetta pre-registrata che veniva spedita in redazione, per la messa in onda. Come dire: i giornalisti non servono, conta solo poter comunicare, possibilmente senza alcun contradditorio. 

Intendiamoci. Non è una questione di destra e di sinistra. Prova ne è l’uso della querela a mo’ di clava con cui leader illustri di entrambi gli schieramenti regolamentano da tempo il loro rapporto con la stampa. L’unico giornalismo che a casa nostra è infatti tollerato ed anzi incoraggiato è quello che non critica ma semmai blandisce, che illumina e non fa ombra. C’è posto cioè solo per  il giornalismo asservito, che può essere utilizzato come strumento di lotta politica, al servizio di una fazione e non dell’opinione pubblica. Chi non si adegua, è fuori dal giro: niente voli di stato, perciò, ma anche niente inviti e niente informazioni. Quello che stupisce è che non ci sia una reazione compatta della categoria. Al contrario, c’è chi ne approfitta per crearsi una rendita di posizione, in nome della concorrenza fra testate e fra colleghi. Una vergogna, su cui l’Ordine e la FNSI farebbero bene a intervenire più spesso e con maggiore incisività.

 Un’ultima nota sulla Farnesina, che da anni ormai pretende di dettare l’agenda dei giornalisti che si occupano di esteri. Chiunque frequenti i fronti di guerra sa bene come il nostro Ministero degli Esteri faccia di tutto per sconsigliarne la copertura da parte della stampa, a meno che non lo si faccia da embedded (cioè con la protezione dei nostri militari). E’ una sorta di riflesso pavloviano che si è innescato a metà dello scorso decennio, all’epoca dei sequestri (di Giuliana Sgrena, Daniele Mastrogiacomo, ecc..).  E crea non pochi problemi a chi voglia andare in Iraq, ad esempio. Non mi risulta che in altri Paesi ci siano pressioni del genere. E sono anch’esse lo specchio di un’ingerenza della politica, che non è più tollerabile.

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