L’orologio libico

gen 31, 2014 by

L’orologio libico

Emad è una gran brava persona e un ottimo fixer, in grado di arrivare a chiunque e di portarmi ovunque. Con lui lavoro bene e dormo (quasi sempre) sonni tranquilli; il che non è poco, in questo mestiere. Ha però un difetto, comune a tutti i libici: non sa cosa vuol dire la puntualità.  E non parlo del “quarto d’ora accademico“, no, a quello sono abituato, vivendo in Italia, perdippiù a Roma. Parlo di ore e ore di ritardo, tutti i santi giorni, quali che siano gli impegni che si hanno. Ma siccome qui in Libia sono tutti in ritardo, sempre, non c’è nessun appuntamento che salta, mai. E l’incazzatura – puntuale, quella sì, visto che ho un approccio svizzero alla vita – mi fa solo venire la gastrite ma lascia il tempo che trova.

Con Emad (e con i libici) le ho provate tutte. Ho portato indietro le lancette dell’orologio,  ho bluffato di brutto anticipando ad arte l’ora degli appuntamenti, mi sono addirittura inventato delle interviste inesistenti al solo scopo di tirarlo giù dal letto. Niente da fare: era (ed è) sempre in ritardo, un ritardo di gran lunga superiore all’anticipo con cui provo a cautelarmi- Ieri, ad esempio, Emad era in ritardo di tre ore; ma ha mandato suo cugino, che poi si è dato il cambio con suo nipote: solo a tarda sera abbiamo scoperto che lui, Emad,  non c’era a Tripoli, ma stava a Malta, per motivi familiari. Mentre lo aspettavo mi sono poi tornate in mente, come un incubo, le conferenze stampa e le interviste che si facevano con i ministri di Gheddafi all’Hotel Rixos, qui a Tripoli, durante la guerra della Nato, nel 2011. Noi giornalisti restavano ad aspettare per ore, quasi sempre di notte, finché qualcuno ti chiamava in camera – all’una, le due, anche le tre – per dirti che il momento era arrivato. Ma tu eri talmente cotto dal sonno che a stento riuscivi a biascicare qualche parola. 

Sono giunto alla conclusone che il tempo in Libia scorre diversamente. Anche perché i libici sono animali notturni più che diurni. Per loro, d’altronde, il lavoro è un optional, essendo quasi tutti a carico dell’amministrazione statale. E sono in pochi quelli che vanno a letto presto. Ne consegue che si svegliano tardi, molto tardi, e carburano con molta, molta calma. Metteteci pure che adorano chiacchierare davanti a un the, o un caffé, e capirete perché mi dispero tutte le volte che vengo da queste parti. Sì, lo so che ormai dovrei averci fatto il callo. Ma è più forte di me.  Ci ricasco sempre.  E ci ricamo anche sopra, scoprendomi un po’  lombrosiano. Mi chiedo infatti se i ritardi che affliggono la Rivoluzione libica siano imputabili anche a questa singolare – almeno per me – concezione del tempo. Se fosse così, una soluzione ci sarebbe: installare degli orologi ad ogni angolo di strada e sostituire i richiami del muezzin con un tic-tac continuo, anzi perenne. In tal modo, chissà, anche i libi arriverebbero puntuali all’appuntamento con la Storia.

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