L’odore della guerra

nov 10, 2012 by

L’odore della guerra

Quand’ero giovane dalle zone di guerra mi portavo a casa i classici (e banali) souvenir : il bossolo del proiettile che mi aveva sfiorato, la scheggia di una granata, un pezzo di muro della casa o dell’albergo in cui alloggiavo, appena tirato giù con i mortai o con le bombe. Adesso, invece, che giovane non sono più, me ne torno a casa a mani nude ma carico di odori: gli odori della guerra, che laggiù mi sono sforzato di tenere a distanza – per poter continuare a lavorare – ma che in realtà mi sono entrati dentro e non mi lasciano più.

E’ un mix inconfondibile, fatto di sangue rappreso, corpi sventrati e carni bruciate, cordite, fumo e polvere da sparo, immondizia che brucia, corpi che marciscono e tanta promiscuità. Ed è  un odore che quando mi torna su, a zaffate, non somiglia per nulla alle famose “madeleine di Proust. Non ne ha la dolcezza e non stimola nessuna riflessione positiva. Eppure, l’odore della guerra mi procura una certa nostalgia. Come se recuperassi pian piano una dimensione del mio vissuto che è rimasta sotto pelle ma che pure mi si è impressa dentro. Secondo me dipende dal fatto che lavoro con le immagini e filtro spesso la realtà attraverso il visore di una telecamera. Anche quando a usarla, materialmente,  è il cameraman che mi affianca.   

E’ una sorta di deformazione professionale, che mi fa da filtro, da tappo, e mi preserva  - almeno nell’immediato – dagli odori, terribili, in cui mi imbatto. Poiché, di fatto, dei cinque sensi che abbiamo a disposizione io ne privilegio uno, la vista, o al massimo due, se ci mettiamo anche l’udito. Gli altri invece restano in secondo piano, nel senso che registrano tutto ma li attivo solo in un secondo momento.  Così vado avanti, riuscendo a vomitare poco anche se il raccapriccio è tanto.

Ho scoperto, navigando in Rete, che molti veterani americani dell’Iraq e dell’Afghanistan  sono curati dalle sindromi post-traumatiche di cui soffrono con una terapia incentrata proprio sugli odori della guerra. Pare che serva ad alleviare gli episodi di ansia, insonnia ed incubi. Io non ne soffro, per fortuna. Ma vi assicuro che non dimentico.

N.B. La foto in copertina, scattata da Aleppo, qualche settimana fa, è del mio amico ELIO COLAVOLPE, dell”agenzia EMBLEMA

{lang: 'it'}

1 Comment

  1. angelo gabrielli

    Grazie Amedeo. Hai aggiunto una dimensione alla mia percezione della guerra, osservata da lontano. Questo odore mi ha fatto male come alcuni dei tanto filmati raccapriccianti che quasi tutti i giorni arrivano dalla Siria. In modo meno acuto, probabilmente, ma più diffuso e persistente…

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>