In viaggio con il moloch (8)

ago 18, 2012 by

In viaggio con il moloch (8)

IL MELOGRANO & LA CABALA        (In Viaggio con il Moloch / 8° Puntata)

 

Sarà che sono in vacanza, o forse è solo deformazione professionale, fatto sta che oggi ho voluto
verificare di persona se è vero quello che dice la Torah del melograno e cioè che ogni frutto di questa meravigliosa pianta, di qualsiasi dimensione, contiene esattamente 613 chicchi. Nè uno di più, nè uno di meno. Un numero magico, peraltro, perchè altrettante sono le prescrizioni cui un ebreo deve attenersi secondo quel Libro Sacro. Il che ne aumenta il fascino, cui d’altronde erano sensibili anche greci, romani, babilonesi e arabi che ne ammiravano la struttura complessa e lo consideravano una prelibatezza.

Qui in Turchia, a differenza che in Italia – dove il melograno mi pare che cresca triste & solitario -  è un frutto assai diffuso – vedi foto – e viene coltivato su grande scala. E’ consumato come bevanda ed è usato anche in cucina, come in Iran e in buona parte del Medio Oriente, sia per preparare le insalate che per cucinare ottime salse, in chiave agrodolce. Capita anche che i menu dei ristoranti ne vantino le qualità curative, che sono molteplici: è un potente astringente, fa bene al cuore e migliora finanche le prestazioni sessuali. Sulle ultime due virtù vi saprò dire di più al mio rientro: bottiglia dopo bottiglia, ho finito infatti per accumularne una cassa, di succo puro e concentrato, che spero mi trasformi in uno stallone dal cuore d’acciaio. Quanto alle proprietà astringenti, invece, il melograno per ora mi ha deluso e continuo ad avere la diarrea che colpisce i viaggiatori – i turisti no, quelli mangiano come a casa loro – e questo nonostante
l’uso, o meglio l’abuso che ne faccio e che ho imposto al Moloch. Forse, però, è colpa mia, che non riesco a dosarlo nella quantità giusta. Ma ormai siamo agli sgoccioli, il nostro viaggio sta per finire e non mi resta molto tempo per giocare al piccolo farmacista.                    

Ma torniamo al punto. Al numero magico: 613. La storia è suggestiva, non c’è che dire, ma mi sentivo in dovere di verificarne l’autenticità prima di diffonderla fra i miei amici. Così ho rubato due melograni in un campo – uno non mi sembrava probante – e in spiaggia, suscitando la curiosità di due bambine turche che continuavano a chiedere alla mamma cosa diavolo stesse facendo quello strano signore, mi sono messo al lavoro. Prima ho eliminato la corteccia con l’ausilio del coltellino – non ho il mio Leatherman, porca vacca, ma lo svizzero che ho portato ha fatto il suo sporco lavoro – poi ho staccato uno ad uno tutti i chicchi, separandoli dalla pellicola che li contiene, infine ho cominciato a contarli, uno ad uno, con una pazienza certosina, facendo dei mucchietti da cento per non perdere il conto. Devo dire che l’operazione ha impegnato tutte le mie energie: già faccio fatica coi soldi – che per fortuna sono pochi,  come si può vedere consultando il Contratto Nazionale dei Giornalisti, disponibile in Rete – figuriamoci con i chicchi di un melograno ancora non maturo, che sono molto piccoli e ti si appiccicano alle mani.

E’ andata avanti così per mezz’ora buona e alla fine ero tutto sudato. Ma quel che più conta è che non ho avuto la soddisfazione in cui speravo (e che in fondo meritavo). Sì, perchè i chicchi, quei maledetti chicchi, erano 735, altro che 613. Dalla disperazione mi sono tuffato in acqua, sperando di annegare il dispiacere; mentre il Moloch invece se la ghignava, come fa sempre quando la vita non mi sorride. A quel punto avrei dovuto fare una seconda verifica, con l’altro melograno rubato. Ma avevo esaurito tutto l’entusiasmo – capita anche ai giornalisti più bravi di me – ed ho preferito seguire una scorciatoia. Mi sono collegato ad Internet, ho digitato la parola melograno su Google e mi sono imbattuto in una ricerca inglese che non solo sconfessava la Torah parlando di una “leggenda”, ma stabiliva nero su bianco, sulla base di un test scientifico, che i melograni hanno un numero di chicchi sempre variabile a seconda delle dimensioni. Fine della storia, dunque. A quel punto sono tornato in acqua ed ho nuotato per buona parte della giornata, fino a stancarmi. Ho deciso pewrò che la storia dei 613 chicchi era troppo bella per tacere, nonostante la sua acclarata infondatezza.In fondo faccio il giornalista, mica lo scienziato.

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