L’amore a t.d.

mag 21, 2012 by

L’amore a  t.d.

Rientrando a Beirut da Damasco, in macchina, l’unico ad essere visibilmente contento era l’interprete. Io mi lamentavo infatti per la permanenza troppo breve in Siria e per la guida troppo spericolata dell’autista, che ad ogni tornante mi ricacciava sù, in gola, i pasti dell’intera settimana. Lui invece sfoderava il suo sorriso più smagliante e si fregava le mani perchè giù, nella Bekaa, avrebbe rivisto la sua amata. Un matrimonio “a tempo” mi ha spiegato, quello che l’islam conosce sotto il nome di mut’a. Nel suo caso aveva la validità di un mese, ma lui non lo aveva sfruttato fino in fondo – visto che aveva accettato di lavorare per me e per altri giornalisti – e quindi l’avrebbe, molto probabilmente, rinnovato ancora per un po’.

Quella dei matrimoni “a tempo” - detti anche ”matrimoni dell’amore” o “matrimoni del godimento” – è una pratica assai diffusa fra gli sciiti, soprattutto in IranIraq e Libano. Viene regolamentata con un contratto vero e proprio – che può essere stipulato in privato, oppure davanti all’imam o da un avvocato – e copre di fatto tutte le relazioni che restano al di fuori del matrimonio classico. L’uomo può avere infatti fino a 4 donne “a tempo indeterminato”, ma può contrarre un un numero illimitato di matrimoni “a tempo determinato“, la cui durata può andare “da un minuto a 99 anni”. Questa pratica è riconosciuta dallo Stato e anzi, in posti come l‘Iran, è la salvezza di molte coppie di fatto, dal momento che una donna non può andare in giro – o entrare in un ristorante o in un albergo – se non accompagnata da un membro della sua famiglia o dal legittimo consorte. Allo stesso tempo, è vero anche che questa pratica dà una sorta di copertura legale alla prostituzione, velandola di ipocrisia.                      

Per il mio interprete è solo una questione di “rispetto”, mi ha spiegato. Siccome i suoi vicini di casa sono pettegoli – tutto il mondo è paese – preferisce fare le cose in regola, evitando che le male lingue possano infangare il nome e la reputazione della sua donna, sia pur temporanea.  Io mi tengo i miei amori precari,  sperando che i miei vicini di casa siano più tolleranti.

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