L’ Africa in marcia
Il primo a provarci era stato l’ex calciatore del Milan George Weah, candidato sfortunato alle presidenziali in Liberia, prima nel 2005 e poi nel 2011. Adesso invece è il turno della stella senegalese della world music, Youssu N’Dour, che ha appena annunciato la sua discesa in campo in vista delle presidenziali del 26 febbraio prossimo, in nome del “dovere patriottico supremo“. E’ il segno della crisi che paralizza da tempo le tradizionali élites politiche in Africa, incapaci ormai di rispondere alle aspirazioni dei loro popoli e abbarbicate al potere come patelle agli scogli. E se l’intento è quello di ridare agli africani la capacità di sognare, ben vengano presidenti-calciatori e presidenti-cantanti. L’importante è che l’Africa si rimetta in marcia.
Per ora il continente nero resta ai margini del movimento globale di contestazione del potere costituito, che si è espresso con grande forza in Nord Africa e in Medio Oriente, così come in Russia, in India e in molti Paesi occidentali. Le dittature e le autocrazie restano in auge, da queste parti, e del vento di democrazia e di libertà che spira a nord del Sahara non c’è traccia o quasi. Fa un po’ eccezione il Senegal, dove Youssu N’Dour si è fatto promotore di un Mouvement Citoyen ed un gruppo di rapper di Dakar ha dato vita al collettivo “Y en a marre” (Ne abbiamo abbastanza, ndr.), entrambi abbastanza attivi nel corso del 2011. Sono i primi passi di una società civile che non ha ancora nè la forza nè le risorse – materiali e intellettuali -per contestare adeguatamente un Potere che ha nella povertà e nella disperazione la sua ancora di salvezza. Come un bambino, cammina perciò ancora a quattro zampe. e quando proba ad alzarsi in piedi, basta poco per farlo cascare.
Chissà se Youssu N’Dour riuscirà a battere quella vecchia cariatide di Abdoulaye Wade, che è già al suo secondo mandato e non si decide a mollare? Nel Paese di Leopold Senghor, sarebbe una novità assoluta. Anche perchè il cantante appartiene alla casta dei griot, tradizionalmente esclusa dal Potere. Ovviamente i senegalesi non amano parlare di questi argomenti, ma la divisione in caste esiste eccome. Ed è un freno che blocca la società e le impedisce di evolvere verso modello di maggiore partecipazione. Vedremo se la grande popolarità di cui Youssu N’Dour gode – come cantante impegnato, che non ha mai esitato a schierarsi per le cause nobili - basterà a sfatare questo tabù.










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