L’interprete

ott 28, 2012 by

L’interprete

Se ne stava tutto il tempo ad armeggiare con il telefonino e un quaderno di appunti, ignorando le mie richieste e innervosendomi non poco. Solo dopo qualche giorno ho capito che i suoi silenzi e le sue occhiate di stupore erano dovute ad una conoscenza molto limitata della lingua. Eppure era il mio interprete. Ma in italiano era bravo solo se si parlava di archeologia, il suo campo, mentre del vocabolario di guerra non sapeva nulla o quasi. Dicevo: “granata” oppure “schegge” e lui, in preda al panico, era costretto a digitare queste parole sul traduttore  che aveva applicato al cellulare  per avere pronta la traduzione in arabo. Nel giro di quindici giorni ha comunque imparato tutte le pagine del Devoto-Oli  in chiave bellica: sa cosa sono i “danni collaterali”, le case  “danneggiate” dalle bombe, le “file” per il pane”, le bombe  ”a grappolo” e via dicendo. Spero di cuore che possa dimenticarle presto. Ma per adesso conoscerle e averle memorizzate gli garantisce un po’ di soldi per sfamare la famiglia.

A dispetto di quello che si dice qui in Italia non ho incontrato in Siria frotte di “terroristi” venuti dall’estero per combattere il loro jihad contro Assad, i cristiani e l’Occidente. Anzi, devo dire che l’unico straniero che ho visto era un simpatico algerino – è quello in maschera, nella foto – che mi ha scortato ad Aleppo e con cui ho piacevolmente parlato in francese. Per il resto, gli shebab, i combattenti che ho incontrato – ed erano centinaia e centinaia – erano tutti siriani, di ogni parte del Paese e di tutti i ceti sociali. C’erano militari, studenti, medici, operai, imprenditori, contadini: tutta gente che è stata costretta a prendere le armi per difendere il proprio villaggio, la propria famiglia, il proprio Paese, dalla follia di un regime liberticida ed assassino che è disposto a tutto per restare aggrappato al Potere e che ha portato la Siria nel baratro della guerra civile..

Ahmed, ad esempio, un filmaker conosciuto nella città vecchia di Aleppo, è finito in galera due anni fa, solo perché aveva sul suo pc un libro che il regime aveva proibito.  L’hanno tenuto dentro sei mesi e la famiglia ha dovuto sborsare un sacco di soldi per riaverlo. Anche lui ha partecipato alla rivolta pacifica scoppiata nel marzo 2011 e adesso, in piena guerra, ha fatto la sua scelta di campo. Così come l’ha fatta l’avvocato tranquillo, panciuto e per nulla guerriero che ho incontrato all’uscita della moschea degli Omayyadi, il giorno in cui l’esercito di Assad ha sferrato il suo contrattacco per riconquistarla. E’ una persona colta e sa bene quanto importante sia preservare il patrimonio archeologico di Aleppo e di tutta la Siria.  Ma oggi impugna anche lui un kalashnikov e dopo  avermi offerto il thè è tornato a combattere. Sono questi i “terroristi” di cui parla il regime, sono questi i combattenti dell’esercito Siriano Libero (ESL), quanto meno la maggioranza. E se sono terroristi loro, beh, allora lo sono anch’io.

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2 Comments

  1. Caro Amedeo anche se non ci conosciamo leggo nelle tue parole quello che desidero leggere in tutti i mezzi di informazione, hai scelto di affrontare il pericolo di persona per raccontare la verità mentre altri si affidando alle notizie in arrivo senza impegnarsi più di tanto, è un vero piacere sapere che al mondo ci sono dei professionisti dell’informazione come te, un abbraccio.

  2. alberto savioli

    Finalmente vere notizie da chi verifica quello che succede, mi auguro che a te venga dato lo stesso risalto, come a chi parla di complotto imperialista americano-sionista, di salafiti, di Qatar e parla della Siria senza averci messo piede. Complimenti!

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