Il mondo di Popof

nov 20, 2011 by

Il mondo di Popof

Iniziava così: “Nella steppa sconfinata, a 40 sotto 0, se ne infischiano del gelo, i cosacchi dello Zar”. E il suo mitico ritornello faceva: “Ma Popof sbuffa sbuffa e dopo un po’, gli si affonda lo stivale, nella neve e resta li. Ma Popof, del cosacco che cos’ha, ha il colbacco e gli stivali, ma non possono bastar”. Era lo Zecchino d’Oro del 1968. E nel mio immaginario di bambino faceva irruzione un’inedita figura storica, quella dei cosacchi, del Don e non solo. Poi vennero per me lo sceneggiato televisivo sul corriere dello Zar, Michele Strogoff;  la bella versione italiana del film  Taras il magnifico, con Yul Brinner e Tony Curtis; e infine l’insuperabile racconto sui cosacchi di Lev Tolstoj. 
In verità, come ci ricorda un bel pezzo uscito su Limes on line, i cosacchi esistono ancora. E hanno combattuto in molte guerre recenti: in Ossezia del Sud, nel 2008, durante la guerra-lampo che ha opposto Russia e Georgia; in Cecenia, nelle due guerre che hanno opposto gli indipendentisti locali al governo centrale di Mosca, nel 1994-1996 e 1999-2009; e addirittura nelle guerre che negli ’90 hanno dilaniato l’ex-Iugoslavia, a fianco ovviamente dei lotro “fratelli” serbi.  Forse perchè, come dice Tolstoj, la loro felicità “sta nel vivere per gli altri“. Ma anche per amore della Grande Madre Russia e della cultura slava che ne fa pulsare il cuore. Certo è che in Russia è in corso ormai da anni una rivalorizzazione della storia, del mito e delle tradizioni dei cosacchi, che una legge del 1992 ha completamente riabilitato – dopo l’oblio imposto dal regime comunista - e che ulteriori disposizioni dell’era Putin hanno reintegrato nelle accademie militari e nel servizio statale.

E’ il momento giusto, insomma, per riscoprire questa realtà sociale dagli aspetti curiosi. Sì perchè i cosacchi non costituiscono nè una nazionalità nè tanto meno un gruppo etnico.  Sono infatti russi come ucraini, e poi mongoli, turchi, caucasici, tartari, persiani e persino polacchi. Anche la religione varia: la maggioranza è infatti cristiano-ortodossa, ma ci sono anche cosacchi musulmani o seguaci dei culti sciamanici. A unirli tutti è l’aspirazione ad essere “uomini liberi“. Per questo migrarono verso i confini dell’Impero, insediandosi in terre non ancora popolate, ad esempio in Siberia, nel tentativo di sfuggire al ferreo controllo degli zar e dei loro esattori. In fondo, sono l’espressione più sincera dell’anima russa,  che è allo stesso tempo barbarica e lirica. E se è vero che rappresentano il passato, ma non è detto che non possano avere anche un futuro.

 

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