Inviati poco speciali

ott 2, 2011 by

Inviati poco speciali

Non succederà mai ma alcuni romanzi di Evelyn Waugh andrebbero adottati come libri di testo in tutte le scuole di giornalismo. E fatti studiare a chi di questo mestiere ha una visione un po’ troppo romantica e/o avventurosa. Ad esempio, quelli che vogliono diventare a tutti i costi “inviati speciali”, pensando che questa parola magica racchiuda il meglio di quanto il giornalismo possa offrire a un giovane di belle speranze. Bene, che leggano L’Inviato Speciale (il titolo inglese è più bello: “Scoop: a novel about journalists”) e troveranno una parodia tragicomica della categoria, popolata da troppi  ”imbrattacarte“, che fanno a gara a chi la spara più grossa. 

Il romanzo è del lontano 1944, ma Waugh potrebbe tranquillamente averlo scritto ieri. éerchè il mestiere non è cambiato più di tanto, nè è cambiata la tipologia umana che lo frequenta. Leggere per credere. Nel romanzo, che racconta le peripezie di un gruppo di inviati speciali spediti in uno sperduto Paese tropicale a raccontare una presunta guerra civile, c’ è il giornalista più pagato degli Stati Uniti, autore di una cronaca dal vivo dell’affondamento del Lusitania scritta quattro ore prima che lo affondassero con un siluro; ci sono i due inviati inglesi, amici sì ma nei limiti in cui la professione concedeva loro tempo per sentimenti del genere; c’è il gruppo che se ne sta sveglio fino all’alba, a mangiare e bere, tanto paga il giornale; e c’è infine il giornalista che non fa mai gruppo e che attribuisce modestamente i suoi grandi successi all’abitudine di svegliarsi prima degli altri. 

Waugh sa di cosa parla. Perchè  anche lui è stato giornalista. Ed è stato anche inviato di guerra, per il Daily Mail di Londra. Nel suo libro In Abissinia, racconta fra l’altro l’incoronazione del negus Hailé Selassié, nel 1930. E lo fa con il suo stile tagliente, un po’ snob, che eccelle soprattutto negli affreschi al vetriolo, magari reazionari ma di certo efficaci. Il suo è humour inglese. E non c’è di meglio per affrontare le peripezie. Quando ad esmpio gli capita uno scoop, sempre in Abissinia, per difendersi dalla concorrenza dei colleghi Waugh decide di scriverlo in latino, certo che nessuno di loro lo mastichi. Ed è vero. Ma è vero anche che non lo mastica nessuno dei suoi colleghi in redazione, a Londra, e così lo scoop passa direttamente dalla telescrivente al cestino.

Di Waugh sono da leggere anche le note di viaggio contenute in “Quando viaggiare era un piacere”.  Waugh è stato infatti un grande viaggiatore, anche se non se ne vanta. Dice solo che per anni non ha avuto  una dimora fissa nè possedimenti che non entrassero comodamente nel carrello di un portabagagli“Sono stato – così chiude la Prefazione – un giovane tipico del mio tempo: si viaggiava perchè ci veniva naturale farlo. E sono contento di averlo fatto quando viaggiare era un piacere”.  Evelyn Waugh è nato nel 1903 ed è morto nel 1966

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1 Comment

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