L’ultima cena (in salsa sunnita)

ott 19, 2012 by

L’ultima cena (in salsa sunnita)

 

Ieri ultima cena nella casa in cui siamo accampati, alle porte di Aleppo. Elio ha avuto la sciagurata idea di proporre una spaghettata aglio, olio e peperoncino, suscitando non poche perplessità. Ma alla fine è passata la sua proposta e per l’occasione si è riunita l’intera famiglia che ci ospita, donne e bambini inclusi, che durante il nostro soggiorno si erano trasferiti altrove. Che storia! Da filmare, dal primo all’ultimo istante. E’ stata infatti un’occasione unica per toccare con mano la rigida separazione sessista che affligge la società tradizionale sunnita. Ed anche il pretesto per far emergere alcuni nodi di fondo che rischiano di tarpare le ali alla rivoluzione siriana.

 

Partiamo dall’inizio, con una bella “panoramica”. I maschi, una decina, se ne stanno stravaccati sui tappeti in salotto a giocare con il computer, le donne chiuse invece in un’altra stana, con i bambini. Come vuole la tradizione, appunto. Nessun uomo che non sia uno stretto parente può avere infatti il privilegio di vedere le donne di casa. E noi, giuro, non le abbiamo nemmeno intraviste. Parlarci, poi!. Per far da mangiare, però, abbiamo avuto bisogno di consultarle: non per altro, solo per sapere dove stavano l’aglio e le spezie, per recuperare un mestolo e trovare qualche piatto. Anche perché in casa non c’era elettricità, per via della guerra. E quindi far da soli non era semplice.

 

Scena numero due, la più esilarante. Nel buio animato dalle torcie le nostre richieste vengono comunicate una dopo l’altra ai bambini, i quali vanno di là a riferirle alle mamme, per poi tornare da noi con la buona novella. Numerosi ovviamente sono stati gli equivoci, i dietro-front e le rettifiche. Col risultato che ci sono volute due ore buone per scodellare i nostri spaghetti. Che peraltro hanno mangiato in pochi, uno o due uomini, preferendo di grn lunga restare a guardare noi tre destreggiarci con la forchetta nell’arrotolare questo strano cibo.  

 

E’ in questo ambiente contadino che “pescano” i salafiti e i predicatori musulmani più conservatori. E l’islam che predicano è un islam fondamentalista, gretto, fuori da tempo e per nulla tollerante. Quando a fine pasto Cristiano ha voluto aprire un dibattito sui rapporti fra sunniti e sciiti, è stato come tirar giù lo sciacquone del bagno. Perché gli sciiti, secondo i nostri ospiti, sono solo dei miscredenti, che non vanno considerati musulmani. Solo solo agenti dell’Iran, ripetevano, e l’Iran vuole la supremazia in Medio Oriente. Abbiamo evitato di portare il discorso sui cristiani, per non creare imbarazzo né ipocrisia. Ma siamo andati a letto con la paura che la tanto agognata libertà a cui aspirano i siriani sia solo una libertà politica, che non riguardi tutti e tutte.

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