Le mutande sporche del Potere

mar 23, 2012 by

Le mutande sporche del Potere

Mai come oggi, nell’era di Wikileaks e di Anonymus, c’è la possibilità di gustare il calice, a volte inebriante, della messa alla berlina del Potere, con tutti i suoi vizi e le sue meschinerie. Sempre più difficile diventa infatti mantenere il segreto su abitudini, manie e perversioni che fino a poco tempo fa erano relegati nella sfera rigorosamente privata, a cui accedevano solo pochi cortigiani – si veda lo splendido libro di Ryzyard Kapuscinski sul Negus – e che ora invece sono di dominio pubblico, in tempo reale o quasi. Voyeurismo? Non in questo caso, perchè quando si parla di Potere, la  sfera privata e quella pubblica non possono non sovrapporsi o coincidere; e le mutande sporche del Potere finiscono sempre per avere una rilevanza politica, che non giustifica perciò alcuna privacy.

Scoprire perciò – grazie alle 3000 mail trafugate dagli oppositori siriani e pubblicate sul Guardian -  che il dittatore Bachar al Assad ironizzava sulle riforme promesse ai suoi concittadini e comprava musica d’amore su i Tunes mentre i suoi sgherri massacravano i dimostranti in piazza è una notizia e non un pettegolezzo. Come lo è  l’aver scoperto che sua moglie, la bella Asma, nei giorni del massacro di Homs, si rallegrava con un’amica perchè a Londra erano finalmente arrivate le nuove scarpe di Christian Louboutin. «Purtroppo non credo che saranno utilizzabili molto presto», è stata la risposta dell’amica.                                                                                                                    

Strana razza, quella dei dittatori. Su Slate si sono divertirti a passare in rassegna la vita privata dei più famosi, fra i nostri contemporanei, raggruppandone le manie per settori. In fatto di musica pare ad esempio che amino gli artisti longevi:  Mugabe va pazzo per Cliff Richard, Gheddafi chiamò alla sua corte Lionel Richie, il serbo Milosevic si addolciva ascoltando Frank Sinatra.   Quanto al cinema, le pellicole più apprezzate sono quelle hollywoodiane: Kim Jong Il ne aveva collezionate 15mila e apprezzava in particolare Rambo e James Bond;  Saddam Hussein andava invece pazzo per Nemico Pubblico, con Gene Hackman e Willie Smith;   Bachar al Assad predilige invece, almeno di questi tempi,  la saga di Harry Potter.  In fatto di stranezze, era nota da tempo la mania di Imelda Marcos per le scarpe: quando suo marito venne deposto, nel 1986, nel palazzo presidenziale di Manila ne trovarono 2700 paia. Così come si sapeva che la moglie di Baby Doc Duvalier, ad Haiti, si era fatta costruire un appartamento “refrigerato”, per poter indossare le sue numerose pellicce. Meno nota forse è la mania di Idi Amin Dada per le cornamuse, che ascoltava da mattina a sera, così come la fissazione del tunisino Ben Ali per il numero 7,  che aveva piazzato dappertutto, anche sui suoi biglietti da visita.

Che dire? E’ la fiera delle vanità e delle perversioni. Ma ci consolare, certi che prima o poi una risata li seppellirà. Tutti.

{lang: 'it'}

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>