L’Africa migliore

ott 15, 2011 by

L’Africa migliore

Ventiquattro anni fa, il 15 ottobre 1987, veniva assassinato Thomas Sankara, uno dei leader più carismatici che l’Africa abbia mai avuto. Fu lui a cambiare il nome dell’Alto Volta nell’attuale Burkina Faso, che in lingua moré vuol dire “Paese degli Uomini Integri“. E fece di tutto per rispettarne lo spirito, con modestia e senza furori. Girava per le strade di Ouagadougou con una Dyane scassata, non beveva nè  fumava, e di mattina faceva ginnastica in pubblico con i suoi collaboratori, che voleva sempre in piena forma. Nacque povero e così morì, senza aver accumulato niente per sè, com’è invece d’uopo nel Continente Nero e come hanno fatto tutti suoi omologhi, anche i più rivoluzionari. A differenza infatti dei vari ‘NkrumahSekou Touré, Senghor, Nyerere ,  alla comoda ideologia Thomas Sankara preferì sempre la dura pratica rivoluzionaria,  che lo portò a scontrarsi diverse volte non solo con le potenze neo-coloniali ma con lo stesso potere tribale e con la tradizione. Sulla corruzione, ad esempio, così come sulle mutilazioni genitali femminili. Ma Sankara era un utopista, un visionario, giustamente  convinto che per liberarsi dalle proprie catene i popoli africani dovessero fare più che chiedere. Ascoltatelo qui in un suo famoso discorso in un vertice dell’OUA ad Addis Abbeba. Oppure leggetene gli scritti qui, sulla pagina web dedicata a lui.

Sono sbarcato per la prima volta in Africa l’anno dopo la sua morte e il Burkina Faso mi è subito sembrato un Paese diverso dagli altri. Più accogliente, più ricco di idee, perfino più libero. Si circolava per le strade di Ouaga in mezzo a sciami di biciclette e non di auto straniere; e nei deliziosi baretti di Bobo Dioulasso si beveva succo di mango della fabbrica locale al posto delle bibite d’importazione. Era piacevole. E infondeva speranza. Era la dimostrazione che lo spirito di Sankara viveva ancora. Poi purtroppo si è assopito, per colpa del suo grigio successore, Blaise Compaoré,  e dei suoi mentori, al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale. E Thomas Sankara si è trasformato in un’icona sbiadita, per pochi intimi.

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