La guerra delle sabbie

nov 18, 2012 by

La guerra delle sabbie

L’avevamo annunciata ed infatti è stata dichiarata.  Su mandato dell’Onu e grazie alle pressioni congiunte di Francia e Stati Uniti la CEDEAO, vale a dire la Comunità degli Stati dell’Africa occidentale, ha deciso il 12 novembre l’invio di una forza militare di 3300 uomini nel nord del Mali per scacciare i gruppi islamici jihadisti che ne controllano le principali città, da più di 6 mesi. Non c’è  ancora un calendario certo ma la guerra delle sabbie, dunque, si farà. Anche se questa soluzione potrebbe rivelarsi una trappola e creare più problemi, a livello di stabilità dell’area sahariano-saheliana, di quanti (forse) riuscirà a risolverne.

Già in luglio l’International Crisis Group aveva pubblicato un Report in cui si evidenziavano tutti i rischi di un intervento militare esterno. Non c’è nulla di più funesto – ammoniva l’ICG – che la logica delle armi e della repressione  in chiave anti-terroristica: serve semmai una soluzione negoziata, che tenga conto delle rivendicazioni dei molti attori locali in gioco, a Nord come nel Sud del Mali. A confermare queste fosche previsioni c’è negli ultimi mesi lo sbarco massiccio in Mali di jihadisti e fondamentalisti islamici provenienti da tutta l’Africa e anche dall’Europa, pronti ad imbarcarsi in questa nuova guerra santa contro l’Occidente e i suoi alleati nel continente nero. Anche la situazione sul terreno pare in rapida trasformazione da quando uno dei tre gruppi fondamentalisti che controllano il Nord, Ansar Eddine, ha deciso di accettare il dialogo con l’ONU e la CEDEAO ed è anzi pronto a combattere contro i suoi vecchi alleati dell’AQMI e del MUJAO. Questi ultimi due gruppi si sono peraltro dimostrati incapaci di gestire e governare le città che controllano con le armi, il che ne riduce gli spazi di manovra e di radicamento.

  Il rischio, insomma, è che l’ossessione anti-terroristica faccia perdere di vista la complessità della crisi in atto, che è innanzitutto politica e non si risolve con l’esibizione dei muscoli. Per ragioni diverse Francia e Stati Uniti sbandierano il pericolo che il nord del Mali si trasformi in un nuovo Afghanistan, pensando a quando i talebani diedero ospitalittà a Bin Laden consentendogli di costruire la sua Rete del Terrore.  Allo stesso modo i tuareg del MNLA avrebbero dato ospitalità ai jihadisti dell’AQMI e del MUJAO, che oggi la fanno da padroni.  Anche ammesso che sia andata così, l’esperienza del contro-terrorismo fatta in Afghanistan dimostra che la guerra crea più problemi di quanti ne risolva. Inoltre, la CEDEAO si è già resa protagonista di interventi militari – in Liberia, ad esempio – che non mai stati risolutivi e si sono per di più protratti per anni. Perseverare su questa strada sarebbe perciò stupido oltre che diabolico.

P.S. Alla crisi in Mali è dedicato l’ultimo numero di LIMES, intitolato “FRONTE DEL SAHARA“, ricco di interventi interessanti.

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