Le isole delle lacrime
D’ inverno il buio è totale, il giorno e la notte che si avvicendano solo per convenzione e senza che nulla li differenzi. Si sta chiusi in casa per sopravvivere al gelo, oppure si va via sul continente per non impazzire. D’estate, invece, lo spettacolo della luce avvolge tutto a tutte le ore, col risultato che non si dorme mai per paura di sprecare tanta bellezza. Insomma, non è facile vivere alle isole Solovki, nel Mar Bianco, ad appena 160 km dal Circolo Polare Artico. E infatti gli abitanti sono meno di mille, custodi solo per amore di un luogo che è magico ma impossibile.
Anche se lo si può raggiungere solo in alcuni mesi, il piccolo e sperduto ‘arcipelago delle Solovki è’ diventato però un luogo di pellegrinaggio piuttosto frequentato. Perchè il monastero costruito sull’isola più grande è fra i più antichi e fra i più venerati dai fedeli ortodossi. E poi perchè qui, per volere di Lenin, venne costruito il primo dei famigerati gulag : quello che, secondo Aleksandr Solzhenicyn, fu il prototipo dell’universo concentrazionario sovietico. Da qui passarono infatti, dal 1923 al 1939, quasi un milione di detenuti. E i loro familiari vengono oggi a visitare i resti dei 39 “campi di lavoro” disseminati fra queste isole, portando fiori su tombe che non ci sono. Per questo le Solovki sono state chiamate Le isole delle lacrime. 
Ci sono stato nel 2003, con Maurizio Carta e Peppe Vitale della Road Television, per realizzare un documentario de La storia siamo noi. Lo si può vedere qui. E’ una pagina vergognosa, quella scritta alle Solovki, che andava raccontata. E il fascino dei luoghi rende solo un po’ meno amaro il dovere della memoria. perchè le notti bianche, si sa, sono fantastiche; ma non sono tutte uguali. Alcune conservano segreti infami.










Ho visto la puntata integrale dal sito e sono rimasto colpito dalla bellezza dei luoghi; l’intesità della tragedia purtroppo la conoscevo attraverso le testimonianze storiche e la letteratura.