L’anno dei droni

gen 31, 2013 by

L’anno dei droni

La rivista Foreign Policy  l’aveva pronosticato: il 2013 sarà l’anno dei droni. E pazienza se era stata una facile profezia, dopo la nomina a capo della Cia di John Brennan,  che a Langley  era l’uomo che decideva chi doveva morire sotto i droni made in USA e proprio per questo veniva chiamato il “burocrate letale”. Quello che conta è che la scelta di affidarsi non più ai mitici scarponi dei marines bensì agli aerei senza pilota, sia come ricognitori che come bombardieri, sia ormai sempre più netta, in perfetta sintonia d’altronde con quel “leading from behind a cui l’amministrazione Obama sembra voler improntare la sua politica estera. Va in questa direzione l’accordo appena siglato con il governo del Niger per impiantare una nuova base militare fra le sabbie del Sahel – nella regione di Agadez, ai confini con la Libia e l’Algeria. E’ così che gli americani intendono contrastare i narco-jihadisti che operano da anni in questa regione. E grazie a questa base potranno aprire un nuovo fronte nella loro guerra al terrore: dopo l’Afghanistan, il Pakistan,  lo Yemen e la Somalia, tutti paesi che i droni a stelle e strisce li conoscono bene, eccome.                                                             

In realtà, come spiega oggi sul Foglio il filosofo Michael Walzer, gli aerei senza pilota sono così facili da usare che si finisce per fare le guerre senza sentirsi responsabili. L’abuso, dice inoltre Walzer, è sempre dietro l’angolo: perché le armi che sono troppo facili da usare tendono ad essere usate in modo eccessivo. Le prove? Anche se sono da prendere con le pinze, le statistiche che ci sono sembrano supportare questa preoccupazione. Secondo il Bureau of Investigative Journalism, solo in Pakistan, dal 2004 ad oggi, gli strike con i droni sono stati ben  362 – di cui 310 decisi dall’amministrazione Obama – ed hanno fatto fra i 2600 e i 3400 morti.  Le vittime civili, poi – quelle che i militari chiamano danni collaterali – sono state tra 500 e 900, di cui 175 bambini. In pratica, come rileva un altro istituto, la New American Foundation, in media le “non militant casualties”, le vittime indesiderate, rappresentano dal 18 al 23% (nel 2006 erano il 60%). Sono cifre inquietanti. E non è un caso se l’ONU ha deciso di aprire un‘inchiesta sull’uso dei droni – ma forse sarebbe meglio parlare di abuso – da parte dell’Amministrazione Obama, che ne ha fatto la sua arma preferita.

Si chiede Walzer: “Siamo sicuri che la guerra dall’alto generi meno rabbia e risentimento contro l’America e l’Occidente di un’occupazione militare ?”. E’ la domanda, mi sa,che terrà banco nei prossimi anni.

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