In viaggio con il Moloch (7)

ago 17, 2012 by

In viaggio con il Moloch (7)

L’ULTIMA SPIAGGIA                      (In Viaggio con il Moloch / 7° Puntata)

Sul lavoro accade di rado, in viaggio invece sì: la fatica viene premiata. Quando stamane abbiamo inforcato quel bivio in mezzo al bosco, con l’indicazione a pennarello di una spiaggia di cui nessuna delle nostre guide parlava, beh, non ho detto nulla ma ho pensato che fosse l’ennesima deriva topografica del Moloch – vedi alla puntata n° 4 . E quando la strada asfaltata si è trasformata in un tratturo aspro con pendenze anche del 20%, su cui un gruppo di intrepidi ciclisti tedeschi rischiava il colpo aplopettico – vedi foto – ho cominciato ad innervosirmi sul serio. Pensavo solo a come fargliela pagare, al Moloch, indeciso fra l’indennizzo morale – da giocarmi come un jolly alla prima occasione, tanto per  zittirlo un po’ – e un indennizzo materiale, tipo una cena al di sopra del nostro budget o un aperitivo extra, fuori preventivo.  Poi, all’improssivo, si è aperto uno sprazzo tra le rocce, in mezzo alla conifera, e davanti a noi, nella luce limpida del mattina, è apparsa lei, la spiaggia di Kargicak: uno splendore di baia – vedi foto in copertina – di cui si intravedeva il fondale anche in lontananza, senza nessun caicco ancorato al largo e soprattutto senza bagnanti sul bagnasciuga.                                              

Penso che dipenda dal fatto che sono nato e cresciuto in un paese di mare – che d’estate diventa invivibile o quasi per via dei turisti - ma io meno gente c’è in spiaggia e meglio sto. Detesto infatti gli stabilimenti balneari, con gli ombrelloni tutti allineati, le coppie che giocano a tamburello e i bambini che zompettano sulle altalene. Col mare io ho un rapporto di coppia, esclusivo, che non tollera scappatelle e concepisce solo la spiaggia libera, meglio ancora se in perfetta solitudine. Il Moloch invece no, lui è nato e cresciuto a Bologna, e il mare perciò l’ha conosciuto sulla Riviera romagnola: avere gente fra i piedi lo disturba di meno, molto meno, al punto che avere una spiaggia tutta per sè lo mette a disagio o quasi. Questione di imprinting, insomma. Che non ci impedisce di convivere bene in vacanza, senza troppi contrasti, quanto meno sul mare.

Quando abbiamo messo piede oggi sulla spiaggia di Kargicak , che è lunga almeno due-trecento metri, c’erano solo tre sub in acqua, che poi si sono riposati sulla spiaggia, fieri delle loro attrezzature luccicanti.  Nel corso della giornata sono arrivati, nell’ordine: tre turchi muniti di canna da pesca che sono andati a pescare dall’altra parte della baia, in una piccola caletta; quattro intrepidi viaggiatori tedeschi con cane che si erano fatti i nove chilometri di sentiero a piedi – li abbiamo incrociati già sudati – e se li sono rifatti  in salita, dopo una sosta di non più di un’ora, bagnandosi appena – solo il cane sguazzava felice, stravolto dal caldo; una coppia di provenienza ignota arrivata in moto, che ha fatto il bagno per qualche ora e se n’è tornata non so dove; una coppia di frichettoni con tanto di capelli rasta, che ha dato un’occhiata al posto ed è andata via sdegnata – cercavano forse un posto appartato, per fare sesso?, non lo saprò mai. In tutto eravamo in 13 più un cane, non male, soprattutto per un venerdì 17 .

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