La Parata

mag 1, 2012 by

La Parata

Le grandi parate, ai tempi dell’Unione Sovietica – il Primo Maggio ma anche il 9 maggio, anniversario della vittoria sui nazisti, o il 7 novembre, anniversario della Rivoluzione - erano un po’ quel che sono ancora oggi le processioni religiose in Italia, soprattutto al Sud, e più in generale nei Paesi ad alta vocazione cattolica: la consacrazione del potere – materiale quello del Partito, spirituale nel caso della Chiesa – e al tempo stesso una dimostrazione di forza, una prova – da esibire con ritualità e spettacolarità – della propria superiorità nei confronti dei nemici. Non a caso le parole Chiesa e Partito vengono usate spesso come sinonimi: perchè presentano una liturgia molto simile e tendono ad organizzare allo stesso modo il consenso. 

Identica è la d’altronde la fenomenologia dei due eventi: così come alle processioni religiose c’è la sfilata delle massime autorità del posto – che in tal modo possono esibire il loro status - così alle parate sovietiche c’era tutta la nomenklatura del momento. Era anzi in tali occasioni – attraverso le presenze  e soprattutto le assenze – che si chiarivano le dinamiche interne al PCUS, l’ hit parade cioè di chi saliva e di chi scendeva nelle gerarchie politiche e militari. A tutto vantaggio dei cremlinologi, i quali  aspettavano proprio le parate ufficiale per avere la conferma o la smentita alle loro tesi. Alle processioni non è che sia così diverso. Cambia ovviamente la scala, ma le dinamiche sono le stesse, con qualche piccola variante antropologica. Ce n’erano, infatti, e ce sono ancora oggi diverse in cui è sulla base del censo che vengono prescelti i cittadini deputati a portare a spalla le staue dei vari santi. E non è un caso se anche mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti fanno a gara per essere lì, in prima fila: la processione suggella infatti il patto sociale su cui si fondano le varie Comunità, e chiunque voglia o abbia bisogno di esibire tale appartenenza non può esimersi dal parteciparvi.

Ai tempi della Guerra Fredda, le parate sovietiche erano anche occasioni ghiotte per spie e analisti strategici. Perchè a sfilare, oltre ai soldati dell’Armata Rossa, erano spesso i nuovi gioielli del potere militare-industriale: aerei, sistemi missilistici e carri armati appena sfornati dalle fabbriche di stato. C’era perciò modo di carpire qualche segreto di tipo tecnologico e di capire se l’atteggiamento dell’URSS nei confronti del blocco occidentale sarebbe stato nei mesi a venire più o meno aggressivo, oppure distensivo. Alle nostre processioni ci si limita invece a spiare le ultime mode in fatto di vestiti e acconciature. E ci si scatena con il gossip su questo o su quel personaggio pubblico. Ma questo lo facevano anche i cittadini sovietici, in occasione delle grandi parate ufficiali. La vera, grande differenza è che le foto delle parate sovietiche venivano spesso ritoccate, per cancellare la presenza dei personaggi caduti in disgrazia e invisi al Potere.  Questo da noi non accade. Almeno per ora.

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