Io difendo Daniela Orsello (*)

nov 8, 2011 by

Io difendo Daniela Orsello (*)

(*) Wolfgang Achtner, giornalista che stimo e che apprezzo per le sue riflessioni sempre acute sul mestiere del giornalista, ha pubblicato ieri su Facebook una nota in cui difende il comportamento della collega Daniela Orsello, autrice del servizio del TG2 sull’alluvione di Genova che tanto sdegno ha suscitato, in Rete e non solo. La ripubblico in questo blog, anche se le sue argomentazioni mi convincono solo in parte e resto convinto di quanto scritto nel mio post sull’argomento: le interviste ai minori andrebbero evitate, quasi sempre, a meno che non aggiungano elementi di cronaca essenziali; e non era questo il caso. 

 

“Da quasi vent’anni sono impegnato per promuovere un giornalismo migliore, al servizio dei cittadini, in Italia, perchè nel corso della mia carriera di giornalista in giro per il mondo ho potuto constatare che c’è un nesso imprescindibile tra democrazia e informazione: in poche parole, non ci può essere l’una senza l’altra. In particolare, mi sono impegnato a tentare di promuovere una riforma del sistema del giornalismo televisivo e non ho esitato ad affermare e a scrivere che i telegiornali italiani sono i peggiori del mondo libero, sia dal punto di vista giornalistico che tecnico. Ho scritto che occorrerebbe modificare il sistema di selezione e di formazione dei giornalisti e ocoorrerebbe produrre telegiornali pubblici e privati conformi allo standard internazionale dal punto di vista giornalistico/tecnico, a quello, tanto per intenderci, dei telgiornali della CNN, della BBC World, di Al Jazeera International, di France24, ecc. Le mie conoscenze personali in questo campo derivano da quasi 30 anni di esperienza con alcuni dei principali telegiornali mondiali, tra cui la ABC News, la CNN e la Press TV.  Per riuscire nel mio intento, da quasi 20 anni, ho scritto articoli, ho partecipato a convegni, insegnato in diverse università italiane e scritto, tra l’altro, l’unico libro di testo accademico completo sul giornalismo televisivo disponibile in italiano. In tutta la mia attività non ho mai lesinato critiche riguardo a comportamenti eticamente scorretti e gravi errori giornalistici e tecnici commessi dai colleghi italiani, facendo in ogni caso nomi e cognomi. 

Ho fatto questa premessa perchè chi mi legga sappia che non desidero fare una difesa d’ufficio in favore di un collega che ha agito in maniera impropria. Al contrario, mi sono sentito obbligato ad intervenire perhè una collega italiana del TG2, Daniela Orsello, è stata – secondo me – criticata ingiustamente per un servizio effettuato a Genova, in seguito all’alluvione che ha colpito questa città. In particolare, la giornalista è stata biasimata per avere intervistato Domenico Sanfilippo, un ragazzo di 16 anni che, sorpreso e intrappolato dalle acque dello scantinato del suo palazzo insieme a sua madre, era stato salvato da un vicino mentre la donna è morta. L’intervista che il TG2 ha trasmesso ieri (Domenica, 6 novembre) nell’edizione delle ore 13.00, ha sollevato molte critiche su Internet e non solo. Qualche ora più tardi, il direttore, Marcello Masi, si è scusato pubblicamente, con una nota diffusa nell’edizione delle 20.30. Masi si è dissociato dal servizio della giornalista, definendolo “Un documento che ha turbato la sensibilità di molti”. Masi ha aggiunto: “Ce ne scusiamo con i telespettatori. Questo telegiornale ha commesso un errore ma ribadisce con forza la volontà di restare lontano dallo sfruttamento del dolore, ancor di più quando sono coinvolti dei minori”.  

Ho studiato con molta attenzione uno spezzone di tale intervista che ho trovato in rete, di cui qui accludo il link. http://www.youtube.com/watch?v=T7KpRIeHIZA. In base a quanto ho visto – devo sostenere che NON sono d’accordo con quanti criticano la giornalista responsabile dell’intervista, Daniela Orsello. La Orsello sostiene che “Ero entrata in quel palazzo perché il ragazzino e suo padre erano andati a cercare l’inquilino che aveva salvato il piccolo”. Inoltre la giornalista ha voluto puntualizzare che “Non li ho inseguiti, li ho incontrati per caso”. Effettivamente, nel servizio del TG2, si vede che il ragazzo è stato intervistato mentre sale per le scale del palazzo di casa. Il volto del giovane si intravede appena e si nota bene che il padre si trova accanto a lui e non cerca in alcun modo di bloccare l’intervista. 

Ecco la trascrizione dell’intervista. 

Padre: “..  Perchè è andata a prendere mio figlio a scuola”. 

Giornalista: “Tu eri con tua mamma”?  

Ragazzo: “Sì, sono finito anch’io quì sotto. Sono finito quì sotto, poi mi ha aiutato il signore con il bastone”.  

Giornalista: “Cosa ricordi di quei momenti”?Ragazzo: “C’era tantissima corrente. Mi sono spaventato tantissimo. Prima, mi sono tenuto ad un palo della corrente e, poi, il signore mi ha dato il bastone”. 

Padre: “… aveva già mollato la presa…” 

Ragazzo: “Avevo già mollato la presa perchè avevo bevuto tanto”.  

Padre: “I pantaloni si erano abbasssati..” 

Ragazzo: “E non riuscivo a muovermi”.  

Giornalista: “Hai avuto paura di morire”?  

Ragazzo: “Sì, a un certo punto, mi sono lasciato e ho detto: ‘Non ce la faccio più.’ poi, però, ho visto il bastone e ho continuato. Ce l’ho fatta.”  

Giornalista: “Tua mamma dov’era”?  

Ragazzo: “Non lo so. Mi stava dando una mano e poi non l’ho più vista”. [Scoppia a piangere, si gira e sale per le scale.  

Voce della giornalista, fuori campo: “Domenico ha visto la morte negli occhi…. (…)”. Fine dello spezzone.

 In base all’evidenza, sento di dover difendere il comportamento della collega Daniela Orsello, che ha agito correttamente, nello stesso modo in cui avrei agito io o un altro collega di una delle principali reti mondiali se ci fossimo trovati al suo posto. La Orsello non ha commesso quello che nel mondo del giornalismo serio viene ritenuto un “peccato mortale”, un errore imperdonabile, segno di sciatteria e mancanza di rispetto nei confronti delle persone vittime di incidenti e dei loro familiari. Per l’appunto, la giornalista non ha fatto la domanda che invece ho sentito tante altre volte pronunciato dai suoi colleghi meno sensibili e/o meno preparati: “Come si sente”? Come descrivo nei passaggi sotto riportati, selezionati dal capitolo sulle interviste del mio libro di testo universitario, “Il reporter televisivo”, l’effettuazione sul campo dell’intervista di un parente di una vittima è uno degli aspetti più difficili del mestiere del giornalista, un compito che il sottoscritto e tutti i colleghi degni del nome preferibbero evitare e che, quando non possiamo farne a meno, cerchiamo di espletare con sensibilità e col massimo rispetto. Trovo comprensibile che molte persone “normali” possano non essere d’accordo con le mie conclusioni e possano ritenere che sarebbe stato meglio non effettuare l’intervista. Pur rispettando tali pareri, è necessario considerare che sul campo un giornalista si trova spesso a dover affrontare una situazione inaspettata e a prendere una decisione nel giro di pochi secondi, per poi agire o meno che, in questo caso voleva dire cogliere l’occasione e fare l’intervista al ragazzo. Ci tengo a sottolineare che, quale che sia la situazione, il buon giornalista deve comportarsi, in ogni occasione, in maniera eticamente corretta. In base a questi canoni, mi sento di affermare – in base a quanto è possibile vedere nello spezzone del TG2 che ho precedentemente analizzato – che la collega Daniela Orsello si è comportata da buon giornalista.

 Non mi è piaciuto il comportamento del direttore del TG2 che ha precisato che il servizio incriminato è andato in onda perchè non ha fatto in tempo a visionarlo. Francamente, questa giustificazione non è accettabile. Ci tengo inoltre a sottolineare il fatto che Masi fosse o meno presente in redazione e che abbia visto o meno il servizio di persona non può esonerarlo dalle sue responsabilità dato che esistono i telefoni. In realtà, come ho avuto modo di verificare di persona e come ho scritto tante volte, nei TG italiani – salvo rarissime eccezioni – nessuno controlla ciò che è scritto nei servizi. Ci tengo inoltre a precisare che il servizio della Orsello non era un collegamento in diretta, dove una battuta improvvisata potrebbe sfuggire ad un controllo preventivo. Nei TG esteri, il contenuto dei servizi viene sempre controllato prima che venga accordato l’autorizzazione al montaggio e prima della trasmissione. In casi come questi, in cui vi siano elementi possibilmente controversi, avviene sempre una discussione riguardo agli aspetti etici del servizio e, in alcuni casi particolarmente importanti, vengono addirittura interpellati avvocati che lavorano per il telegiornale per avere un parere legale. Alla fine di ogni discussione, se il direttore del TG o un suo sostituto danno il placet, il servizio va in onda, altrimenti viene rimosso o modificato. Ritengo di dover sottolineare al fine di stabilire eventuali responsabiltà riguardanti la trasmissione del servizio in questione, che spettava al direttore del telegiornale o a un suo sostituto, nel caso in cui avesse ritenuto che il servizio – o il passaggio in questione – non fosse corretto o appropriato, rimuoverlo dalla scaletta del telegiornale o farlo modificare. 

In conclusione, vorrei sottolineare che ogni giorno, chi fa il giornalista sul campo e il capo in redazione si trova a dover prendere tante decisioni e tutti insieme dovrebbero tentare di assolvere il proprio compito sulla base di motivazioni eticamente corrette. Per quanto concerne il risultato di queste decisioni, sono convinto che un giornalista debba rispondere al pubblico delle sue scelte; tuttavia queste, alla fine, spettano al giornalista e al suo direttore, anche qualora i telespettatori non dovessero condividerle. Nel caso che non condividesse queste scelte e il contenuto o il taglio dei servizi, il telespettatore ha il diritto di cambiare canale e cercare, dove ritiene piu’ opportuno, le notizie.  ” (WOLFGANG ACHTNER)

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Da “Il reporter televisivo: manuale pratico per un giornalismo televisivo credibile e di (buona) qualità” di Wolfgang Achtner, Morlacchi Editore 2006, capitolo 1 – L’etica, pagina 29.

  

 

                                     PRINCIPI GUIDA PER IL BUON GIORNALISTA

 

 

 

            Ricercate la verità e riferitela nel modo più completo che sia possibile.

 

            * Tenetevi sempre bene informati ed aggiornatevi di continuo, in modo che possiate informare, attirare l’attenzione ed educare il pubblico su questioni importanti.

 

            * Siate onesti, corretti e coraggiosi nel raccogliere, riferire ed interpretare informazioni esatte.

 

            * Fate sentire la voce di chi normalmente non ha modo di far sentire la propria voce.

 

            * Obbligate chi ha il potere a rispondere delle proprie azioni.

 

 

            Agite in modo indipendente.

 

            *Ricordatevi che in democrazia la libera stampa è al servizio del pubblico.

 

            *Ricercate e diffondete i diversi punti di vista riguardo ad una questione, senza farvi influenzare in modo indebito da coloro che vorrebbero usare il proprio potere o la propria posizione in modo contrario all’interesse generale.

 

            *Non aderite ad associazioni o a partiti e non partecipate ad attivita` che potrebbero danneggiare la vostra integrita` o compromettere la vostra credibilità.

 

            *Ricordatevi che per prendere la decisione giusta su questioni etiche sono necessari un senso di responsabilità individuale ed uno sforzo collaborativo.

 

 

            Minimizzate i danni.

 

            *Rendetevi conto degli effetti deleteri che le vostre azioni possono avere sulle persone e trattatele in modo compassionevole.

 

            *Trattate le fonti, i soggetti dei vostri servizi, ed i colleghi come degli esseri umani degni di rispetto e non come mezzi utili soltanto per raggiungere i vostri fini giornalistici.

 

            *Ricordatevi che raccogliere e riferire informazioni può causare inconvenienti o recare danni, e tenetelo bene in mente, in modo che ciò che fate possa valere veramente la pena.

 

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Da “Il reporter televisivo: manuale pratico per un giornalismo televisivo credibile e di (buona) qualità” di Wolfgang Achtner, Morlacchi Editore 2006, capitolo 10 – L’intervista, pagina 210.

 

Le interviste “news.”

 

            Solitamente, le interviste di tipo news sono raccolte al volo, per strada, sul luogo in cui è avvenuto un fatto, ed in genere, vengono fatte ai protagonisti o ai testimoni dell’evento stesso.

            Merita alcune considerazioni particolari una delle situazioni più frequenti in cui il giornalista si trova ad effettuare interviste di queste tipo, e cioè, con i parenti delle vittime dopo una disgrazia.

             Spesso, quando avviene una disgrazia, vengono impiegati vari giornalisti per raccogliere le interviste. A ciascuno viene assegnato una destinazione ed un compito specifico: qualcuno viene inviato sul luogo dell’evento ad intervistare i superstiti e gli uomini delle squadre di soccorso; sempre sul posto, oppure nei loro uffici, o ad una conferenza stampa, lo stesso giornalista (o qualcun altro) intervista gli esperti; qualcun’altro ancora intervista i feriti ed i medici all’ospedale; infine c’è qualcuno a cui tocca andare ad intervistare, nelle loro case, i familiari delle vittime.

            Non è molto difficile trovare le domande giuste per i superstiti di un incidente; è ovvio che gli si chiederà di raccontare “cosa” è successo, e “come” è successo l’incidente. Ma è utile domandare anche quando lui/lei si è accorto, o come ha fatto ad accorgersi, che la casa stava bruciando, che l’aereo stava precipitando, a cosa pensava in quell’attimo, e come ha fatto a salvarsi? Allo stesso modo, è abbastanza semplice fare le domande giuste ai soccorritori.

            Al contrario, intervistare i familiari o i parenti delle vittime di una sciagura è uno dei compiti più difficili e più duri che possa toccare ad un giornalista. In circostanze di questo genere molti giornalisti mostrano la stessa sensibilità di un avvoltoio e sembra quasi che traggano piacere dal dolore altrui. Invece, in questi casi, è necessario agire con grande sensibilità, cercando di rispettare la sofferenza delle persone, e – allo stesso tempo – riuscire a compiere il proprio dovere. Ogni giornalista dovrebbe cercare di immaginare come reagirebbe se, in una situazione simile, si presentasse a casa sua, a far domande, un altro giornalista.

             Per prima cosa, conviene prendere un attimo di tempo per esaminare ed analizzare la situazione. Se i familiari sono più di uno, si può tentare di capire qual’è quello che conviene contattare per primo. Spesso, una delle persone è più forte delle altre, ha assunto il controllo della situazione e cerca di consolare e rincuorare tutti gli altri. Sicuramente, conviene parlare per primo con questa persona. Molte volte, dopo, si riesce anche a parlare con gli altri.

             Non si può mai sapere in anticipo come reagiranno le persone. C’è chi preferisce chiudersi nel proprio dolore, ma c’è anche chi preferisce aprirsi ed è disposto a parlare. A volte c’è chi vuole sfogare la propria rabbia, puntando un dito contro chi presume sia il responsabile dell’incidente. Capiterà anche di essere presi a male parole. In questi casi, siate comprensivi, mordetevi la lingua, evitate di rispondere, e toglietevi dai piedi. Se siete costretti a fare una ritirata strategica, ma avete assolutamente bisogno di effettuare delle riprese, come prima cosa, ritiratevi ad una certa distanza. Quindi, cercate di effettuare le vostre riprese nel modo più discreto possibile. Può accadere che, lasciando trascorrere un pò di tempo, le persone cambino idea e siano poi disposte a parlare.

            Come regola, in casi come questi – nei limiti del possibile – è` sempre preferibile evitare di invadere la privacy altrui. Se dovete recarvi a casa di qualcuno, è preferibile che, per prima cosa, il giornalista si presenti da solo, senza troupe, per chiedere se c’è un membro della famiglia che sia disposto a parlare. Salvo situazioni particolari, non c’è nessun motivo – ed è estremamente scorretto, nonchè potenzialmente controproducente (perchè comportandosi in questo modo si rischia di alienare chiunque) – per presentarsi davanti alla porta con la telecamera in azione.

            In queste situazioni, non si dovrebbe mai fare una domanda di questo genere: “Mi dica come si sente?” Invece, chiedete a questa persona come ha saputo dell’incidente, fatevi descrivere la meccanica dell’incidente, cosa faceva il figlio/la figlia, il marito, ecc., in quel luogo, perchè aveva preso quell’aereo. Nel rispondere a queste domande, ci sarà più di un momento in cui essi stessi vi diranno, o si vedrà chiaramente, come stanno. Se la situazione lo permette e se c’è un motivo per chiederlo (per esempio, nel caso in cui si sta facendo un servizio approfondito su un personaggio famoso), cercate di farvi mostrare qualche fotografia del defunto. Questo dovrebbe mettervi in condizione di riprendere alcuni momenti toccanti, quando, descrivendo le fotografie, in modo del tutto spontaneo, i parenti vi parleranno dei loro ricordi, dei momenti più importanti e/o più belli vissuti con la persona che non c’è più. (…)

 

http://morlacchilibri.com/universitypress/Wolfgang%20M.%20Achtner%20libro-179.html

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