In viaggio con il Moloch (1)

lug 31, 2012 by

In viaggio con il Moloch (1)

Mi sa che stavolta non ce la facciamo. Niente record al ribasso. Vuoi per l’età – diamine, come si fa a dormire ancora per 5, 10 euro al massimo senza che il giorno dopo le ossa non ti citino per danni ? E in macchina senza aria condizionata, voi ce la fate? – vuoi per la crisi economica in cui ci hanno precipitato i Padroni del Mondo, che rischia di spingere frotte di turisti euro-zonali sulle coste a noi più vicine, purché spruzzate di un po’di esotismo con cui alleviare le angosce da spread. Così, però, c’è il rischio che i prezzi salgano – Grecia a parte, forse – e temo perciò che questa vacanza in Turchia con il mio amico Sandro (si vede qui in una delle rare foto in cui compare) possa rappresentare una battuta d’arresto in quella lunga serie di spedizioni low-cost in cui, senza falsa modestia, io e il mio socio siamo diventati degli esperti. Non a livello di Enrico Bondi, il mitico risana-bilanci a cui si è affidato Mario Monti. Ma riuscendo sempre a spuntare un rapporto qualità-prezzo che mi ha sempre inorgoglito (a Sandro ancora di più, lui ci gode a non intaccare più di tanto la nostra cassa comune).

Grosso modo, per due settimane in Marocco, Tunisia o Turchia – sulle destinazioni lunghe non ci siamo ancora cimentati, in coppia, ma prima o poi ci proveremo – non abbiamo mai speso più di 700 euro a testa, compresa l’auto a noleggio. Diciamo, 50-60 euro al giorno, all inclusive. Che non è poi così distante da quello che spendo a Roma in quei periodi, sempre più rari a dire il vero, in cui mi apro alla socialità e quindi mangio e sbevazzo spesso in giro. In viaggio però mi annoio di meno e non ho il mal di testa al mattino. Forse perchè Sandro non è mai stato un tipo da sbronze lunghe e reiterate, alla Bukovski,  oppure perchè a me il nomadismo mi rilassa mentre la stanzialità mi rende nervoso.  Non lo so. Posso però assicurarvi che i nostri non sono affatto dei viaggi spartani, genere “monacale”, anzi. Non ci facciamo mancare nulla, giuro; solo che lo cerchiamo evitando le trappole per turisti, fuori perciò dalle rotte battute dai torpedoni e senza badare granchè alle apparenze: dalla tovaglia  di plastica (o di carta) al tavolo del ristorante – purchè il cibo sia buono – alla carta da parati tristemente ingiallita negli alberghi – purchè  le stanze siano ampie e possibilmente senza ruggine nella vasca da bagno. Con un po’ di pazienza – e aiutati da una buona guida, Lonely o Routard, dipende dai Paesi - si può cioè spendere il giusto senza per forza doversi abbuffare di orrendi panini da mattina a sera, e senza dover dormire in tenda con l’umidità che ti fa gocciolare il naso e le zanzare che ti si mangiano. In più si è on the road, un’emozione che da sola vale tutto: ti fermi dove e quando vuoi, ci stai quanto ti pare, non hai l’obbligo di parlare con nessuno e puoi abbandonarti alle sensazioni. Vuoi mettere?

E che a nessuno di voi venga in mente di dire che in fondo coi viaggi organizzati, nei Villaggi-Vacanze, si spende di meno e ci si diverte di più. Primo, perchè non è vero, se non nella pubblicità: e quando poi si scopre che nel prezzo non sono comprese le bevande, l’ombrellone in spiaggia o l’aria condizionata, ormai è troppo tardi e si può solo smadonnare. Secondo, perchè per farsi imprigionare in questi divertimentifici coatti bisogna avere i nervi a pezzi oppure aver paura del mondo; e preferire le “batterie” di lettini uno di fianco all’altro alla magia di una spiaggia deserta (o quasi) che ti sei scovato da solo, beh, secondo me è da ricovero forzato in un campo di rieducazione cambogiano (ai tempi di Pol Pot). Per non parlare poi del finto esostismo che caratterizza certi posti che vanno per la maggiore, anche i più chic, dove le cosiddette “atmosfere” locali – sapori, colori, odori – sono solo una scenografia più o meno riuscita che viene allestita per placare la nostra immaginazione avida di turisti occidentali ed a cui il povero cristo nativo si presta solo per guadagnare qualche euro in più (e quando alla sera torna a casa, stremato, vestito da giannizzero turco o da cavaliere berbero, il figlioletto gli  chiede: Papà, ma perchè ti vesti così?).

Per me, inoltre, le vacanze con Sandro sanno di antico. Ma non nel senso che mi rivedo giovane e un po’ fricchettone andare in giro per il mondo senza una lira in tasca o quasi. C’è anche quello, sì, ma non  è quello che conta. E’ antico il rapporto con lo spazio e con il tempo, perché  – libero dalle inevitabili ansie da prestazione che affliggono i miei viaggi di lavoro – mi posso finalmente godere il primo e sono immune dallo stress del secondo. E poi è antico Sandro, con le sue camicie “su misura”, che gli fece una ventina d’anni fa un sarto del Mali - ottimo cotone, per carità, ma da come gli stanno addosso mi sa che le misure gliele ha prese male – e la sua mania di segnare tutte le spese, anche le più infime, per avere la situazione sempre sotto controllo. Il Moloch, l’abbiamo soprannominato tanti anni fa. Perchè starci assieme è un grande sacrificio. Ma ne vale la pena. Anche se mi costringe a stare incollato con gli occhi al tassametro dei taxi per verificare che la tariffa sia quella giusta mi fa le pulci su ogni piccola spesa extra che non sia giustificata (io lo frego con gli spiccioli, che accumulo avidamente e di cui lui non riesce a tenere il conto).

Ci sarebbero altre cose da dire, ma ve le dirò strada facendo. Si parte domenica 5 agosto, destinazione la Costa Turchese, quella che costeggia la Via dei Lici. Secondo me ci divertiremo un sacco.

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