La nuova Siria di Adonis

lug 19, 2012 by

La nuova Siria di Adonis

Non ha bisogno di essere presentato, Adonis. Nè ha bisogno di commenti il suo intervento, ospitato oggi sulle pagine di Repubblica. Lo ripubblico, sperando che in giorni forse decisivi per il futuro della nuova Siria le sue parole non cadano nel vuoto.

 

“La tragedia che si consuma in Siria è quella di un Paese dalla storia e dalla civiltà plurimillenaria, che aveva saputo dotarsi del tessuto sociale e culturale più avan-zato del mondo arabo. La domanda è questa: che fine faranno i passi essenziali compiuti verso la modernità, il superamento degli arcaici linguaggi delle “minoranze”, delle “religioni”, dell’assoggettamento della donna alle “leggi” di una pretesa fede? Infatti, se si parla di Siria è imperativo distin-guere fra i regimi, passeggeri, e la società.

Il regime è indifendibile come tutti i regimi arabi, che vanno cambiati. Ma non è più questo l’essenziale. La catastrofe delle vittime servirebbe a niente se non si affrontasse la questione centrale: il rinnovamento della società. La rivoluzione è muta al riguardo. Non dice cosa, né tanto meno come, vuole cambiare; non chiarisce come sarà il “dopo regime”. Il discorso unificante oggi è divenuto piuttosto un discorso regressivo. Affiora un linguaggio medievale, che insiste sulle cosiddette “minoranze”, propone divisioni di sunniti-sciiti, alawiti-cristiani, anziché promuovere “la cittadinanza”, il concetto del “cittadino”, ad esempio cristiano, dotato degli stessi doveri dei sunniti ma anche degli stessi diritti. A cosa serve una rivoluzione in un Paese arabo se non si realizzano due cose essenziali? Primo, i diritti della donna, a cominciare dalla sua liberazione dalla legge religiosa; secondo, la separazione della religione da tutto ciò che è politica, società, cultura, affinché la religione sia un’esperienza individuale, slegata dalle istituzioni.

Un vero rivoluzionario non può parlare questo linguaggio, tanto più in un Paese, come la Siria, dove da millenni sì contano oltre 20 confessioni religiose. Non può accodarsi alla straordinaria regressione cui oggi assistiamo nel mondo arabo. Dopo 200 anni d’impegno e di lotta per la modernità, per il progresso, la liberazione, da quando Muhammad Ali in Egitto, fra Settecento e Ottocento, aprì le porte della modernità, ora quelle porte sembrano chiudersi. Sarebbe davvero tragico se ci liberassimo di un fascismo militare per inse-diare al suo posto un altro fascismo di stampo religioso; se la rivoluzione in Siria fosse confiscata dagli interessi strategici internazionali, dove la guerra ora oppone due fronti con-rapposti: da un lato l’Occidente, dall’altro Russia e Cina. A cosa servirebbe la nostra rivoluzione? E che tipo di rivoluzione diventerebbe, se guidata da forze esterne? Assoggettarsi alle ingerenze esterne, semmai, è anti-rivoluzionario. E’  la prescrizione per una guerra civile, forse dettata da altri, con progetti disegnati altrove. E se è guerra civile, nessuno sa come andrà a finire: cosa succederà ai cristiani, alle minoranze, alle donne. Per tutto questo, l’opposizione deve parlare con estrema chiarezza, esprimersi sul futuro di questo grande Paese.

La Siria ha il diritto di avere un regi-me degno del proprio popolo. Il crimine oggi è la distruzione di quel popolo. Una parte di colpa è dell’Occi-dente, che va associandosi alle forze pro-religiose o apertamente religiose nel mondo arabo. Non mostra interesse per l’uomo, per i suoi diritti: sembra farsi guidare piuttosto dai propri interessi. Sembra che voglia operare affinché il mondo arabo resti, e la Siria piombi, nell’oscurantismo medioevale.” (ADONIS)

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4 Comments

  1. Alessandro Pintucchi

    Amedeo vedi se metti il borttone G+

    • admin

      hai ragione, Alessandro, me n’ero dimenticato. Provvedo al più presto

  2. Non riesco a condividere del tutto l’intervento di Adonis. Anch’io mi augurerei uno stato democratico, davvero laico, etc.. Però è tutto tremendamente confuso, bisogna forse riuscire a cogliere elementi di progresso. Forse. O forse non ce ne saranno. Non si può pensare che la Siria, dopo tutto ciò che è avvenuto, si trasformi in Francia. E poi, questo mostruoso “Occidente”: che dovrebbe fare? Appoggiare Assad? L’Occidente è pessimo, in molti casi, ma non sempre. Si trova comunque nella condizione del paziente dello psichiatra “pazzo”: se arriva puntuale, è un meticoloso ossessivo; se in ritardo, ha delle resistenze patologiche; se in anticipo, è un ansioso che non riesce a controllarsi.
    Inoltre: Muhammad ‘Alī non governò fra 1700 e 1800, ma nella prima metà dell’Ottocento, dopo la campagna napoleonica: per quarant ‘anni. Fu un modernizzatore importante, aprì all’Occidente, fu anche molto autoritario. Chi ha fatto l’errore su Muhammad ‘Alī? Il poeta o il traduttore?

    • admin

      Non so, Maria Laura, di chi sia l’errore. Mi fido di te, che sembri saperla lunga. Quanto ai dubbi su Adonis, anch’io ne ho, se non altro perchè la sua visione non può non essere condizionata dalla sua realtà di esule in Occidente, da molto, forse troppo tempo. Penso però che in questa fase, con la guerra civile che si fa sempre più cruenta – e la resa dei conti che si avvicina – è giusto ricordare ai ribelli che il fine non giustifica mai i mezzi – ho scritto un post al proposito – e che la nuova Siria dovrà essere un passo avanti e non indietro, anche in fatto di diritti civili e laicità dello stato. Speriamo bene.

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