Il Tao del viaggio (*)

lug 15, 2012 by

Il Tao del viaggio (*)

(*) Da “Il TAO DEL VIAGGIO” di Paul Theroux (Dalai 2012), anticipazione uscita su Repubblica del 15-07-2012

 

“Per quel che mi riguarda ho sempre viaggiato da solo. Le spedizioni su vasta scala richiedono tutta un’équipe, ma in ogni altro viaggio la presenza di altre persone riduce l’esperienza. C’è qualcuno che aiuta, compra i biglietti, fa l’amore con te, ascolta i tuoi sfoghi, ti aiuta a piantare la tenda, guida o
altro. Anche se in genere non lo dicono, molti viaggiatori hanno un compagno. Una persona è una consolazione e inevitabilmente anche una distrazione.«Guarda il cammello davanti alla Lexus, tesoro. Eh sì, il vecchio e il nuovo!». Jonathan Raban, che viaggia sempre da solo, sostiene:«I viaggi con un compagno, una moglie, una ragazza mi fanno venire in mente gli uccelli nelle cupole di vetro, quelle cose vittoriane con dentro uccelli impagliati. In due diventi un mondo troppo autosufficiente perché il resto del mondo possa penetrarci. Invece devi andare nudo, in un certo senso, e renderti vulnerabile davanti al mondo. Se viaggi con una persona cara al braccio non ti succederà mai, non vedrai niente, non incontrerai nessuno, non sentirai nulla. Non ti succederà niente». (Citato in A Sense of Place, curato da Michael Shapiro, 2004.)                                                                                   

Raban ha sviluppato questo discorso nel saggio «Perché viaggiare? » contenuto nella raccolta Driving Home (2010): «Si tratta semplicemente del fatto che se viaggi con un compagno non sei abbastanza solo… I momenti di acuta solitudine sono parte essenziale del viaggio. È la solitudine a far succedere le cose».
«I vincitori», la poesia di Kipling che fa da epigrafe a La storia dei Gadsby (1889), sembra rispecchiare lo stesso punto di vista:
Qual è la morale? Chi viaggia la intuisce./ Se la notte è fitta e le tracce sono oscure un amico vicino è in effetti gran cosa. / Ma è sciocco aspettare il pigro che indugia. / Giù all’inferno o su al Trono, /
viaggia veloce chi viaggia da solo.
In Walden ,Thoreau espresse succintamente la stessa idea, come in un’eco anticipata:«L’uomo che va
da solo può cominciare oggi; ma l’uomo che viaggia insieme a un altro deve aspettare che questi sia pronto».
Nessuna delle persone che seguono era dello stesso avviso, e lo stesso Thoreau fece a meno di seguire il proprio consiglio perché non viaggiò mai solo. (…)

Henry David Thoreau e amici
Percorse a piedi il Cape Cod con William Ellery Channing, che andò anche in barca con lui lungo i fiumi Concord e Merrimack; girellò e andò in canoa per i boschi del Maine con il cugino George Thatcher e due guide indiane. Andò da solo da Concord, in Massachusetts, a Staten Island, nello stato di New York, ma poi visse lì per due mesi presso una famiglia, finché non sentì nostalgia di casa e tornò a Concord. Trascorse una settimana in Canada in una sorta di viaggio organizzato, su un treno pieno di turisti che andavano da Boston a Montreal, e lo raccontò in Un americano in Canada.
E poi c’è Walden, l’ultima parola in materia di solitudine. O è tutta teoria? La capanna di Thoreau distava solamente un miglio e mezzo dalla sua casa di Concord, dove la madre adorante lo aspettava cuocendogli torte e lavandogli la biancheria, e nel periodo trascorso a Walden, Thoreau passò a casa spesso. Nella capanna aveva due sedie e, come racconta, andava spesso con un gruppo di amici a raccogliere mirtilli.

Richard Burton alla Mecca con Mohammed
Per entrare nella Mecca fingendo di essere un derviscio afgano
di nome Mirza Abdullah, Burton aveva bisogno di un arabo che gli facesse da servitore e guida, oltre che della barba e di vestiti lunghi. Trovò il
diciottenne Mohammed El-Basyuni, che stava andando alla Mecca per vedere sua madre. A Burton piacque la sua fiducia in sé stesso, ma il giovane era anche un osservatore attento. Alla fine del viaggio, racconta Burton, Mohammed aveva qualche sospetto che egli fosse un infedele: «”Il nostro padrone è un sahib indiano”, disse il ragazzo all’altro servitore, “ha riso delle nostre barbe”».
C’era anche un altro motivo di sospetto, scrive la biografa di Burton, Mary S. Lovell: correva la voce che Burton, invece di accovacciarsi, avesse urinato in piedi, cosa che un buon mussulmano non farebbe mai. Poiché Burton, polemico com’era, aveva molti nemici, si disse anche che aveva ucciso Mohammed perché conosceva il suo segreto. Non era vero, ma a Burton l’immagine di violento attaccabrighe piaceva tanto che sostenne di avere effettivamente ucciso il compagno di viaggio. «Ma certo», disse. «Perché no? Credete che in questi paesi si possa vivere come nella Pall Mall e a Piccadilly?».

André Gide e il suo amante

Nel viaggio di dieci mesi attraverso il Congo e il Ciad, compiuto fra il 1925 e il 1926, il cinquantaseienne Gide portò con sé l’amante ventiseienne Marc Allegret, che si era occupato di quasi tutti i preparativi. Stavano insieme da dieci anni ma di certo non erano monogami. «Per tutta la durata del viaggio», scrive il biografo Alan Sheridan in André Gide (1998), «ebbero a disposizione partner sessuali di entrambi i sessi, e Marc scoprì la sua inclinazione per le ragazze adolescenti». (…)

V. S. Naipaul e le sue donne
Nel prologo di Un’area di tenebra Naipaul parla delle difficoltà all’arrivo in India –
formulari da riempire, burocrazia, calura – e aggiunge, «la mia compagna di viaggio svenne». Nell’edizione americana del libro la frase è stata cambiata con «mia moglie svenne». Patricia Naipaul lo ccompagnò per tutti i suoi viaggi in India, anche nei tre mesi in cui lui abitò in Kashmir, ma viene menzionata solo quell’unica volta. Nel viaggio descritto in Nel Sud, andò con lui la sua amante, che si occupò sempre di guidare e quasi sempre di prenotare gli alberghi, come racconta una biografia dello scrittore. Quest’amante andò con Naipaul anche nel suo giro attraverso il mondo mussulmano per Tra i credenti, ma a metà del viaggio per Fedeli a oltranza, la prosecuzione della ricerca, fu sostituita da Nadira Khannum Alvi, che in seguito divenne moglie dello scrittore e compagna non menzionata dei suoi viaggi.

John McPhee, i compagni di pagaia e la moglie
In alcuni dei suoi viaggi McPhee sembra essere solo – in Looking for a Ship (1990) è l’unico marinaio d’acqua dolce a bordo. Ma a metà di Coming into the Country, sui suoi viaggi lungo l’Alaska, accenna alla sua «crescente sensazione d’intrappolamento» e poi, fra parentesi, «mia moglie era con me».Nella prima parte del libro compaiono spesso i suoi quattro o cinque compagni di viaggio. 

Bruce Chatwin e amici                                                                                 
Come mostrano le sue lettere, Chatwin doveva sempre essere con
qualcuno. I viaggi apparentemente solitari descritti in In Patagonia e Le vie dei canti si svolsero per buona parte in compagnia di un amico o una guida; altri viaggi furono compiuti con un amante o con la moglie Elisabeth. Una volta gli dissi
che nel raccontare le esperienze di viaggio bisogna farlo in modo pulito, e lui rispose con una risata stridula: «Farlo in modo pulito? Impossibile». (…)

Rudyard Kipling e Carrie
Viaggiò in lungo e in largo, mai da solo. Conosciuto per il suo sciovinismo
e la sua ampollosità, Kipling era in realtà una figura enigmatica e malinconica. Era stato segnato da un’infanzia solitaria in un’atmosfera di crudeltà (parlò di «casa della desolazione») in Inghilterra, mentre i genitori erano in India (dai cinque agli undici anni; vedi il suo racconto Bee, bee, pecora nera). Non parla mai di sua moglie Carrie, americana del Vermont, che in realtà era sempre al suo fianco. L’opera di Kipling prende ispirazione da viaggi in India, Sudafrica e Stati Uniti, e il suo libro di storie di viaggi, Da mare a mare, è magnifico.

Graham Greene e compagni
Cominciando dal lungo cammino attraverso l’interno della Liberia descritto
in Viaggio senza mappa, il suo primo libro di viaggi, compiuto con la cugina Barbara lasciando a casa moglie e figli, Greene ebbe sempre un compagno di viaggio, o un autista o un’amante a bordo. Non sapeva cucinare, guidare o usare la macchina per scrivere, perciò da solo era perduto. Sembra pure che avesse bisogno aver vicino  qualcuno di cordiale: l’amico Michael Meyer, che viaggiò con lui attraverso il Pacifico, e anni dopo padre Duran, il prete che compare inMonsignor Chisciotte.
Greene sosteneva di essere maniaco depressivo, a volte con tendenze suicide, e di soffrire la solitudine. Ebbe numerose relazioni amorose, spesso appassionate. Rimase sposato tutta la vita con la stessa donna, Vivien Greene, ma non andò con lei da nessuna parte.

D. H. Lawrence e Frieda
Lawrence
viaggiò sempre con la moglie, Frieda von Richthofen (cugina del
Barone Rosso), cominciando con la loro fuga d’amore nel 1912, due mesi dopo il loro primo incontro (al tempo lei era sposata con Ernest Weekly, un professore francese). Sebbene litigassero costantemente, vissero insieme in Italia, negli Stati Uniti, in Messico e in Australia, viaggiando molto. Fra i libri di Lawrence basati su quei viaggi sono particolarmente importanti Mattinate al Messico e Mare e Sardegna. A volte Lawrence nomina Frieda, in genere non lo fa.

Somerset Maugham e l’amante
Nei suoi viaggi più lunghi – quello in Cina, che fruttò On a Chinese Screen, e
quello nel sudest dell’Asia, che ebbe come risultato The Gentleman in the Parlour - Maugham fu accompagnato dall’amante, Gerald Haxton. Non lo rivela soprattutto perché sua moglie Syrie si risentiva del tradimento con quel giovane ubriacone americano, e perché al tempo di quei viaggi, gli anni Venti e Trenta del Ventesimo secolo, l’omosessualità in Gran Bretagna era considerata un reato. A Maugham, che era fortemente balbuziente, serviva qualcuno che conversasse con la gente e gli riferisse storie e dialoghi coloriti. «Master Hacky» era l’uomo giusto per questo compito, e inoltre Maugham lo amava profondamente. Dopo la morte di Haxton, Maugham viaggiò con Alan Searle, un avido giovane di Londra che gli aveva mandato lettere di ammirazione e che divenne il suo amante e infine il curatore delle sue opere postume.

Rebecca West e Henry
Probabilmente non c’è libro di viaggi in cui le espressioni:
«Mio marito disse…» o «Mio marito mi raccontò… »ricorrano tanto spesso come in Agnello nero e falcone grigio (1941), resoconto di Rebecca West sui diversi viaggi intrapresi in Jugoslavia, e poiché si tratta di un libro di 1.200 pagine le parole «mio marito» appaiono davvero molte volte. Lui era un banchiere di nome Henry Andrews, e forniva continuamente teorie e delucidazioni che West riferisce in tono di approvazione.

John Steinbeck ed Elaine
Nel Viaggio con Charley, Steinbeck fu accompagnato dal suo cane, ma anche se non ne accenna mai, lo scrittore ricevette diverse visite coniugali; ogni due o tre settimane la moglie Elaine andò a trovarlo per tirargli su il morale, lo sappiamo dalle lettere che furono pubblicate dopo la sua morte. Per esempio, il 10 ottobre del 1960: «Sono contento che tu mi abbia raggiunto. Sono state belle giornate, non è vero? E mi hanno dato molto sollievo dal senso di vuoto» ( A Life in Letters). Viaggio con Charley è scritto in tono allegro, e quel senso di vuoto non viene mai rivelato.”   (Paul Theroux, IL TAO DEL VIAGGIO)

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