Infobesità e nuovi giornalismi

set 3, 2011 by

Non tira una bella aria per noi giornalisti. La rivoluzione tecnologica dell’ultimo decennio in fondo ci ha spiazzati, strappandoci il monopolio dell’informazione. E gli editori ne approfittano, facendo scempio sia della professione che delle sue regole. Sbaglia però chi fa suonare le campane a morto. Stanno solo cambiando, a grande velocità, le modalità e il tipo di copertura che il sistema dei mass media offre degli avvenimenti nazionali e internazionali. E grandi sono le trasformazioni in corso nel reperimento, nel trattamento, nella diffusione e nel consumo delle notizie ad essi correlati.

Due libri usciti di recente e prontamente segnalati da LSDI chiariscono bene quanto sta succedendo nel mondo dei media. Il primo l’ha scritto un pezzo da novanta del giornalismo francese, Eric Scherer, si intitola “A t-on encore besoin des journalistes”, ed ha il pregio di affrontare di petto i problemi, senza nascondersi dietro il classico dito. Secondo l’autore il nostro è un mestiere che deve ormai reiventarsi di sana pianta, per poter aver un futuro in un mondo in cui l’abbondanza si è ormai sostituita alla scarsità di informazioni e l’opinione pubblica non ha più bisogno dei giornalisti per avere accesso alle notizie. La nostra, dice Scherer, è l’era  dell’infobesità, in cui ognuno di noi si è fatto media, con le sue fonti e il suo pubblico, e sempre più attori contribuiscono ad alimentare il flusso continuo delle informazioni, ormai multi-piattaforma. I giornalisti, conclude Scherer, possono avere un ruolo solo se accettano di diventare un filtro, competente e interattivo, capace di mettere ordine in questo tsunami dell’informazione. Ma questo nuovo ecosistema dei media è tutto da costruire.

Una strada la indicano Nicola Bruno e Raffaele Mastrolonardo nel loro  appassionante reportage, “La scimmia che vinse il Pulitzer, in cui si passano in rassegna otto casi di innovazione radicale nel mondo dell’informazione. Si va da Wikileaks a PolitiFact, passando per Stats Monkey, le @breakingsNews di BNO e i journo-hacker del Chicago Tribune. Otto esperienze, ognuna delle quali si lega a un concetto chiave del giornalismo di domani: precisione, velocità, partecipazione, intelligenza, libertà, bellezza, trasparenza, cambiamento. Il quadro che ne emerge è avvincente e regala  una sincera dose di entusiasmo a chi crede ancora in questo mestiere. Una conferma in più, per dirla con Mark Twain, che la notizia sulla morte del giornalismo è ampiamente esagerata.

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