L’Africa migliore
Ventiquattro anni fa, il 15 ottobre 1987, veniva assassinato Thomas Sankara, uno dei leader più carismatici che l’Africa abbia mai avuto. Fu lui a cambiare il nome dell’Alto Volta nell’attuale Burkina Faso, che in lingua moré vuol dire “Paese degli Uomini Integri“. E fece di tutto per rispettarne lo spirito, con modestia e senza furori. Girava per le strade di Ouagadougou con una Dyane scassata, non beveva nè fumava, e di mattina faceva ginnastica in pubblico con i suoi collaboratori, che voleva sempre in piena forma. Nacque povero e così morì, senza aver accumulato niente per sè, com’è invece d’uopo nel Continente Nero e come hanno fatto tutti suoi omologhi, anche i più rivoluzionari. A differenza infatti dei vari ‘Nkrumah, Sekou Touré, Senghor, Nyerere , alla comoda ideologia Thomas Sankara preferì sempre la dura pratica rivoluzionaria, che lo portò a scontrarsi diverse volte non solo con le potenze neo-coloniali ma con lo stesso potere tribale e con la tradizione. Sulla corruzione, ad esempio, così come sulle mutilazioni genitali femminili. Ma Sankara era un utopista, un visionario, giustamente convinto che per liberarsi dalle proprie catene i popoli africani dovessero fare più che chiedere. Ascoltatelo qui in un suo famoso discorso in un vertice dell’OUA ad Addis Abbeba. Oppure leggetene gli scritti qui, sulla pagina web dedicata a lui.
Sono sbarcato per la prima volta in Africa l’anno dopo la sua morte e il Burkina Faso mi è subito sembrato un Paese diverso dagli altri. Più accogliente, più ricco di idee, perfino più libero. Si circolava per le strade di Ouaga in mezzo a sciami di biciclette e non di auto straniere; e nei deliziosi baretti di Bobo Dioulasso si beveva succo di mango della fabbrica locale al posto delle bibite d’importazione. Era piacevole. E infondeva speranza. Era la dimostrazione che lo spirito di Sankara viveva ancora. Poi purtroppo si è assopito, per colpa del suo grigio successore, Blaise Compaoré, e dei suoi mentori, al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale. E Thomas Sankara si è trasformato in un’icona sbiadita, per pochi intimi.










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