La descrizione di un attimo

mag 19, 2013 by

La descrizione di un attimo

Eccola. Alla fine Ali, risolti i suoi problemi, è riuscito a spedirmela. E’ la nostra prima foto dopo la liberazione, il 13 aprile, più o meno all’ora di pranzo: ci siamo tutti e quattro, stretti l’uno all’altro e finalmente rilassati. Io meno di tutti, forse, come si capisce dalla mia fronte corrucciata. Ma è solo per via della luce, magnifica ma accecante, quasi insopportabile dopo undici giorni passati al buio. In realtà l’ho adorata, quella luce, così come ho amato i colori vividi di quel paesaggio di montagna, al confine fra Siria e Turchia, così diversi dai toni spenti, lugubri, dei luoghi della nostra prigionia, dove tutto parlava di morte e la vita sembrava sospesa.

“Com’è possibile – ci chiedevamo in quei giorni passati con loro- che questi ragazzi passino le loro giornate a oliare i loro kalashnikov senza mai sentire il bisogno di stendersi al sole, oppure di ridere e scherzare come la loro età vorrebbe?”. Non erano così i giovani shebab dell’Esercito Siriano Libero con cui avevamo condiviso le nostre giornate ad Aleppo, ad ottobre, nel viaggio precedente: erano carichi di lutti, con storie terribili alle spalle, ma assieme alla voglia di lottare contro il regime che li opprime da quarant’anni avevamo mantenuta intatta, tutti, la voglia di vivere. Con loro si scherzava, si rideva, ci si abbracciava, ci si scambiava confidenze. Tutt’altra pasta questi di Jabhat al Nusra. Sempre seri, diffidenti, carichi di troppa fede e di troppa ideologia, sempre a parlare di jihad e di martirio come se fosse questo l’unico orizzonte concesso alla loro giovane vita.  

Ma torniamo a queste due foto. Ho esitato un po’ a pubblicarle, perché le ritengo intime. Me le sono guardate più volte, ne ho scrutato tutti i segni,per provare a capire qualcosa in più di quei momenti, carichi com’è ovvio di tante, troppe emozioni. Poi ho ceduto, ma solo perché la nostra storia è stata di dominio pubblico. E queste foto sono una sorta di documento visivo. Almeno per ciò che dicono. Quello che non dicono è giusto che noi quattro ce lo teniamo per noi, dentro di noi.

P.S. Ah, dimenticavo. Quello che sfoggia gli occhiali alla Blues Brothers ovviamente è Ali. E la foto è di Elio, l’unica che gli sia rimasta, di questo viaggio.

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4 Comments

  1. Pensavo di mettere il vostro logo sul nostro sito con il vostro link per dar modo ai nostri visitatori di conoscere il vostro blog. Cosa ne pensi?

  2. Molto bello il blog… pero’ aspetto nuovi post, e’ da troppo tempo che non ci sono aggiornamenti. Vabbe’, intanto mi sono iscritto ai feed RSS, continuo a seguirvi!

  3. Grazie all’autore del post, hai detto delle cose davvero giuste. Spero di vedere presto altri post del genere, intanto mi salvo il blog trai preferiti.

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