Libia, Lucciole e Lanterne

lug 14, 2012 by

Libia, Lucciole e Lanterne

Magari mi sbaglio ma temo che sulle recenti elezioni in Libia non pochi giornalisti e commentatori della stampa internazionale abbiano preso un abbaglio. E comunque non mi pare che abbiano messo le lenti giuste per leggere la realtà. Innanzitutto perchè hanno idealizzato la vittoria di Mahmud Jibril, senza badare al fatto che l’ex primo ministro del governo transitorio del CNT, in quanto membro autorevole della tribù più importante del Paese, quella dei warfalla, era il collante di una coalizione di ben 58 partiti e liste locali, di cui forse era il caso di verificare meglio composizione e interessi. E in secondo luogo perchè la lettura mainstream ha puntato troppo su una presunta contrapposizione fra  ”islamisti” e “liberali” che rischia di essere fuorviante, anche se soddisfa i cliché con cui si gingilla l’Occidente da quando pontifica sulle Primavere Arabe.                             

Non è un “liberale” Jibril, come in molti hanno scritto – semmai è un “moderato”, come lui stesso ama definirsi – e la sua coalizione era portatrice di interessi soprattutto locali, clanici e tribali, che sono i veri vincitori di queste elezioni. Per rendersene conto bastava attendere i risultati dello spoglio, resi noti in questi ultimi giorni. Ma quasi tutti gli inviati hanno preferito restare a Tripoli solo il tempo di farsi una vaga idea del clima elettorale – è questa la stampa, bellezza ! – e sono giunti a conclusioni un po’ affrettate. Nessuno – a parte il solito Lorenzo Declich - si è accorto perciò che a Misurata ha stravinto una lista unitaria cittadina e che in molte altre località importanti (Sebha, Ajdabja, Brega, Kufra) le liste locali hanno ottenuto ottimi risultati, arrivando prime o seconde. Nessuno poi – a parte Lorenzo Cremonesi – ha prestato attenzione a una serie di episodi, solo apparentemente di cronaca, succedutisi a ridosso delle elezioni: prima l’arresto a Zintan di due emissari della CPI, la Corte Penale Internazionale; poi gli scontri a Kufra, gli ennesimi, tra Tubu e Zwai; infine la quasi-guerra che è scoppiata fra le milizie di Misurata e  di Bani Walid: tutti episodi che stavano a dimostrare non solo lo strapotere delle milizie armate – anche se la guerra è finita da un pezzo –  quanto il fatto che localismo e tribalismo, che oggi sono finalmente liberi di esprimersi e di “fare politica”, sono il sale della nuova Libia orfana del Colonnello.

Non bisogna infine dimenticare che nel Congresso Nazionale, il nuovo Parlamento, ben 120 seggi su 200 sono stati riservati agli  ”indipendenti”, vale a dire ai candidati del territorio, alcuni dei quali  hanno ottenuto risultati più brillanti dei partiti nazionali e diventeranno perciò l’ago della bilancia. Bisognerà verificare gli accordi e le affiliazioni di ognuno per capire quale maggioranza guiderà la Libia di domani. Ma è certo che rispetto al verdetto delle urne - che ha assegnato 40 seggi alla coalizione di Jibril  contro i 18 del Justice and Construction Party, legato alla Fratellanza  Musulmana – ci sarà un certo  rimescolamento  delle carte. E allora chi ha esultato per la sconfitta dell”islamismo” - fino ad ascriverne il  merito a Gheddafi, con qualche piroetta di troppo - potrebbe anche essere smentito.

E’ vero infatti che l’islam politico ha fatto registrare risultati deludenti ma l’unico vero sconfitto è Wasat, il partito foraggiato dal Qatar e guidato dall’ex jihadista ed ex comandante militare di Tripoli Abd el- Hakim Belhaj, tradito anche nelle sue roccaforti della Cirenaica, a partire da Derna. Diverso è invece la valutazione da fare per la Fratellanza Musulmana, che semmai non ha saputo intercettare gli umori più concreti e poco spirituali dei libici, non riuscendo perciò a sfondare. Detto questo, va ricordato che la partita in gioco in queste elezioni non era certo islam sì/islam no, come invece alcune semplificazioni della stampa occidentale mainstream hanno fatto intendere. L’agenda politica dei libici ha oggi ben altre priorità, legate all’economia e alla ridistribuzione (sociale e territoriale) della ricchezza prodotta da gas e petrolio. E su questo ha vinto la coalizione di Mahmud Jibril, che non a caso è in ottimi rapporti con investitori esteri e organismi finanziari internazionali . E’ bene perciò lasciare a casa i nostri fantasmi, quando si va in Libia. Perchè le nostre paurei sono diverse dalle loro.

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3 Comments

  1. mogol_gr

    Lucciole per ferri (i laici hanno fatti bene ovunque).

  2. Perfetto! Anche se il fronte di Jibril ottenesse davvero 40 seggi degli 80 dei partiti non potrà fare assolutamente nulla se non conquisterà la maggioranza degli indipendenti. Ma cosa pensano questi? Persone votate in base a conoscenze personali o lealtà locali, perchè, da quello che mi risulta, nessuno, nemmeno i partiti, hanno avuto tempo o capacità di presentare un programma. E’ stato un voto umorale, del resto l’elezione si doveva fare perchè l’insofferenza per il CNT “non eletto” era troppo diffusa, arma in mano ai pro federalisti o autonomisti della Cirenaica.
    C’è da tenere il fiato sospeso per quello che avverrà, altro che additare la Libia a modello per le nazioni limitrofe.

  3. Mi riposiziono qui nel giorno dell’inaudito: un ambasciatore ucciso, con altre vittime del Consolato di Bengasi. Trovo strano che il fatto sia avvenuto nel giorno in cui doveva essere scelto il Primo Ministro, dopo tanto rimandare. Un nome, fra otto, non prevedibile, visti i molti Indipendenti. Sbaglio? Non è per nulla significativo?
    Un’altra cosa mi stupisce. Un ambasciatore che permaneva nel consolato invece di insediarsi nell’ambasciata della capitale. So che da Bengasi aveva assistito la rivolta nei mesi in cui si cercava di rovesciare Gheddafi, ma da quando c’è il governo di transizione e lui era stato accreditato ambasciatore perchè restare nella “frondista” Cirenaica…..
    ps. Gene Cretz, l’ambasciatore sollevato all’inizio dell’anno, starà pensando di aerla scampata bella.

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  1. La Libia al voto sceglie Jibril e rifiuta l’islam politico * | Dr. Gonzo alias Cristiano Tinazzi - [...] Del voto in Libia ne parla anche Amedeo Ricucci nel suo blog Ferrivecchi [...]

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