L’esclusiva
E’ pacifico che ogni epoca debba avere il suo giornalismo. Ci mancherebbe altro. E a decretarne il successo, che si sia d’accordo oppure no, è il fatto che le notizie cantate – qualunque sia l’epoca in cui circolano – riescano o meno ad incantare i lettori. Se sia una questione di marketing oppure di qualità dipende dai punti di vista. E comunque, vista la crisi attuale del mondo dell’editoria, viene da essere pessimisti. Sull’oggi e ancor di più sul domani. Nel dubbio, ci si può poi consolare leggendo il romanzo che Annalena McAfee ha consacrato all’argomento – L’esclusiva -che a dire il vero di speranze non le lascia tante, ma se non altro fa respirare le atmosfere giuste per capire quali sono i problemi con cui si confronta oggi questo mestiere. Il tutto condito da una sana dose di ironia di stampo inglese, mentre la scrittura è solida e ricca di timbri diversi.
Il libro racconta, in parallelo, le vicende di due donne: una mitica corrispondente di guerra ormai in pensione, ossessionata dal tempo che passa e dal peso eccessivo dei suoi ricordi, e una giovane giornalista precaria, rampante ma senza santi in paradiso, che per sbarcare il lunario deve inventarsi il lavoro, correbdo dietro alle mode del momento. La prima è la rappresentante di un giornalismo vecchia maniera, “obsoleto quanto un poggiacapo all’uncinetto in un’epoca moderna e scanzonata“: una giornalista cioè politicamente informata e genuinamente imparziale, come tutti quelli della sua generazione ostinatamente “allergica alla prima persona singolare”, il cui vero cruccio è che ormai “soltanto gli inossidabili primi della classe, i patiti del revival che apprezzavano il vintage e l’oggettistica in bachelite, ritenevano il suo stile degno di stima”. A contenderle la scena, e a complicarle la vita, c’è una tipica precaria d’oggi, “con garanzie analoghe a quelle di un operaio a cottimo in un cantiere ad alto rischio”: la sua specialità sono le “classifiche” di cui vanno ghiotti i giornali popolari – “I migliori dieci/I peggiori dieci”, “Cos’è in/Cos’è out” , fino all’apprezzatissimo “Le dieci migliori scopate nelle soap” - e pazienza se in fatto di preparazione culturale la ragazza è un pò scarsa, al punto da non distinguere in foto Fidel Castro da Francisco Franco; il suo pane quotidiano infatti è il gossip, di cui è una divoratrice e una adoratrice insazabile. 
Il confronto fra le due si tramuta com’è ovvio in uno scontro apparentemente sordo fra vecchio e nuovo, fra il presunto giornalismo onesto del passato – che a ben grattare dietro le quinte tale non era - e il pettegolezzo vuoto che impregna il giornalismo d’oggi e lo incatena alle sue stupide regole. Finisce con un pareggio, o forse no. Quel che resta, dopo aver letto l’ultima pagina, è l’amarezza, tanta, non si sa bene di cosa e perchè.











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