La rivoluzione è finita, abbiamo vinto (*)

dic 13, 2011 by

La rivoluzione è finita, abbiamo vinto (*)

(*) Fonte: Andrea Ruggeri su Ghnet.it

LA RIVOLUZIONE E’ FINITA, ABBIAMO VINTO.
(sui rischi dell’immaginazione turistica)

“Una città che non riesce a ricostruire le proprie leggende, ripete il suo passato nella propaganda”

Mario Zanzani, sull’Area Metropolitana di 1.0 – 2006

 

È primavera. In una giornata di sole un turista viene in visita nella città di 1.0.
Il giorno da lui prescelto coincide con l’anniversario della rivolta contro questa città.
Forse è un turista melanconico, o più semplicemente un amante del passato. Su quella rivolta ormai caduta nell’oblìo, il turista è intenzionato a scovare tracce. È ignaro del destino che lo attende, nessun segnale fa presagire come egli diventerà parte della collezione permanente di 1.0 .
Il turista si chiama Attila Casalegno, un uomo in buona forma fisica di 60 anni, ha molto gironzolato per il pianeta, e pare abbia perso anche un po’ la memoria. Non sa se confonde i luoghi o si confonda in essi, spesso si concentra per non scambiare tracce e riferimenti. Situazione che un po’ lo infastidisce.
Il turista indossa un giaccone verde militare, l’aspetto di un solitario armato di poco, ha una bisaccia di pelle a tracolla e l’aria da giovane di colpo invecchiato.
1.0 una volta era la sua città, questo lo ricorda, ma è talmente tanto che non ci mette piede da sentirsi un estraneo. Proprio un turista a tutti gli effetti. Ha deciso di fare questa esperienza affascinato da quella che considera una leggenda. La leggenda dei rivoltosi di un tempo lontano. In quel tempo lui era altrove, dove di preciso non lo ricorda; appunto, ha difficoltà a ricostruire le sequenze temporali. Fatto sta che ha mancato l’appuntamento con la rivolta. Dunque, prima di partire ha fantasticato, fabbricandosi nella mente una specie di sancta sanctorum, così gli è venuta la fissa di andar a caccia di questa storia rivoltosa.
Del resto c’è chi va in Normandia o a El Alamein.
Lui ha deciso per questa città.
Gli è stata d’aiuto una rara guida cartacea, scovata da un vecchio libraio antiquario dalle parti dell’università. Il libraio gli pare di averlo già visto in tempi remoti, ma costui non ha dato cenno di riconoscerlo. La guida era riposta in uno scaffale basso e buio, l’ha presa in mano solo per il titolo. Una pura curiosità. Il libraio ha emesso nell’aria stantia un ahhhhh, per poi aggiungere che si tratta dell’unica guida riguardante la rivolta contro 1.0, che contiene stravaganti ipotesi sul perchè la rivolta sia svanita in niente, come se si trattasse di un’evaporazione inspiegabile. Così ha detto.

Il turista Attila Casalegno tiene ora in mano un libretto 13×15 spiralizzato in metallo con pagine in cartoncino pesante. Si tratta di un prodotto editoriale povero e anonimo, una trentina di pagine plastificate.
Non è possibile farvi annotazioni e sottolineature, la penna, o il pennarello, scivolano sopra la plastica non riuscendo a marcare un bel niente. Ha il sospetto che tutta quest’impermeabilizzazione sia fatta apposta allo scopo di impedire ogni correzione o versione personale.
Il testo sotto la plastica è dattiloscritto e gli errori di battitura sono corretti a mano. Vi compaiono disegni approssimativi e vignette, ghirigori con frecce e noticine, forse indicazioni sui percorsi seguiti dai rivoltosi lungo le vie della città. Ogni tanto ci sono delle X che indicano luoghi, forse locali pubblici e case, o punti di barricate. La guida è costata ad Attila Casalegno 100 euro. Dopo l’ahhhhh, il libraio ha chiesto questo prezzo esorbitante perché la cataloga come rarità. Sostiene esista solo questa copia.
Il turista l’ha comprata soprattutto per il titolo, un titolo che ai più può apparire bizzarro se non ridicolo, ma il turista ha per il titolo una sincera adorazione.

Lo considera serissimo.

Il titolo della guida è:
LA RIVOLUZIONE È FINITA, ABBIAMO VINTO.
Guida Turistica alla Città di 1.0

Ora la tiene aperta in mano camminando, gli sembra odori di speziato mentre il testo, indicando strade, piazze, negozi e ristoranti, parla di opere d’arte rivoltose dissolte. Di seguito una scarna lista: titoli di fanzine e disegni, ricopiature di voci radiofoniche e brani musicali, mappe di graffiti, scritte murali, frames di videotape, fotografie in bianco e nero, marche di vestiti e fumetti.
Tutto questo, secondo l’anonimo estensore della guida, è meritevole di considerazione, salvo aggiungere che è finito nel niente. Le pagine seguenti offrono ammonimenti su non ben specificati incantesimi imprigionati in crocicchi e piazze, e spiegazioni oscure su di una mappa alternativa della città che sarebbe stata distrutta dalla storiografia cittadina ufficiale.
Una cosa non è mai chiara, a che periodo risale la stesura della guida. Non c’è data di stampa.

LA RIVOLUZIONE È FINITA, ABBIAMO VINTO.
“Bisogna assolutamente visitare le moderne rovine di 1.0”

Con questo incipit la guida prende per mano Attila Casalegno. Questa mano lo strattona inutilmente in un paesaggio urbano concesso ai soli amanti della conservazione, cercarvi rovine è tempo perso, tutto è restaurato, anche le parole che descrivono la città sono restaurate. Delle moderne rovine non vi è traccia. Segni tangibili lasciati dai rivoltosi meno di zero.

“LA RIVOLUZIONE È FINITA, ABBIAMO VINTO è il più straordinario programma di visite guidate dopo quello imperiale dedicato alle vestigia dell’impero romano”.

Con questa trovata la guida sostiene che qualunque cittadino di 1.0, che abbia compiuto 60 anni, è un prezioso oracolo.

“Ogni abitante sarà in grado di fornire al turista la sua particolare versione dei fatti sulla rivolta, e ogni volta il turista sarà incantato nel constatare che ogni versione dei fatti differisce dall’altra”.

Fatto sta che il turista Attila ci prova a domandare (tramviere, pizzicagnolo, barista, pensionato, ristoratore, etc) ma raccoglie perlopiù frasi di spregio sui rivoltosi. Insomma gli ultrasessantenni di 1.0 vivono male quel periodo, sospettano addirittura del turista. Che sia uno di quei rivoltosi finiti nel niente?

Un vecchio anarcoide?

Il turista giunge a una conclusione: la guida è piena di trappole e falsità, celebra solo se stessa, anziché dare chiare e concrete indicazioni sui luoghi della rivolta, storia della rivolta, motivi della rivolta, esito della rivolta. Insomma perché uno va a visitare 1.0 con questo cazzo di guida e non con una digitale e interattiva, più precisa, geolocalizzata, rassicurante e smart, completamente dettagliata nei musei, nelle tradizioni, nella culinaria e nella vita notturna?

La guida, come se leggesse nella mente del lettore, ammonisce:

“Se nessuno vuole raccontarvi nulla, o peggio si mostra ostile, è perché ha letto il titolo della copertina, occorre specificare sul titolo quanto segue: la frase in questione indica non un’apocalisse d’inciviltà, ma un contenuto avanzato concepito da un popolo estinto.
Il turista non ne troverà, nonostante il lungo vagare, la minima traccia. Vorremmo però spiegare che le suggestioni che lo attendono non sono d’ordine architettonico ma di ordine immaginativo. Il turista dovrà immaginare molto, diciamo pure tutto”.

È evidente. Vengono messe in forse le facoltà mentali del turista, le doti cognitive del turista, il senso di orientamento del turista, dunque se non è in grado di utilizzarla è tutta colpa della sua ottusità turistica.

Ad Attila Casalegno non rimane che concentrarsi sul titolo, forse lì si cela un codice segreto per sbloccare l’uso della guida.

LA RIVOLUZIONE È FINITA, ABBIAMO VINTO.
Gli piace molto, non ha niente di messianico, un titolo da cui non ci si attende nessuna salvezza, nessun dio.
La guida avverte nuovamente il turista, che se proprio non ce la fa ad avere una minima volontà visionaria, può assumere droghe o qualsivoglia sostanza psicotropa per raggiungere un adeguato karma turistico, solo così si accentua la percezione dell’universo rivoltoso parallelo e potrà avventurarsi con “passo di tigre” verso l’epicentro simbolico in cui tutto nacque e tutto svanì. Un luogo oggi inutile, definito dalle istituzioni degradato. Una piazzetta.

La piazzetta è la fine del tour!

Il turista Attila ha precedentemente comprato a prezzo folle prelibatezze gastronomiche (i bottegai di 1.0 sono una specie protetta che si moltiplica in assenza di predatori), ha assistito a proiezioni di vecchi film restaurati (a 1.0 si restaura tutto, anche i registi, a patto siano celebri ma indiscutibilmente anziani). Pare che il culto per l’intonaco rosso sugli edifici (continuamente manutentato) sia l’attività preminente, non vi sono segni di crollo e incuria, (a 1.0 gli architetti non creano opere moderne, consolidano rovine). E’ colpito da questo conservazione diffusa che comprende anche vecchi ben conservati, e ciceroni, che a ogni angolo storico, spiegano alle comitive descrizioni dell’antico che paiono uscite da un unico proclama del ben conservato. Ha la sensazione che sotto questa diligente restaurazione qualcosa ribolla, frema, ma gli hanno detto che si tratta solo di debole attività sismica che contraddistingue la zona. Niente di preoccupante.

La piazzetta lo attende. L’unico luogo, nonostante gli sforzi, che si rifiuta di piegarsi all’ordine del bello quindi del conservato, dunque del civile e sereno convivere.

Il turista entra dove tutto iniziò e dove improvvisamente tutto prese ad eclissarsi.

LA RIVOLUZIONE È FINITA, ABBIAMO VINTO.

La guida arriva alle considerazioni finali:

“L’oracolo è il titolo, e dice: in questo luogo, in questa piccola piazza, lo scontro ebbe inizio, e anziché protrarsi fino alla carneficina, fino ai soliti eroismi e martiri, esso prese la forma tacita di uno scioglimento silenzioso. Quella masnada di persi a far niente, di figli senza storia, estranei all’identità autoctona, decise che non ci sarebbe stato più nessuno scontro. I rivoltosi si ritirarono senza lasciare tracce nè vestigia. Si concentrarono in questa piccola piazza, e anonimamente evaporarono nella modernizzazione”.

Ora, il turista Attila osserva il dono lasciato alla città dai rivoltosi evaporati: questa piazzetta dove ogni cittadino di 1.0 si sente insicuro per la quantità d’anime inquiete che la popolano da decenni. Sembra non vi sia modo di estirparle: magrebini e clochard, ubriachi mattinieri seduti al sole tra zaffate d’urina, e studenti, tanti studenti che sciamano, tutti estranei al popolo autoctono.
Un sacco a pelo gonfio. Si muove. Dentro, un’anima si solleva come un Lazzaro. Il turista vede luccicare in mano a Lazzaro qualcosa, e poi rimane lì, con la bretella della bisaccia tagliata, e la sua bisaccia è già un puntino di Lazzaro che corre sotto al portico assolato.
Dentro la bisaccia aveva un’intera vita digitale.
La guida ora è tutto quello che possiede. Non ha più soldi e documenti, e smartphone e gps, solo la guida ferma sull’ultima pagina.
Attila Casalegno sente la piazzetta diventare un circolino attorno ai suoi piedi, e una varia umanità chiudersi attorno a lui. Questa situazione anzichè terrorizzarlo lo rinfranca. Per la prima volta sente quell’odore speziato tra le pagine arrivargli anche dai corpi che premono, l’odore aleggia come un balsamo benefico. Le facce si fanno sotto, hanno occhi morbidi e dolci, tutto è amorevolezza in questa giornata radiosa. La luce della primavera di 1.0 cade sull’ultima pagina, ove si dichiara in maiuscolo:

“STARE ATTENTI AGLI SCIPPI. NEL CASO TU VENGA DERUBATO SAPPI CHE L’AUTORE DEL DELITTO SI È APPENA LIBERATO DALL’INCANTESIMO CHE GLI IMPEDIVA DI LASCIARE LA PIAZZETTA. È PROBABILE FOSSE A SUA VOLTA UN TURISTA SCIPPATO. ORA, CON DESTREZZA, HA MESSO TE AL SUO POSTO. LE COSE ANDRANNO COSÌ: LE PERSONE CHE ABITANO LA PIAZZETTA SARANNO I TUOI NUOVI COMPAGNI. SI TRATTA DI TURISTI INTRAPPOLATI NELLE VARIE EPOCHE. AI TEMPI, CIASCUNO DI LORO AVEVA TENTATO DI “IMMAGINARE” CON IN MANO UNA GUIDA COME QUESTA. ORA SEI INVITATO AD APPOGGIARLA LENTAMENTE IN CIMA AL FITTONE CHE HAI ALLA TUA SINISTRA. IL LIBRAIO VERRÀ A RIPRENDERSELA, E PRIMA DI RIVENDERLA AD UN NUOVO TURISTA, RITOCCHERÀ NUOVAMENTE IL PREZZO”.
Andrea Ruggeri

 

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