La primavera è per sempre

gen 10, 2014 by

La primavera è per sempre

“La rivoluzione non è un’autostrada, dritta e senza curve. E’  un percorso accidentato, lungo e  faticoso, e non può essere altrimenti. Non dimentichiamoci che la Rivoluzione Francese  ha  avuto bisogno di quasi un secolo per consolidare i suoi valori.  E allora perché ai popoli arabi si chiede di bruciare le tappe?  Perché ci si ostina a suonare la campana a morto per le cosiddette primavere arabe ogni qualvolta c’è una battuta d’arresto oppure un  passaggio difficile da affrontare?”

Ho avuto modo di incontrare ieri il Presidente della Repubblica tunisina, il signor Moncef Marzouki - per un’intervista che andrà in onda la settimana prossima a TV7, il settimanale del TG 1 -  e ho avuto l’ennesima conferma di quanto siano distorte le lenti con cui noi occidentali, troppo spesso, guardiamo al mondo arabo. Si prenda il caso della Tunisia.  In questi giorni i media maistream hanno dato grande risalto alla approvazione della nuova Costituzione, facendo però più confusione che chiarezza. Hanno esaltato  nfatti l’esclusione della sharia, la legge islamica – che non viene nemmeno menzionata, nel nuovo testo, e non sarà perciò la fonte del diritto –  ma in pochi hanno precisato che il partito islamico che ha la maggioranza in Parlamento, Ennhada, non l’aveva affatto inserito nel suo programma, perché il modello di governo a cui si ispira è la Turchia di Erdogan e non l’Afghanistan dei talebani. Allo stesso modo si è inneggiato alla parità uomo-donna sancita dall’articolo 20 della nuova Costituzione – votato da ben 159 deputati su 169 – dimenticando però che la condizione della donna in Tunisia non era certo da comparare al Medio Evo che impera nei Paesi arabi del Golfo, per via di un lungo cammino di conquiste avviate fin dal 1956, all’alba dell’indipendenza.   

C’è insomma una tendenza alla semplificazione, che non solo è eccessiva ma spesso e volentieri rischia di diventare fuorviante. Pur di scrivere un pezzo, pur di parare un titolo, si finisce per creare dei cliché che deformano la realtà e sono duri a morire. Vale per tutto ciò che riguarda le primavere arabe, che nel 2011 tutti osannavano, a-criticamente, e oggi invece danno per morte, anzi sconfitte da un inverno sempre più gelido e oscurantista.  E’ veramente così? No, ovviamente, e  basterebbe che i media seguissero con più attenzione gli avvenimenti in corso per rendersene conto. Restiamo in Tunisia. Quello che bisognerebbe esaltare oggi non è la Costituzione in sé ma lo straordinario dibattito da cui è partorita: un dibattito a cui ha partecipato una larga parte della società civile – gruppi, enti   ed associazioni di tutto il Paese – a conferma che la Rivoluzione del 14 gennaio 2011  rappresenta un punto di non ritorno, sulle cui conquiste di fondo è difficile che si possa fare marcia indietro. Magari, anzi certamente ci vorranno anni e anni per consolidare queste conquiste, ma il Muro della Paura al cui riparo hanno prosperato per diversi decenni le dittature dei rais arabi è caduto per sempre. “C’è ancora tanto da fare – mi ha confessato il presidente Marzouki e sul piano economico e sociale non si può certo dire che la Rivoluzione abbia raggiunto i suoi scopi. Ma ai suoi detrattori io dico: in questi tre anni si sono affermate alcune libertà fondamentali come la libertà di espressione. E le nuove istituzioni democratiche hanno retto alla prova del caos sociale e del terrorismo. Possiamo perciò andarne fieri, soprattutto se si considera quanto succede in Egitto oppure in Siria”.

P.S. Se poi dalla Tunisia si allarga lo sguardo all”intero Nord Africa e al Medio Oriente si  può facilmente notare che da un po’ di tempo a questa parte le cancellerie occidentali e i media mainstream soffiano con insistenza sulla sunnofobia, sulla paura cioè  del terrorismo in salsa sunnita. E’ un idiozia diffusa ad arte e basata sul doppio assioma che l ‘islam sunnita sia di stampo fondamentalista e che questo tipo dil fondamentalismo sia l’anticamera del terrorismo targato Al Qaeda. Sono le vicende siriane – o meglio, una loro ‘interpretazione falsa e tendenziosa – ad aver autorizzato questa vulgata, su cui quasi tutti i media insistono. Ma anche questa è una lente deformante, che  non ci aiuta a capire.

 

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2 Comments

  1. Semplicemente complimenti per la chiarezza di questo post. Le campane a morto per la rivoluzione suonavano dopo pochi mesi, ovviamente solo per poter dire :”Ecco, vedi, lo avevo detto: questi arabi…”.

  2. Andrea

    Personalmente non sono molto daccordo nell’utilizzare sempre e solo la “retorica” delle rivoluzioni.. per certi aspetti si forza la realtà all’interno di uno schema rigido. Ci sono poi tante “retoriche” con le quali sono stati letti i fatti delle primavere arabe. Il mondo arabo e nordafricano è molto complicato e lo vediamo ancora oggi. Ci sono paesi che hanno imboccato una certa via e altri una totalmente differente.
    La storia poi non è fatta tanto di fratture tra un periodo e un altro, tra un’epoca e un’altra.. sono divisioni che stanno più nella nostra mente a livello concettuale. La storia è fatta invece di continuità come ci insegna la grande storiografia del Novecento.
    Lei ha paragonato o quasi le primavere arabe alla riv francese..
    Ma la rivoluzione francese per certi aspetti è stata in piena continuità con gli Ancient Regime che voleva sotterrare per sempre. E infatti ha aperto la strada ad un potere molto maggiore di quello dei sovrani illuminati di fine 700.. quello di Napoleone e poi degli Stati moderni..
    Ad ogni modo auguro ai paesi arabi e specialmente alla siria di trovare la libertà.. ma prima di tutto la pace, la sicurezza e il benessere. Quando ci sono queste 3 cose diventa tutto più “facile”.
    Ultima cosa, io starei attento a dire che qualcosa è finita per sempre..

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