La Siria e l’Onore

set 15, 2013 by

La Siria e l’Onore

Le dichiarazioni dure e appassionate di Domenico Quirico nell’intervista che ho fatto per TV7,il settimanale del TG 1 - questo il link -  mi suggeriscono alcune considerazioni sia sulla situazione in Siria che sul dibattito che anima l’opinione pubblica occidentale,  sui social network come sui media mainstream.  Provo ad esporle, sperando di essere chiaro.

Domenico sostiene di essere ancora in grado – nonostante la terribile esperienza vissuta –  di saper distinguere ”i banditi dai giusti”.“Ahimè -aggiunge - in Siria i giusti si sono molto assottigliati, negli ultimi tempi”. Il suo è un atto d’accusa molto duro nei confronti della Rivoluzione, rea – a suo avviso – di “aver  perso l’onore”. “Non è vero - dice Quirico - che le rivoluzione siano impietose. Per andare avanti le rivoluzioni devono avere un nocciolo, fatto anche di Virtù e di Pietà. Altrimenti non vincono e diventano un’altra cosa.”  Parole pesanti, le sue, soprattutto perché da un mese a questa parte sui media mainstream si fa a gara nel demonizzare l’opposizione armata siriana, dipingendola come un’armata di tagliagole e terroristi al servizio di Al Qaeda: una semplificazione stupida, che non solo contraddice i dati di fatto ma che diventa un ottimo alibi per non far nulla in Siria, lavandosene le mani e lasciando che la mattanza continui.

Intendiamoci: Domenico Quirico ha tutto il diritto di inveire contro i suoi carcerieri – una banda di lestofanti travestiti da rivoluzionari –  e di chiedere al Free Syrian Army che vengano individuati, processati e punti.  Alla luce del sole. Sarebbe anzi il caso che il FSA, anche attraverso i suoi rappresentanti in Italia, si pronunciasse pubblicamente su questa vicenda e ne chiarisse i punti ancora oscuri. Servono nomi e cognomi. Detto questo, non si possono però strumentalizzare le parole di Quirico , per infangare la Rivoluzione siriana, che è ancora viva anche se in questo momento non gode di ottima salute.

Domenico ha incontrato come me centinaia, anzi migliaia di siriani che sono“giusti”: persone straordinarie, non solo combattenti onesti e generosi, ma anche attivisti e pacifisti impegnati nella ricostruzione di un tessuto civile che si impregni di Pietà e di Virtù. Sono loro a custodire, faticosamente, giorno dopo giorno, l’Onore della Rivoluzione. Ma questa Siria è ormai sparita dalle prime pagine dei media mainstream e non fa più notizia, risucchiata dal risiko geo-politico con cui si appassionano le cancellerie occidentali e la stessa opinione pubblica internazionale. E’ la logica perversa dei mass media. Ma assecondandola, non si fa un’informazione corretta. assecondata.

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4 Comments

  1. Enzo Pellegrino

    Nell’immaginario i rivoluzionari devono essere “puri e duri” ma non è sempre così. Sono fragili come tutti gli esseri umani; e non tutti e sempre puri. E’ capitato, capita che “la rivoluzione mangia i suoi figli”. Hai fatto bene Amedeo a precisare perchè è in atto una sporca operazione di maquillage del carnefice Assad.

  2. Roberto

    Ineccepibili osservazioni, Amedeo. Grazie per il lavoro che svolgi, per un popolo martoriato e spogliato persino del diritto alla verità.

  3. Emanuela

    Caro Amedeo anche a me le parole di Quirico hanno parecchio fatto riflettere. Tu scrivi “Domenico ha incontrato come me centinaia, anzi migliaia di siriani che sono“giusti”: persone straordinarie, non solo combattenti onesti e generosi, ma anche attivisti e pacifisti impegnati nella ricostruzione di un tessuto civile che si impregni di Pietà e di Virtù. Sono loro a custodire, faticosamente, giorno dopo giorno, l’Onore della Rivoluzione.” ma allora se le ha incontrate perchè non ne ha parlato? perchè da noi arriva solo la semplificata rappresentazione che il paese sia pieno di salafiti e affiliati di Al Khaeda? Io non ho la risposta, nel senso che non voglio nè credere che sia solo così, nè amo le teorie complottiste…dimmi tu…un abbraccio Emanuela

    • admin

      Ciao Emanuela. Per Domenico Quirico questo era il 4° viaggio in Siria. E nei precedenti, soprattutto nei suoi reportage da Aleppo, del 2012, aveva fatto esplicitamente la sua scelta di campo, in favore di quegli uomini “giusti” che si sono rivoltati in Siria, in nome della libertà’ e della democrazia. Purtroppo In quest’ultimo viaggio ha conosciuto una Siria diversa. Ed è legittimo – visto il prezzo che ha pagato – che voglia raccontare anche questa Siria. Ricordati che è un giornalista, non un analista. E i giornalisti raccontano quello che vedono.

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