Io sto con Amalia
Quello che segue è l’appello lanciato dagli amici di Amalia De Simone, giornalista free-lance, che il MATTINO di Napoli ha deciso di usare come foglia di fico per coprire le proprie inadempienze, citandola in giudizio e chiedendole uno scandaloso risarcimento . Della vicenda ci siamo già occupati, qui. E’ auspicabile però che la solidarietà espressa in Rete da virtuale diventi anche reale. Copiate l’appello su un foglio word, firmatelo, scanneratizzatelo e speditelo all’indirizzo iostoconamalia@yahoo.it, in modo che si possa inoltrale all’editore del Mattino, Caltagirone, reo di questa cialtronata.
“Per la prima volta in Italia l’editore di un grande giornale cita in giudizio per danni un ex collaboratore freelance pretendendo che paghi per tutti.
Il quotidiano Il Mattino, del gruppo Caltagirone Editore, chiede alla sua ex collaboratrice Amalia De Simone di pagare il 70% di quanto stabilito da una sentenza di condanna in sede civile per diffamazione relativa a una richiesta di risarcimento danni, senza che ci sia mai stata una querela né alcun procedimento penale. La cifra pretesa ammonta a 48mila euro più le spese legali, per un totale di 52mila euro.
Si tratta di una somma che corrisponde forse al reddito medio annuo di alcuni redattori anziani di quel giornale, ma ragionando da freelance/collaboratore rappresentano il corrispettivo di circa 2600 articoli pagati 25 euro lordi l’uno. 
La direzione del quotidiano di via Chiatamone ha scelto di venire meno al principio morale di garantire tutela a chi, per anni, ha riempito le pagine di quel giornale con articoli che sono valsi premi e riconoscimenti.
Amalia De Simone è una cronista stimata e preparata, che da vent’anni racconta la cronaca giudiziaria con inchieste che le hanno consentito anche di vincere numerosi premi, e che tutt’ora firma da freelance lavori per le principali testate italiane e internazionali. Per anni il quotidiano Il Mattino si è avvalso della sua collaborazione. Stupisce e rattrista quindi che oggi Caltagirone Editore pensi di potersi rivalere su di lei per colpe che non ha, creando un precedente pericoloso per tutti i giornalisti italiani.
La causa per diffamazione che ha visto contrapposti alcuni giudici, la giornalista Amalia De Simone e il quotidiano Il Mattino, si è chiusa in primo grado con la condanna in solido, come sempre avviene, dell’autore dell’articolo, del direttore responsabile Mario Orfeo e dell’editore, condannati a pagare 69mila euro.
E’ necessario però sottolineare che la sentenza di condanna evidenzia le responsabilità di chi ha titolato l’articolo e di chi ha deciso la sua collocazione in pagina, due cose che non competono a nessun collaboratore esterno alle redazioni.
L’atto di citazione fatto recapitare ad Amalia De Simone dall’avvocato de Il Mattino vorrebbe imputare la quasi totalità della responsabilità alla giornalista, dimenticando che anche altri giornali cittadini riportarono la stessa notizia senza ricevere poi richieste di risarcimento, e tacendo il fatto che quell’articolo fu concordato prima di essere scritto con i capi della redazione.
Vogliamo ricordare ai dirigenti de Il Mattino e all’editore Caltagirone che la richiesta di risarcimento danni è stata avanzata dai giudici soltanto a seguito della ritardata pubblicazione di una rettifica, ripetutamente invocata anche dalla stessa De Simone eppure messa in pagina da Il Mattino soltanto a distanza di tre settimane.
Chiunque è in grado di rendersi conto che un collaboratore esterno non ha alcun potere in merito a una decisione di questo genere e quindi, di conseguenza, non ha alcuna responsabilità circa l’inadeguatezza della rettifica tardivamente pubblicata.”
Chiediamo che il quotidiano Il Mattino ritiri la citazione per danni fatta pervenire ad Amalia De Simone. Chiediamo che Caltagirone Editore garantisca, con un principio elementare di tutela, la serenità di tutti i collaboratori esterni alle redazioni.











Caro Amedeo,
sottoscrivo l’appello a favore della collega, alla quale ho già manifestato anche in altre sedi la mia solidarietà.
Ma resto della convinzione che si tratti non solo di una questione mal posta, bensì perfino un po’ maliziosamente strumentalizzata da chi ha l’indignazione facile ma lo l’occhio miope.
Perchè, diciamoci la verità: come ho già scritto sul mio blog giorni fa in un pezzo dedicato al caso (http://blog.stefanotesi.it/?p=1579), qui si guarda il dito e si perde di vista la luna.
Il dito è una causa di risarcimento tanto maldestra e giuridicamente insostenibile da apparire come un clamoroso autogol. La De Simone si farà un boccone delle pretese ridicole del Mattino (è solare che la responsabilità non è della giornalista) e, se è vispa, ci potrà pure guadagnare qualcosa.
La luna è la necessità improrogabile di dotare la categoria dei giornalisti autonomi (che, secondo i punti di vista, rappresentano ormai dal 25 al 60% di tutti i giornalisti a attivi e con i loro articoli producono il 70% del pubblicato) di un inquadramento legale, fiscale, sindacale, previdenziale, assicurativo e ordinistico ad hoc.
Solo che la il dito torna comodo per mandare segnali e far rumore, senza però portare alcun beneficio. Mentre la luna richiede un impegno, una lungimiranza, un polso della situaione, una chiarezza di idee, una consapevoelezza e una serietà che i nostri rappresentanti professionali e, soprattutto, sindacali (in questo caso, non miei) non hanno.
ciao Stefano. Concordo con te con la necessità di andare oltre l’indignazione facile. E spero tanto che Amalia riesca a farsi “boccone” delle pretese ridicole del Mattino. Sai però bene anche tu che le cause in Italia sono un terno al lotto e ci sono precedenti (come il caso Gasponi) in cui l’evidenza dei fatti è stata calpestati da giudici incompetenti. Quanto alla necessitè di rafforzare SUL SERIO la posizione dei giornalisti autonomi, con me sfondi una porta aperta: da anni mi sbraccio e sbraito nel Sindacato perchè ciò avvenga, visto che gli autonomi – come giustamente fai notare – scostuituiscono ormai l’ossatura di questo mestiere. Ci riusciremo, prima o poi? Mi auguro di sì. Per Amalia e per tutti gli altri.