I fantasmi di Abu Salim

feb 10, 2012 by

I fantasmi di Abu Salim

Più che l’inchiesta di Seymour Hersh furono le foto e le immagini diffuse da 60 minutes a rivelare al grande pubblico, nel 2004, gli orrori che si stavano consumando nel carcere iracheno di Abu Ghraib. Non ci sono invece immagini degli orrori perpetrati nel carcere libico di Abu Salim; e questo non solo lo rende sconosciuto ai più, ma rischia addirittura di cancellarne la memoria. Come se il fatto di avere oppure no immagini a supporto possa essere il discrimine e finanche la misura degli orrori e delle ingiustizie.

Oggi Abu Salim non fa più paura. Ma a passeggiare nei suoi corridoi vuoti viene il magone come nei gulag sovietici della Kolima.  Da qui sono passati per piu’ di 30 anni migliaia di oppositori di Gheddafi; il quale, in un solo giorno, nel 1996, ne fece trucidare dai suoi scagnozzi piu’ di 1200. Non si sa bene se li fece ammassare in uno di questi cortili – le foto sono di Massimiliano Campanile, dalla nostra visita di ieri - oppure all’esterno di uno dei bracci. Di certo le guardie spararono nel mucchio, senza farsi tanti problemi. Eppure era gente che non aveva colpe se non quella di non dissentire oppure di non essere abbastanza zelante con il Colonnello:  musulmani devoti rei solo di portare la barba, studenti rientrati dall’estero con idee troppo liberali, membri di tribu’ o clan  reputati dal raìss non abbastanza fedeli, e via dicendo.

C’erano anche diversi artisti. Come Mohammad Bin Lamin, uno scultore di Misurata, che è stato incarcerato il 16 febbraio del 2011, all’inizio delle proteste di piazza contro Gheddafi.  Il nostro Mohammad  stava in una cella di 8 metri quadri, che divideva con altri 3 0 quattro detenuti. La luce veniva solo da uno spioncino in alto, a cui ancora oggi sono attaccati delle corde di stoffa, con cui i detenuti immagino si inerpicassero ogni tanto, per respirare un po’ d’aria. Ed è  certo per non impazzire che Mohammad si è messo a disegnare, per giorni e per mesi, a matita, sulle pareti della sua cella. Ha raccontato le sue paure e i suoi sogni. E gli è andata bene, perchè il 24 agosto il carcere di Abu Salim e’ stato liberato, dopo la conquista di Tripoli da parte dei ribelli, e tremila detenuti hanno potuto riabbracciare le loro famiglie, alcni dopo decine di anni.  Oggi Mohammad è tornato a fare l’artista, come merita. Altri, tanti, non hanno avuto la sua  fortuna.  

 

 

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